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Discrezionalità del giudice: quando il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la rideterminazione della pena decisa dalla Corte d’Appello. Il motivo centrale della decisione risiede nel principio della discrezionalità del giudice: la valutazione dell’entità della pena, incluse le circostanze aggravanti e attenuanti, rientra nel potere decisionale del giudice di merito. La Suprema Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d’Appello fosse adeguata, anche se sintetica, rendendo il ricorso manifestamente infondato e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45831 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 45831/2023)

Discrezionalità del Giudice: Quando la Motivazione sulla Pena Rende il Ricorso Inammissibile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione riafferma un principio cardine del diritto penale: l’ampia discrezionalità del giudice nella determinazione della pena. Questa decisione chiarisce i limiti entro cui è possibile contestare in sede di legittimità la quantificazione della sanzione decisa nei gradi di merito, sottolineando come una motivazione adeguata, seppur sintetica, sia sufficiente a rendere il ricorso inammissibile. Analizziamo insieme i dettagli di questo importante provvedimento.

I Fatti del Processo

Il caso nasce dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Milano. L’unico motivo di doglianza sollevato dalla difesa riguardava un presunto vizio di motivazione nella parte in cui i giudici di secondo grado avevano rideterminato la pena. Secondo il ricorrente, la Corte territoriale non aveva adeguatamente giustificato le proprie scelte sanzionatorie, violando così l’obbligo di motivazione.

La Discrezionalità del Giudice nella Graduazione della Pena

Il cuore della questione giuridica ruota attorno agli articoli 132 e 133 del codice penale. Queste norme conferiscono al giudice di merito un potere discrezionale nel commisurare la pena, tenendo conto di una serie di fattori, quali la gravità del reato e la capacità a delinquere del colpevole. Questa valutazione include anche la gestione delle circostanze aggravanti e attenuanti, bilanciandole per arrivare a una pena finale equa e proporzionata.

Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, questa attività rientra pienamente nella competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata dalla Corte di Cassazione, se non in presenza di un errore di diritto o di una motivazione manifestamente illogica o del tutto assente.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la graduazione della pena è un’espressione tipica della discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva adempiuto al proprio onere argomentativo. Nella sentenza impugnata, infatti, era presente un “congruo riferimento agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti” per la quantificazione della pena.

In altre parole, la Cassazione ha stabilito che non è necessario un’analisi eccessivamente dettagliata per ogni singolo aspetto della commisurazione della pena. È sufficiente che il giudice indichi chiaramente i criteri guida che ha seguito, basandosi sui principi degli artt. 132 e 133 c.p. Un ricorso che si limiti a contestare l’entità della pena senza evidenziare una palese illogicità nel ragionamento del giudice è destinato all’inammissibilità.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

L’ordinanza in esame consolida un importante principio: non si può ricorrere in Cassazione semplicemente perché si ritiene la pena troppo severa. La valutazione del giudice di merito è sovrana, a patto che sia sorretta da una motivazione che, per quanto sintetica, risulti coerente e logica. La decisione comporta conseguenze pratiche significative: il ricorrente non solo ha visto respingere le sue istanze, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione funge da deterrente contro la proposizione di ricorsi palesemente infondati, che mirano a contestare valutazioni insindacabili in sede di legittimità.

In quali limiti si esercita la discrezionalità del giudice nel determinare la pena?
La discrezionalità del giudice si esercita nella graduazione della pena, inclusi gli aumenti e le diminuzioni per circostanze aggravanti e attenuanti, in aderenza ai principi enunciati negli articoli 132 e 133 del codice penale.

È possibile contestare in Cassazione la quantità della pena decisa dal giudice d’appello?
No, se la contestazione si basa su un mero disaccordo con la valutazione del giudice. Il ricorso è ammissibile solo se si dimostra un vizio di motivazione, come una palese illogicità o la sua completa assenza, ma non quando la motivazione, seppur sintetica, è presente e coerente.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, come nel caso di specie, al versamento di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso
Atto con cui una parte si rivolge a un giudice superiore per chiedere la riforma o l'annullamento di un provvedimento emesso da un giudice di grado inferiore.
Inammissibile
Aggettivo che qualifica un ricorso o un'istanza quando manca dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge per poter essere esaminato nel merito dal giudice.
Discrezionalità del giudice
Potere del giudice di decidere, all'interno dei limiti fissati dalla legge, basandosi su una valutazione equilibrata dei fatti e delle circostanze del caso concreto.
Cassa delle ammende
Ente pubblico finanziato con i proventi delle sanzioni pecuniarie e delle condanne al pagamento di somme di denaro, destinato a finanziare programmi di reinserimento dei detenuti.
Onere argomentativo
Il dovere del giudice di esporre in modo chiaro e logico le ragioni giuridiche e fattuali che giustificano la propria decisione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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