La recente ordinanza della Corte di Cassazione fornisce chiarimenti cruciali sull’applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità nel contesto dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che, per ottenere tale beneficio, non è sufficiente una generica modestia dei proventi, ma è necessario che il lucro sia di valore ‘pressoché irrisorio’, un requisito che va valutato in modo complessivo e rigoroso.
I Fatti del Processo: Detenzione di Stupefacenti
Il caso ha origine dalla condanna di un soggetto da parte del Tribunale e, successivamente, della Corte di Appello di Roma, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di cocaina. L’imputato era stato trovato in possesso di dieci confezioni della sostanza e di una somma di denaro superiore a 500 euro, della quale non era stato in grado di giustificare la provenienza. In entrambi i gradi di giudizio, la sua responsabilità penale era stata confermata.
Il Ricorso in Cassazione e il Danno di Speciale Tenuità
L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando, tra gli altri motivi, il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, prevista dall’art. 62, n. 4 del codice penale. Secondo la difesa, i proventi derivanti dall’attività di spaccio erano modesti, e tale modestia avrebbe dovuto giustificare una riduzione della pena. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel non applicare questa attenuante.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato e generico. I giudici hanno sottolineato come il ricorso non contenesse una critica puntuale alle argomentazioni della Corte d’Appello, ma si limitasse a riproporre le stesse censure già respinte nel grado precedente.
Nel merito, la Corte ha confermato la correttezza del ragionamento del giudice distrettuale. L’esclusione dell’attenuante era stata motivata in modo logico e coerente con le risultanze processuali. Il riconoscimento del danno di speciale tenuità richiede che sia il lucro conseguito sia il pregiudizio causato siano ‘lievissimi’, ovvero di un valore economico ‘pressoché irrisorio’.
Per valutare tale requisito, la Corte ha spiegato che non bisogna guardare solo al valore intrinseco della sostanza, ma anche agli ‘ulteriori effetti pregiudizievoli della condotta’. Nel caso specifico, i giudici hanno considerato:
- I profili qualitativi e ponderali dello stupefacente: dieci confezioni di cocaina non sono state ritenute una quantità trascurabile.
- La somma di denaro rinvenuta: oltre 500 euro, il cui possesso non era stato giustificato, sono stati considerati un parametro valido per stimare il corrispettivo dello stupefacente detenuto.
La combinazione di questi elementi ha portato la Corte a concludere che il lucro derivante dall’attività non poteva essere definito di speciale tenuità, giustificando così il diniego dell’attenuante.
Conclusioni: L’importanza della valutazione complessiva
Questa pronuncia ribadisce un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità: la valutazione per il riconoscimento dell’attenuante del danno di speciale tenuità deve essere complessiva e non può basarsi su una mera affermazione di ‘modestia’ dei proventi. È necessario che il danno e il profitto siano oggettivamente irrisori. La presenza di una somma di denaro significativa, unita a una quantità non trascurabile di stupefacente, costituisce un forte indizio contrario. La decisione sottolinea inoltre le conseguenze di un ricorso presentato con finalità meramente dilatorie: oltre al pagamento delle spese processuali, il ricorrente è stato condannato al versamento di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
Quando si applica l’attenuante del danno di speciale tenuità nello spaccio di stupefacenti?
Si applica solo quando il lucro conseguito e il pregiudizio causato sono di valore economico lievissimo, quasi irrisorio. La valutazione non si limita al valore della droga, ma considera anche gli ulteriori effetti dannosi della condotta e altri elementi come il denaro rinvenuto.
Perché la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile?
Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché manifestamente infondato, generico e privo di una critica specifica alla decisione della Corte d’Appello. Inoltre, è stato considerato come una mera riproposizione di censure già esaminate e respinte, con un palese carattere dilatorio.
Quali elementi ha considerato il giudice per escludere il danno di speciale tenuità?
Il giudice ha considerato la rilevanza del pericolo per il bene giuridico protetto, i profili qualitativi e quantitativi dello stupefacente (dieci confezioni di cocaina), la complessiva condotta del reo e la somma di denaro rinvenuta (oltre 500 euro), ritenuta un indicatore del corrispettivo dell’attività di spaccio.