LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Termine di decadenza INPS: la Cassazione fa chiarezza

Un lavoratore ha richiesto l’assegno per il nucleo familiare, ma l’ente previdenziale non ha risposto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito il calcolo del termine di decadenza per l’azione giudiziaria. In caso di silenzio dell’ente e in assenza di un ricorso amministrativo, il termine di un anno per agire in giudizio non decorre dopo 210 giorni, ma dopo 300 giorni dalla data della domanda amministrativa. Questa sentenza stabilisce un importante principio a tutela del cittadino, uniformando il calcolo del dies a quo per l’inizio del termine di decadenza.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 28671 Anno 2024 (Cass. civ. sez. lavoro n. 28671/2024)

Termine di Decadenza e Silenzio dell’Ente: La Cassazione Stabilisce il Dies a Quo

Quando si presenta una domanda per una prestazione previdenziale, come l’assegno per il nucleo familiare, è fondamentale conoscere i tempi per agire legalmente in caso di mancata risposta. Il termine di decadenza rappresenta un ostacolo cruciale: superato questo limite, si perde il diritto di adire il giudice. Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento decisivo su come calcolare questo termine quando l’ente previdenziale rimane in silenzio e il cittadino non presenta un ricorso amministrativo. Vediamo nel dettaglio la vicenda e il principio di diritto affermato.

I fatti del caso

Un lavoratore presentava due domande amministrative all’ente previdenziale per ottenere l’assegno per il nucleo familiare. L’ente non forniva alcuna risposta, configurando un’ipotesi di “silenzio rifiuto”. Successivamente, il lavoratore decideva di avviare un’azione giudiziaria per vedere riconosciuto il proprio diritto. La Corte d’Appello, tuttavia, respingeva la sua domanda, ritenendola tardiva. Secondo i giudici di secondo grado, l’azione era stata proposta oltre il termine di decadenza annuale, calcolato aggiungendo 210 giorni alla data delle domande amministrative.

L’errato calcolo del termine di decadenza

La questione centrale del ricorso in Cassazione verteva proprio sul calcolo del dies a quo, ovvero del giorno da cui far partire il conteggio del termine annuale di decadenza. La Corte d’Appello aveva applicato un orientamento superato, sommando i 120 giorni per la formazione del silenzio rifiuto e i 90 giorni teorici per la presentazione di un ricorso amministrativo (per un totale di 210 giorni, più un anno).

Il ricorrente sosteneva invece che, in assenza di un ricorso amministrativo, il termine per l’azione giudiziaria dovesse decorrere solo dopo l’esaurimento di un procedimento amministrativo “virtuale” della durata complessiva di 300 giorni.

La decisione della Cassazione sul termine di decadenza

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del lavoratore, cassando la sentenza d’appello. I giudici hanno richiamato un fondamentale intervento delle Sezioni Unite (sentenza n. 12718 del 2009) che ha già risolto la questione. La Cassazione ha ribadito che l’articolo 47 del D.P.R. 639/1970 prevede tre diversi dies a quibus a seconda della situazione:

  1. Se c’è un provvedimento espresso a seguito di ricorso amministrativo, il termine decorre dalla sua notifica.
  2. Se il ricorso amministrativo è stato presentato ma l’ente non decide, il termine decorre dalla data del ricorso, maggiorata dei 90 giorni previsti per la decisione.
  3. Se non viene proposto alcun ricorso amministrativo (o perché l’ente non ha mai risposto alla domanda iniziale, o perché l’assicurato non ha impugnato un eventuale diniego), il dies a quo si sposta in avanti. In questo caso, il termine per l’azione giudiziaria decorre solo alla scadenza dei termini previsti per l’esaurimento dell’intero iter amministrativo.

le motivazioni

La Corte ha spiegato che la terza ipotesi è quella applicabile al caso di specie. Il procedimento amministrativo “virtuale” da considerare per intero ha una durata di 300 giorni, così composti:

  • 120 giorni per la formazione del silenzio rifiuto sulla domanda iniziale.
  • 90 giorni concessi all’assicurato per presentare un eventuale ricorso amministrativo al comitato provinciale.
  • 90 giorni per la formazione del silenzio rigetto sul suddetto ricorso amministrativo.

Solo al termine di questi 300 giorni inizia a decorrere l’anno di decadenza per l’azione giudiziaria. La funzione di questa norma, hanno sottolineato i giudici, è quella di tutelare la certezza dei rapporti giuridici e la stabilità dei bilanci pubblici, fissando un momento ultimo e certo per il computo del termine. Il calcolo effettuato dalla Corte d’Appello (1 anno e 210 giorni) è stato quindi ritenuto errato perché basato su un orientamento precedente e superato dall’intervento delle Sezioni Unite.

le conclusioni

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato la causa alla Corte d’Appello di Bari, che dovrà riesaminare il caso applicando il seguente principio di diritto: “a seguito della domanda amministrativa, nel caso in cui non sia stato proposto alcun ricorso amministrativo (…), la decadenza di cui all’art. 47, commi 2 e 3, del D.P.R. nr. 639 del 1970 decorre dallo scadere dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo (300 giorni), computati a decorrere dalla data di presentazione della domanda”. Questa pronuncia rafforza la tutela del cittadino, garantendo un periodo di tempo chiaro e più esteso per agire in giudizio quando la pubblica amministrazione resta inerte.

Da quando decorre il termine di decadenza per fare causa all’ente previdenziale se questo non risponde alla domanda e non si presenta ricorso amministrativo?
Il termine di decadenza annuale per avviare l’azione giudiziaria decorre una volta trascorsi 300 giorni dalla data di presentazione della domanda amministrativa.

Perché il termine aggiuntivo è di 300 giorni e non 210?
Perché la legge considera l’intero procedimento amministrativo “virtuale”, che include: 120 giorni per la formazione del silenzio rifiuto sulla domanda, 90 giorni per la potenziale presentazione di un ricorso amministrativo e altri 90 giorni per la decisione su tale ricorso.

Qual è stata la conseguenza della decisione della Cassazione nel caso specifico?
La sentenza della Corte d’Appello, che aveva dichiarato l’azione giudiziaria tardiva, è stata annullata (cassata). Il caso è stato rinviato alla stessa Corte d’Appello, in diversa composizione, che dovrà decidere nuovamente applicando il corretto principio di calcolo del termine.

Termini giuridici

Decadenza
La perdita della possibilità di esercitare un diritto a causa del mancato compimento di un'azione entro un termine perentorio stabilito dalla legge.
Dies a quo
Espressione latina che indica il giorno iniziale dal quale inizia a decorrere un termine.
Silenzio rifiuto
Un istituto giuridico secondo cui la mancata risposta di una pubblica amministrazione a un'istanza di un privato, entro un determinato periodo, equivale a un provvedimento di rigetto.
Controricorso
L'atto con cui la parte convenuta in un giudizio di appello o di cassazione si difende, esponendo le proprie ragioni contro i motivi del ricorso principale.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)