La rinuncia al ricorso è un istituto processuale che consente a una parte di porre fine a un contenzioso legale già avviato. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze dirette di tale atto, in particolare quando interviene nel giudizio di legittimità. Il caso analizzato offre uno spunto pratico per comprendere come e perché un processo possa concludersi senza una decisione sul merito della questione, ma con una declaratoria di estinzione.
I Fatti di Causa: una Controversia Retributiva nel Settore Sanitario
La vicenda trae origine dalla domanda di un dirigente medico veterinario contro l’Azienda Sanitaria Provinciale datrice di lavoro. Il professionista lamentava un inadempimento contrattuale da parte dell’ente, consistente nella mancata attuazione delle procedure di graduazione delle funzioni dirigenziali e di ‘pesatura’ degli incarichi. Queste procedure erano indispensabili per determinare e corrispondere la parte variabile della sua indennità di posizione.
A fronte di tale omissione, il dirigente chiedeva il risarcimento del danno, quantificato in un importo mensile per un periodo di circa cinque anni.
Il Percorso Giudiziario fino alla Cassazione
Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione al dirigente. I giudici di merito avevano accertato l’inadempimento colpevole dell’Azienda Sanitaria, riconoscendo il diritto del professionista al risarcimento del danno conseguente. L’Azienda, soccombente in entrambi i gradi di giudizio, decideva quindi di impugnare la decisione della Corte d’Appello presentando ricorso per Cassazione, affidato a due motivi di diritto.
La Svolta del Procedimento: La Rinuncia al Ricorso
Il colpo di scena si è verificato in prossimità dell’udienza fissata davanti alla Suprema Corte. La stessa Azienda Sanitaria ricorrente ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. Questo atto è stato seguito dall’accettazione da parte del dirigente medico, il controricorrente. Questo scambio di dichiarazioni ha cambiato radicalmente le sorti del processo, spostando l’attenzione della Corte dalla valutazione dei motivi di ricorso alla presa d’atto della volontà delle parti di non proseguire la lite.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, non entra nel merito della controversia originaria (ossia la questione retributiva), ma si concentra esclusivamente sulle conseguenze processuali della rinuncia. In primo luogo, i giudici verificano la ritualità della rinuncia, confermando che è stata redatta nelle forme previste dall’art. 390 del codice di procedura civile. Di conseguenza, applicando l’art. 391 dello stesso codice, la Corte dichiara formalmente l’estinzione del giudizio di cassazione.
In secondo luogo, la Corte affronta la questione delle spese legali. Poiché la rinuncia è stata accettata personalmente dalla parte controricorrente, la Corte non procede a una statuizione sulle spese, come previsto dal comma 4 dell’art. 391 c.p.c. Questo significa che, in assenza di un diverso accordo tra le parti, ciascuna sopporta le proprie spese legali per il giudizio di Cassazione.
Infine, la Corte chiarisce che non sussistono i presupposti per l’applicazione della sanzione del ‘doppio contributo unificato’ (art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002). Tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, improponibilità o inammissibilità del ricorso, e non, come nel caso di specie, quando il giudizio si estingue per rinuncia.
Le Conclusioni
L’ordinanza dimostra come la volontà delle parti possa determinare la fine di un processo anche nell’ultimo grado di giudizio. La rinuncia al ricorso, quando formalmente corretta e accettata, comporta l’estinzione del procedimento. Questo significa che la sentenza impugnata (in questo caso, quella della Corte d’Appello favorevole al dirigente) diventa definitiva a tutti gli effetti, non potendo più essere messa in discussione. La decisione della Cassazione, pur essendo di natura puramente processuale, sancisce la conclusione della controversia e consolida gli effetti della pronuncia di merito precedente.
Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione?
Se la rinuncia viene redatta nelle forme previste dalla legge e viene accettata dall’altra parte, la Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio. Di conseguenza, la sentenza impugnata diventa definitiva.
In caso di rinuncia al ricorso, chi paga le spese legali?
Secondo l’ordinanza, se la rinuncia viene accettata personalmente dalla controparte, la Corte non deve decidere sulla ripartizione delle spese legali del giudizio di Cassazione. Le parti presumibilmente si accorderanno autonomamente o ciascuna sosterrà le proprie.
La rinuncia al ricorso comporta il pagamento del cosiddetto ‘doppio contributo unificato’?
No. La Corte ha chiarito che l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato si applica solo nei casi di rigetto, improponibilità o inammissibilità del ricorso, ma non in caso di estinzione del giudizio per rinuncia.