LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Pena Edittale

Definizione

La sanzione minima e massima stabilita dalla legge per un determinato reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 396 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 61% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 25%
  • Rigettato 12%
  • Inammissibile 61%
  • Estinto 0%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 763%
  • Penale Sez. 521%
  • Penale Sez. 115%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 36107/2017in 8 provvedimenti
  • Cass. S.U. 25939/2013in 21 provvedimenti
  • Cass. 36245/2009in 28 provvedimenti
  • Cass. 10095/2013in 10 provvedimenti
  • Cass. 41702/2004in 11 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto di energia elettrica: uso dell’alloggio e condanna penale
La Corte d'Appello condannava l'occupante di un immobile per furto di energia elettrica aggravato dalla violenza sulle cose e dalla destinazione del bene a pubblico servizio. L'imputata ricorreva per Cassazione sostenendo l'assenza di prove sulla stabile occupazione dell'alloggio e contestando il calcolo della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo. I giudici hanno chiarito che l'individuazione del responsabile si basa su prove logiche e riscontri precisi, mentre la quantificazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice se adeguatamente motivata. La ricorrente perde definitivamente il giudizio e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Calcolo della prescrizione: proscioglimento annullato per furto
Il Tribunale dichiarava estinto per prescrizione il reato di furto pluriaggravato contestato all'imputato. La Procura Generale impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'errato calcolo della prescrizione. Nel caso esaminato, la presenza di circostanze aggravanti a effetto speciale, come la destrezza unita alla minorata difesa e la recidiva infraquinquennale, elevava il massimo edittale della sanzione fino a dieci anni di reclusione. Di conseguenza, il termine temporale ordinario non risultava affatto decorso rispetto alla consumazione dell'episodio nel marzo 2018. I Supremi Giudici hanno accolto il ricorso dell'accusa pubblica, stabilendo che le aggravanti speciali e la recidiva qualificata incidono direttamente sulla durata del periodo estintivo. La Suprema Corte ha quindi annullato la pronuncia impugnata, ordinando la celebrazione di un nuovo giudizio per riesaminare la colpevolezza dell'accusato.
Continua »
Termini di custodia cautelare: pena edittale o sanzione concreta?
L'Imputato, condannato in appello a ventuno anni di reclusione per gravi reati, ha chiesto la scarcerazione sostenendo la scadenza dei termini di custodia cautelare. La difesa ha affermato che il calcolo della durata massima della carcerazione preventiva deve basarsi sulla pena quantificata in concreto dai giudici per i singoli reati cautelati e non sulla pena prevista in astratto dalla legge. Il Tribunale del riesame ha rigettato la richiesta, confermando la legittimità della detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo definitivamente il ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che, in presenza di condanna confermata in appello, il computo dei termini massimi di custodia richiede inderogabilmente il riferimento alla pena edittale stabilita dalla legge per il reato contestato e non alla sanzione determinata in concreto dal magistrato.
Continua »
Abnormità del provvedimento: Quando la procedura blocca il processo
Il Giudice per l'udienza preliminare aveva disposto la citazione diretta a giudizio per un contribuente accusato di un reato tributario. La Procura ha impugnato, sostenendo l'abnormità del provvedimento. La pena edittale per il reato era stata modificata da una nuova legge, aumentando il massimo oltre i quattro anni, rendendo obbligatorio il rinvio a giudizio anziché la citazione diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza del GUP. Ha stabilito che l'applicazione del principio tempus regit actum imponeva di considerare la nuova pena, richiedendo il rinvio a giudizio. Questo errore procedurale bloccava il processo, configurando un'abnormità del provvedimento.
Continua »
Riqualificazione del reato: pena più lieve ignorata, Cassazione interviene
L'imputato era stato condannato per truffa aggravata e un altro reato. La Corte d'Appello ha riqualificato il reato principale da truffa ad appropriazione indebita, ma ha mantenuto la stessa pena. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che la riqualificazione del reato avrebbe dovuto portare a una pena inferiore, poiché la normativa del 2015 prevedeva sanzioni meno severe per l'appropriazione indebita rispetto alla truffa. La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla determinazione della pena. Ha stabilito che la Corte d'Appello deve ricalcolare la sanzione applicando la legge vigente al momento del fatto e rispettando il divieto di reformatio in peius in caso di riqualificazione del reato. La responsabilità dell'imputato rimane confermata.
Continua »
Tentato Furto Aggravato: Inammissibilità Ricorso Penale e Pena Adeguata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un'imputata, condannata per tentato furto aggravato. L'imputata contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha ritenuto le doglianze inammissibili, poiché non denunciavano vizi di legge o motivazione, ma chiedevano una nuova valutazione di merito. Ha ribadito che una pena inferiore alla media edittale non richiede motivazioni specifiche. L'imputata è stata condannata alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato: quando la condanna si riduce in Cassazione
Un individuo è stato condannato per ricettazione e un reato relativo alle armi. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la pena fosse stata valutata solo sulla sua personalità e che il reato sulle armi fosse estinto per prescrizione del reato. La Suprema Corte ha confermato la corretta valutazione della pena per la ricettazione, considerando sia la personalità che la gravità del fatto. Tuttavia, ha annullato la condanna per il reato sulle armi, dichiarandone la prescrizione del reato, poiché i termini legali erano scaduti prima della sentenza d'appello. Questo ha portato a una riduzione complessiva della pena inflitta.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Pena Confermata per Furto Aggravato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un Lavoratore, condannato per tentato furto aggravato. Il Lavoratore contestava l'entità della pena, ritenuta superiore al minimo edittale. La Suprema Corte ha però confermato la decisione dei giudici precedenti, i quali avevano fornito una motivazione adeguata e logica per la pena inflitta. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, a causa dell'inammissibilità del ricorso penale.
Continua »
Reato continuato: il tempo esclude il disegno criminoso unico
Un imputato condannato per reati tributari legati a indebite compensazioni ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte di Cassazione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento del reato continuato con precedenti reati già giudicati cinque anni prima. Inoltre, criticava l'individuazione della violazione più grave tra quelle commesse nel 2015 e nel 2016. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un intervallo temporale di cinque anni esclude normalmente il medesimo disegno criminoso. Inoltre, il reato più grave deve essere individuato in base alla pena edittale astratta più severa, confermando la correttezza del calcolo sanzionatorio e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Pena e Sospensione Condizionale: la Cassazione conferma la discrezionalità del giudice
Un Cittadino ha presentato ricorso contro una sentenza che aveva rideterminato la sua pena per reati di violenza privata e lesioni personali, contestando la proporzionalità della pena e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e che il diniego della sospensione condizionale era giustificato dai numerosi precedenti penali del Cittadino, rendendo impossibile una prognosi favorevole.
Continua »
Diniego Circostanze Attenuanti Generiche: Cassazione conferma condanna
Un Individuo è stato condannato per ricettazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la graduazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche era giustificata da una motivazione logica. La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché non sia arbitraria o illogica. L'Individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Pena illegale nel patteggiamento: la Cassazione annulla l’accordo
Una persona ha patteggiato una pena per lesioni stradali e omissione di soccorso. Il Tribunale ha calcolato la pena in modo errato, considerando il reato meno grave come quello principale per la continuazione, rendendo la pena illegale nel patteggiamento. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Asti per un nuovo giudizio. Questo perché l'accordo sulla pena era invalido, essendo basato su un calcolo non conforme alla legge.
Continua »
Pena per Stupefacenti: Rideterminazione Obbligatoria dopo Sentenza Costituzionale
Un Lavoratore era stato condannato per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti. Successivamente, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la pena minima prevista per questo reato, riducendola da otto a sei anni. Il Lavoratore ha chiesto la rideterminazione della pena, ma il Tribunale ha respinto la richiesta, sostenendo che la pena già inflitta, tenendo conto delle attenuanti, era inferiore al nuovo minimo. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la rideterminazione della pena per stupefacenti deve avvenire ricalcolando la pena base sul nuovo minimo edittale, indipendentemente dalle attenuanti già concesse. Il caso torna al Tribunale per un nuovo calcolo.
Continua »
Prescrizione del Reato: Quando il Tempo Non Estingue il Tentato Furto
Un Lavoratore ha ricevuto una condanna per tentato furto aggravato di barre di ferro, confermata dalla Corte d'Appello. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse estinto per `prescrizione del reato`. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, considerando le aggravanti e i periodi di sospensione dovuti alla pandemia, i termini massimi di `prescrizione del reato` non erano ancora scaduti. La Corte ha anche respinto le richieste di rivalutazione delle prove e di applicazione di un'attenuante, ritenendole inammissibili. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentata Rapina: Ricorso Inammissibile per Pena Già Minima
La Corte d'Appello di Ancona aveva confermato la condanna di un'imputata per tentata rapina. L'imputata ha presentato un ricorso per Cassazione, lamentando l'eccessività della pena, il mancato riconoscimento della massima riduzione per il tentativo e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha motivato la decisione affermando che la pena era già stata parametrata ai minimi edittali con la massima riduzione per il tentativo e che il diniego delle attenuanti generiche era giustificato dalla personalità negativa dell'imputata, senza che fossero stati presentati nuovi elementi a suo favore. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Determinazione della pena: Quando la discrezionalità del giudice è valida
Un Lavoratore è stato condannato per reati legati agli stupefacenti, con l'applicazione del reato continuato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e l'eccessivo aumento per la continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. La Corte ha ritenuto che la pena applicata fosse giustificata dai precedenti penali del Lavoratore e dalla natura continuativa della sua condotta.
Continua »
Frode assicurativa: condanna e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di frode assicurativa in concorso con altri soggetti. L'imputato ha contestato la decisione dei giudici di merito lamentando l'eccessività della sanzione inflitta e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione a causa della genericità e manifesta infondatezza delle doglianze difensive. La Corte di merito aveva infatti calibrato la misura della pena ben al di sotto della media edittale, valutando attentamente sia la gravità del fatto sia la personalità del reo. Di conseguenza, la Cassazione ha reso definitiva la condanna penale per l'imputato e ha aggiunto a suo carico il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Abusivismo finanziario: pene raddoppiate o ridotte? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'abusivismo finanziario, chiarendo l'applicazione delle pene. Un Giudice aveva dichiarato inefficace una misura cautelare per un indagato, ritenendo che la pena massima per l'abusivismo finanziario fosse di quattro anni. Questo perché una legge successiva (L. 141/2010) aveva riscritto l'articolo di riferimento (Art. 132 TUB), ripristinando la pena originaria e tacitamente abrogando il raddoppio delle sanzioni introdotto da una legge precedente (L. 262/2005). La Cassazione ha confermato questa interpretazione: il raddoppio delle pene non è più applicabile, con conseguente riduzione dei termini di prescrizione e della durata delle misure cautelari.
Continua »
Detenzione di banconote false: non basta la buona fede
Durante un controllo di polizia, un cittadino ha consegnato spontaneamente una banconota contraffatta da cento euro. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di detenzione di banconote false con l'intento di spenderle. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere consapevole della falsità della valuta al momento della ricezione e ha richiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'assenza di giustificazioni sulla provenienza del denaro e il taglio elevato della banconota dimostrano la malafede iniziale. Inoltre, il limite edittale del reato esclude l'applicazione della tenuità del fatto. Il condannato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non entra nel merito
Un individuo è stato condannato dal Giudice di Pace per il reato di minaccia. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando la mancanza di motivazione su due aspetti: la presunta nullità del ricorso iniziale per difetti nella nomina del difensore e l'assenza di spiegazioni sul calcolo della pena. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha chiarito che i dettagli del difensore erano sufficienti e che non serve una motivazione specifica per pene inferiori alla media edittale. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »