Scommesse e slot machine: l’obbligo della licenza di polizia
Il settore delle scommesse e del gioco d’azzardo in Italia è regolato da un complesso equilibrio tra normative nazionali e principi dell’Unione Europea. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: la necessità della licenza di polizia per l’installazione di apparecchi da intrattenimento, anche quando il locale opera per conto di bookmaker esteri.
I fatti di causa
La vicenda trae origine da un’ordinanza ingiunzione emessa dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli contro i titolari di un esercizio pubblico. Durante un sopralluogo, era stata accertata l’installazione di sei apparecchi da intrattenimento (slot machine) in un locale dove si esercitava la raccolta di scommesse per conto di un operatore maltese non titolare di concessione italiana.
Ai titolari era stata contestata la violazione dell’art. 110 del T.U.L.P.S. per aver consentito l’uso di tali apparecchi senza la licenza prescritta dall’art. 88 dello stesso testo unico. I ricorrenti avevano impugnato la sanzione sostenendo che la normativa italiana sulle concessioni fosse discriminatoria e contraria al diritto UE, citando la giurisprudenza della Corte di Giustizia in merito alle restrizioni dei bandi di gara.
La decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Gli Ermellini hanno confermato che la mancanza della licenza di polizia non può essere giustificata dalle contestazioni mosse al sistema delle concessioni. La Corte ha sottolineato che l’attività di installazione di apparecchi da gioco è una condotta distinta dalla raccolta delle scommesse e rimane soggetta a una specifica disciplina autorizzatoria.
Inoltre, i giudici hanno ritenuto inammissibili le doglianze relative alla sproporzionatezza del bando di gara nazionale, evidenziando come i ricorrenti non avessero fornito prove concrete del pregiudizio subito dall’operatore estero. La richiesta di un nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE è stata respinta, poiché il quadro normativo comunitario è ormai chiaramente delineato dalla giurisprudenza consolidata.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sulla distinzione tra il regime concessorio e quello autorizzatorio di polizia. La Corte chiarisce che la licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. ha la funzione di impedire l’utilizzo di apparecchi da divertimento in luoghi non sottoposti ai controlli dell’autorità. Tale controllo è giustificato dalla pericolosità sociale intrinseca del gioco d’azzardo e dall’esigenza di prevenire infiltrazioni criminali e fenomeni di ludopatia. Anche se si volesse ipotizzare la liceità della raccolta di scommesse per un operatore straniero, ciò non esonerebbe il titolare del locale dall’obbligo di munirsi dei titoli necessari per le slot machine, che rappresentano un rischio specifico per l’ordine pubblico.
Le conclusioni
Le conclusioni della Suprema Corte ribadiscono la centralità del sistema dei controlli pubblici nel settore dei giochi. L’ordinamento italiano può legittimamente imporre restrizioni e obblighi di licenza, purché finalizzati a interessi generali superiori come la salute pubblica e la sicurezza. Per gli operatori del settore, questo significa che la conformità alle norme di pubblica sicurezza è un requisito imprescindibile che non può essere aggirato invocando genericamente la libera prestazione dei servizi garantita dai trattati europei. La sanzione amministrativa è stata dunque confermata, gravando i ricorrenti anche delle spese di lite.
È necessaria la licenza di polizia per installare slot machine in un centro scommesse?
Sì, l’autorizzazione ex art. 88 TULPS è obbligatoria per garantire il controllo pubblico e prevenire attività criminali, anche se il locale svolge altre attività autorizzate.
Cosa succede se un operatore estero non ha la concessione italiana?
La mancanza di concessione non esonera dall’obbligo di possedere le licenze di polizia necessarie per l’installazione di apparecchi da gioco, che restano condotte distinte e soggette a sanzione.
Quando è obbligatorio il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE?
Il rinvio non è necessario se il significato della norma dell’Unione è evidente o è già stato chiarito dalla giurisprudenza europea, lasciando al giudice nazionale solo l’applicazione al caso concreto.