LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Espulsione dello straniero: obbligo di motivare la pericolosità

Il Tribunale condanna un cittadino straniero per resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di lieve entità. Il giudice di primo grado omette qualsiasi valutazione sulla misura di sicurezza dell’espulsione a pena espiata. Il Pubblico Ministero impugna la sentenza per violazione di legge e mancanza di motivazione sul punto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla parzialmente la sentenza. Il giudice ha il dovere inderogabile di valutare espressamente la pericolosità sociale del condannato. Tale obbligo sussiste sia per applicare l’espulsione sia per escluderla, anche nelle ipotesi di spaccio di lieve entità. La misura dell’espulsione dello straniero richiede infatti una motivazione autonoma e specifica, fondata sulla condotta e sulle condizioni dell’imputato. La causa torna quindi al Tribunale per un nuovo esame limitatamente all’allontanamento dal territorio nazionale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 ottobre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 35646 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 6 n. 35646/2026)

Principio di diritto In tema di reati concernenti le sostanze stupefacenti, il giudice ha l'obbligo di valutare e motivare espressamente in ordine alla sussistenza della concreta pericolosità sociale del condannato straniero ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato a pena espiata, anche nell'ipotesi di spaccio di lieve entità.

Il mancato esame sull’espulsione dello straniero dopo la condanna per spaccio

Il Tribunale infligge una condanna a un imputato straniero per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale. Durante il controllo delle forze dell’ordine, l’uomo aveva opposto una violenta reazione fisica provocando lesioni agli operanti. La pronuncia di primo grado riconosce la responsabilità penale dell’imputato ma omette ogni statuizione sulla misura accessoria dell’espulsione dal territorio nazionale.

Il giudice di merito tralascia completamente l’analisi sulla pericolosità sociale del reo. L’espulsione dello straniero a fine pena rappresenta tuttavia una conseguenza ordinaria prevista dal Testo Unico sugli stupefacenti. Il Procuratore Generale impugna direttamente la decisione dinanzi alla Suprema Corte contestando il silenzio serbato dal Tribunale sull’allontanamento coattivo.

La decisione della Cassazione sull’omessa pronuncia e sullo sciopero del difensore

I giudici di legittimità accolgono il ricorso promosso dalla pubblica accusa. In via preliminare, il collegio rigetta la richiesta di rinvio avanzata dal legale difensore per adesione all’astensione collettiva dell’avvocatura penale. Il rito camerale cartolare non prevede la presenza fisica delle parti né discussione orale. L’assenza del contraddittorio in aula rende priva di effetti l’astensione proclamata dalle camere penali.

Nel merito, la Suprema Corte rileva un vizio insanabile della sentenza impugnata. Il silenzio del giudice di primo grado sull’espulsione impedisce di verificare le ragioni della mancata applicazione della misura di sicurezza. La Corte annulla il provvedimento limitatamente al punto contestato e rinvia gli atti al Tribunale in diversa composizione per un nuovo giudizio.

I presupposti normativi della pericolosità e l’obbligo di motivare l’allontanamento

La Consulta ha chiarito da tempo che l’espulsione non scatta in modo automatico. La Costituzione impone di accertare sempre la pericolosità sociale concreta e attuale del soggetto condannato. Il magistrato deve esaminare la personalità dell’autore del reato, la gravità del fatto, le fonti di sostentamento e l’assenza di radici lavorative stabili.

Il principio si applica anche quando lo spaccio integra l’ipotesi di lieve entità. La norma speciale non introduce sconti automatici per le violazioni meno gravi. Ne deriva un vincolo assoluto per il decidente: il giudice deve prendere posizione espressa sul tema. Sia la decisione di espellere sia quella di non espellere esigono una motivazione articolata e verificabile. L’omissione totale rende la pronuncia illegittima.

Gli effetti concreti per i cittadini stranieri condannati per reati di droga

La sentenza stabilisce conseguenze pratiche molto rilevanti nei procedimenti penali contro cittadini privi di cittadinanza italiana. L’ottenimento di pene contenute o il riconoscimento della lieve entità del fatto non mettono al riparo dall’allontanamento dallo Stato. La pubblica accusa può impugnare le sentenze che ignorano la misura di sicurezza per ottenere l’ordine di rimpatrio a fine pena.

Il nuovo processo di rinvio costringe il giudice a rivalutare attentamente lo stile di vita del condannato. La difesa deve documentare l’assenza di pericolosità sociale attuale attraverso un’occupazione lecita, la presenza di una dimora stabile e l’inserimento positivo nella comunità. La mancata allegazione di tali elementi espone il cittadino non comunitario alla concreta espulsione forzata non appena la pena detentiva risulterà scontata.

L’espulsione dal territorio dello Stato scatta automaticamente dopo una condanna per droga?
No, l’espulsione non scatta mai in modo automatico poiché il giudice deve sempre accertare e motivare l’effettiva pericolosità sociale del condannato.

La misura dell’espulsione si applica anche per i casi di spaccio di lieve entità?
Sì, la legge non esclude lo spaccio lieve e impone al giudice di valutare se la condotta renda comunque necessaria l’espulsione a pena espiata.

Cosa accade se il giudice di primo grado dimentica di pronunciarsi sull’espulsione?
La pubblica accusa può proporre ricorso e la Corte di Cassazione annulla la sentenza sul punto, imponendo un nuovo esame della pericolosità.

Termini giuridici

Misura di sicurezza
Provvedimento adottato dal giudice per prevenire il compimento di nuovi reati da parte di una persona ritenuta socialmente pericolosa.
Pericolosità sociale
Probabilità concreta che un soggetto, avendo già commesso un reato, torni a violare la legge penale in futuro.
Giudizio abbreviato
Rito alternativo che consente la decisione immediata allo stato degli atti delle indagini in cambio di uno sconto di un terzo sulla pena.
Camera di consiglio non partecipata
Udienza a porte chiuse in cui i giudici decidono sulla base di memorie scritte senza la presenza fisica degli avvocati.
Rinvio
Trasmissione degli atti a un altro giudice perché decida nuovamente su un punto annullato dalla Corte di Cassazione.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)