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Detenzione Stupefacenti Lieve Entità: 110g Cocaina Escludono l’Attenuante

Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di cocaina. Ha impugnato la sentenza, sostenendo che il fatto dovesse essere considerato di “lieve entità”, con conseguente riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la quantità di droga (110 grammi di cocaina, pari a oltre 500 dosi) è di per sé sufficiente a escludere la “detenzione stupefacenti lieve entità”, indicando una notevole capacità di spaccio. La sentenza conferma la condanna e impone al Lavoratore il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28542 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 28542/2022)

La detenzione di stupefacenti di lieve entità: quando la quantità fa la differenza

La legge italiana prevede pene diverse per la detenzione di stupefacenti, distinguendo tra fatti di maggiore gravità e quelli di “lieve entità”. Questa distinzione è cruciale perché influisce direttamente sulla pena applicabile. Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale proprio sulla valutazione della “detenzione stupefacenti lieve entità”, ribadendo come la quantità di sostanza possa da sola escludere questa attenuante. Comprendere questo principio è essenziale per chiunque si trovi ad affrontare accuse legate agli stupefacenti.

Il caso: detenzione di cocaina e il ricorso del Lavoratore

Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di sostanza stupefacente, nello specifico cocaina. I giudici di primo e secondo grado avevano accertato la sua responsabilità, infliggendogli una pena detentiva e una multa. Il Lavoratore non si è arreso. Ha deciso di presentare un ricorso in Cassazione. La sua difesa puntava a ottenere il riconoscimento della “lieve entità” del fatto. Questo avrebbe comportato una pena più mite.

La questione della lieve entità nella detenzione stupefacenti

L’articolo 73, comma 5, del D.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico sugli Stupefacenti) prevede una pena ridotta per i casi di “lieve entità”. I giudici devono valutare diversi fattori. Questi includono i mezzi usati, le modalità dell’azione, le circostanze del reato e, soprattutto, la quantità e la qualità della sostanza stupefacente. La legge richiede una valutazione complessiva. Tuttavia, la giurisprudenza ha sviluppato un orientamento specifico.

Quando la quantità di droga esclude la lieve entità

La Corte di Cassazione ha più volte sottolineato un principio chiave. Se la quantità di sostanza stupefacente è molto elevata, questo dato può bastare da solo a escludere la “lieve entità” del fatto. Non è sempre necessario analizzare tutti gli altri parametri. Una quantità considerevole indica una notevole potenzialità offensiva. Suggerisce anche una vasta capacità di diffusione della droga. Questo rende il reato più grave.

I parametri per valutare la detenzione stupefacenti lieve entità

La valutazione della lieve entità non è automatica. I giudici devono considerare tutti gli elementi. La natura della sostanza è importante. La cocaina, ad esempio, è considerata una droga pesante. Anche il numero di dosi ricavabili è un fattore determinante. Se da una certa quantità di droga si possono ottenere centinaia di dosi, è difficile sostenere la “lieve entità”. Questo implica una chiara intenzione di spaccio su larga scala.

Le motivazioni: la quantità di cocaina e la detenzione stupefacenti lieve entità

Nel caso specifico, i giudici hanno accertato che il Lavoratore deteneva 110 grammi di cocaina. Da questa quantità era possibile ricavare oltre 500 dosi medie giornaliere. La Corte di Cassazione ha ritenuto questa quantità decisiva. Ha confermato che un tale volume di droga esclude la possibilità di considerare il fatto di “lieve entità”. La notevole potenzialità offensiva e la diffusibilità dell’attività di spaccio erano evidenti. Pertanto, la richiesta del Lavoratore di applicare l’attenuante non poteva essere accolta. La valutazione dei giudici di merito è stata ritenuta congrua e corretta.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e le conseguenze per la detenzione stupefacenti

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. Questo significa che il ricorso non è stato nemmeno esaminato nel merito. Non rispettava i requisiti formali o era manifestamente infondato. La decisione ha confermato la condanna originaria. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali. Inoltre, dovrà versare una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questo caso ribadisce l’importanza della quantità di droga nella valutazione della “detenzione stupefacenti lieve entità”. Una quantità significativa rende il reato grave, indipendentemente da altri fattori.

Cosa si intende per “lieve entità” nel reato di detenzione di stupefacenti?
La “lieve entità” è una circostanza attenuante che riduce la pena per la detenzione di stupefacenti, applicabile quando il fatto, per i mezzi, le modalità, le circostanze e la quantità/qualità della sostanza, è considerato meno grave.

La quantità di droga è l’unico fattore per stabilire la “lieve entità”?
No, i giudici devono fare una valutazione complessiva. Tuttavia, se la quantità di droga è molto elevata, può da sola essere sufficiente a escludere la “lieve entità”, indicando una maggiore potenzialità di spaccio.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se un ricorso è inammissibile, non viene esaminato nel merito e la sentenza precedente diventa definitiva. Il ricorrente è anche condannato al pagamento delle spese processuali e, in ambito penale, di una somma alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Giudizio abbreviato
Un rito penale speciale che permette di ottenere uno sconto di pena se l'imputato rinuncia al dibattimento e accetta che la decisione sia presa sulla base degli atti d'indagine.
Ricorso per cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia, dove si verifica se le leggi sono state applicate correttamente, non si riesaminano i fatti.
Fattispecie attenuata
Una versione meno grave di un reato, che prevede una pena ridotta, come nel caso della 'lieve entità' per la detenzione di stupefacenti.
Inammissibilità
Quando un ricorso o un'istanza non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico destinato a finanziare attività e progetti nel settore della giustizia, alimentato anche dalle sanzioni pecuniarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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