LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Furto in abitazione: ricorso respinto per la pena di favore

Le Imputate, condannate per il reato di furto in abitazione pluriaggravato, proponevano ricorso in Cassazione contestando l’illegalità della pena pecuniaria base di 2.000 euro applicata in appello a seguito di concordato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la sanzione pecuniaria inflitta rientra perfettamente nei limiti edittali previsti dalla legge all’epoca dei fatti, che stabiliva una multa da 1.000 a 2.500 euro per l’ipotesi aggravata. Inoltre, l’eventuale errore del giudice d’appello nel bilanciamento delle circostanze attenuanti, risolvendosi in un trattamento di favore per le ricorrenti, non è sindacabile in mancanza di un ricorso del Pubblico Ministero. Di conseguenza, le condanne sono state confermate con l’aggiunta delle spese processuali.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 31737 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 5 n. 31737/2023)

Il caso del concordato e la contestazione sulla pena

La determinazione della pena nei reati contro il patrimonio presenta spesso profili di complessa interpretazione. Nel caso in esame, alcune persone, definite come Le Imputate, hanno affrontato un processo penale per il reato di furto in abitazione pluriaggravato. In secondo grado, Le Imputate hanno scelto di accedere al concordato in appello. Questo strumento consente di accordarsi con il Procuratore Generale sulla misura della pena, rinunciando ai motivi di merito del ricorso. La Corte di Appello ha quindi rideterminato la sanzione, applicando una pena base per il reato più grave, aumentata poi per i reati satellite.

Tuttavia, Le Imputate hanno successivamente proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che la pena pecuniaria base di 2.000 euro fosse illegale. Secondo la tesi difensiva, il limite massimo stabilito dalla legge per la multa era di 1.500 euro. Di conseguenza, la sanzione applicata dai giudici di secondo grado avrebbe superato il massimo edittale (il limite di pena previsto dalla legge).

Quando la multa per il furto in abitazione è legale

Per comprendere la decisione dei giudici, occorre analizzare la successione delle leggi nel tempo. Il reato di furto in abitazione ha subito diverse riforme legislative volte a inasprire le sanzioni. Al momento della commissione del fatto, la norma applicabile prevedeva una disciplina specifica per le ipotesi aggravate.

La legge stabilisce che, quando il furto in abitazione concorre con una o più circostanze aggravanti, la pena pecuniaria applicabile varia da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 2.500 euro. La determinazione della sanzione base a quota 2.000 euro risulta quindi pienamente legittima. Essa si colloca all’interno della cornice edittale prevista dal legislatore. La tesi della difesa si basava su una lettura errata della norma, non considerando la presenza delle aggravanti che innalzavano il limite massimo della multa.

Le motivazioni della Cassazione sul furto in abitazione

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili, confermando la piena legittimità della decisione di secondo grado. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la pena pecuniaria di 2.000 euro non viola alcun principio di legalità. Essendo inferiore al limite massimo di 2.500 euro, la sanzione rispetta i parametri normativi vigenti al momento del reato.

Inoltre, la Cassazione ha affrontato un altro aspetto cruciale riguardante il bilanciamento delle circostanze. La Corte di Appello aveva erroneamente considerato le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Questa operazione violava il divieto di equivalenza previsto dalla legge per il reato di furto in abitazione. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno chiarito che tale errore ha prodotto un effetto favorevole per Le Imputate. Poiché il Pubblico Ministero non ha presentato ricorso contro questa decisione, l’errore a favore delle condannate non può essere modificato o annullato in questa sede. Il principio del divieto di riforma in peggio impedisce infatti di aggravare la posizione del ricorrente in assenza di una impugnazione della parte pubblica.

Le conclusioni sul caso di furto in abitazione

La decisione della Cassazione mette un punto fermo sulla corretta applicazione delle pene per il furto in abitazione. I ricorsi presentati dalle difese sono stati dichiarati inammissibili a causa della loro manifesta infondatezza. Questo esito comporta conseguenze precise e severe per Le Imputate.

La sentenza di secondo grado diventa definitiva e le condanne alla reclusione e alla multa sono confermate. Oltre a scontare la pena stabilita, Le Imputate devono farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. La Suprema Corte ha inoltre condannato Le Ricorrenti al pagamento di una somma pari a quattromila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva deriva direttamente dalla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, non essendo emersi elementi utili a escludere la colpa nella presentazione dell’impugnazione. La pronuncia ribadisce l’importanza di una corretta interpretazione delle cornici edittali prima di adire le corti superiori.

Cosa succede se si concorda una pena in appello e poi si fa ricorso in Cassazione?
Il ricorso in Cassazione è ammissibile solo per motivi di legalità della pena o per vizi formali, poiché l’imputato rinuncia ai motivi di merito con il concordato.

Qual è il limite della multa per il furto in abitazione aggravato?
Secondo la legge applicabile al caso, la multa per l’ipotesi aggravata varia da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 2.500 euro.

Un errore del giudice a favore dell’imputato può essere annullato in Cassazione?
No, se il Pubblico Ministero non ha presentato ricorso, l’errore favorevole all’imputato non può essere modificato a suo svantaggio.

Termini giuridici

Concordato in appello
Accordo tra imputato e procuratore generale sulla pena da applicare in secondo grado, che comporta la rinuncia ai motivi di merito del ricorso.
Pena edittale
La sanzione minima e massima stabilita dalla legge per un determinato reato.
Circostanze attenuanti generiche
Elementi non scritti nella norma che il giudice valuta per diminuire la pena in base alla gravità del fatto o alla personalità del reo.
Inammissibilità
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare il ricorso perché privo dei requisiti minimi previsti dalla legge.
Divieto di reformatio in peius
Principio giuridico (divieto di riforma in peggio) che impedisce al giudice di peggiorare la situazione dell'imputato se ha fatto ricorso solo lui.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)