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Rinuncia Al Ricorso

Definizione

Atto formale con cui la parte che ha avviato il giudizio dichiara di non volerlo più proseguire.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite senza spese
Una cittadina promuoveva giudizio davanti alla Corte di Cassazione contro un professionista e una compagnia di assicurazioni per ottenere la riforma di una sentenza di secondo grado. Prima dell'udienza pubblica, la parte impugnante ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. Sia il professionista sia la società assicurativa hanno accettato formalmente la scelta, sottoscrivendo l'atto insieme ai rispettivi legali difensori. Gli Ermellini hanno accertato la piena regolarità della procedura di desistenza. Di conseguenza, il collegio giudicante ha pronunciato l'estinzione della causa senza disporre alcuna condanna al rimborso delle spese di lite, ponendo termine definitivo al contenzioso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e maxi sanzioni
L'Autorità Garante della Concorrenza ha sanzionato un'impresa con oltre un milione di euro per presunti accordi restrittivi in appalti sanitari. Il tribunale amministrativo ha annullato la sanzione, ma il giudice d'appello ha ripristinato la condanna economica. L'impresa ha impugnato la decisione dinanzi alla Suprema Corte, ma prima dell'udienza ha depositato la rinuncia al ricorso per cassazione, attendendo l'esito di un giudizio di revocazione e vista la sorte favorevole di altre aziende co-sanzionate. Le Sezioni Unite hanno dichiarato estinto il processo per rituale rinuncia, che non richiede l'assenso della controparte pubblica. I giudici hanno compensato integralmente le spese di lite ed escluso il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e sanzione
L'Autorità Garante sanziona un'impresa sanitaria per una presunta intesa anticoncorrenziale nell'assegnazione di appalti pubblici. Dopo l'annullamento della sanzione in primo grado, il giudice d'appello ripristina la multa milionaria. L'azienda presenta ricorso davanti alla Suprema Corte. Nel frattempo, lo stesso giudice d'appello accoglie un'istanza di revocazione e cancella la decisione sfavorevole. Venuto meno l'oggetto della controversia, l'impresa deposita formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Le Sezioni Unite dichiarano l'estinzione definitiva del processo, confermando che la rinuncia non necessita dell'accettazione della controparte. I giudici compensano interamente le spese legali tra le parti e chiariscono che l'abbandono dell'impugnazione non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa ma spese dovute
Alcuni lavoratori socialmente utili hanno promosso una causa contro il Ministero per ottenere differenze retributive e l'inquadramento come ausiliari. Dopo il rigetto nei gradi di merito, i dipendenti hanno adito la Suprema Corte, ma hanno poi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, domandando la compensazione delle spese. L'amministrazione ha resistito non accettando la rinuncia. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio evidenziando che l'abbandono dell'impugnazione non necessita dell'accettazione della controparte. In applicazione del principio di causalità, la Corte ha condannato i lavoratori a rimborsare tremila euro di spese processuali alla difesa statale, escludendo il raddoppio del contributo tributario.
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Rinuncia al ricorso: causa estinta ma spese a carico
Una società impugna una cartella esattoriale relativa alla tassa sui rifiuti emessa dall'ente della riscossione. I giudici d'appello confermano la legittimità della cartella esattoriale e la contribuente propone ricorso davanti ai giudici di legittimità. Durante la causa, la società si cancella dal Registro delle Imprese e formalizza la rinuncia al ricorso producendo la visura camerale. L'ente di riscossione non accetta formalmente la rinuncia. I giudici supremi accertano la tempestività della dichiarazione di rinuncia ed estinguono la causa. L'estinzione del giudizio comporta la condanna della società al rimborso delle spese legali verso la controparte pubblica, ma esclude il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: Fisco e impresa azzerano le spese
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale il valore dichiarato in un atto di acquisto immobiliare, rideterminando l'importo e richiedendo maggiori imposte ipotecarie e catastali. Dopo la conferma dell'accertamento in secondo grado, la contribuente ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha tuttavia depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, prontamente accettato dall'amministrazione finanziaria insieme alla proposta di compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento, confermando che la rinuncia al ricorso concordata tra le parti pone fine alla lite senza condanna alle spese e senza l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fine lite ma spese da pagare
Due imprese partecipanti a una gara di appalto avevano impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alle Sezioni Unite. Nelle more del procedimento, l'autorità garante della concorrenza ha chiarito l'insussistenza di violazioni e l'appalto è giunto quasi al termine. Ritenendo venuto meno l'interesse pratico a subentrare nell'esecuzione, le imprese hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese. La società appaltante controricorrente ha preso atto dell'abbandono della causa, domandando tuttavia la rifusione integrale dei propri oneri legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. I giudici hanno chiarito che l'estinzione scatta a prescindere dall'assenso della controparte, ma l'assenza di accordo sulla compensazione impone la condanna alle spese in capo alle imprese rinuncianti.
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Rinuncia al ricorso: dalla lite per molestie alla sanzione
La vicenda nasce da un conflitto di vicinato legato alla musica emessa da un locale commerciale. La persona offesa, costituitasi parte civile, accusava il vicino del reato di molestie. Dopo una condanna iniziale, la Corte di appello assolveva l'imputato con formula piena perché il fatto non sussiste, escludendo il biasimevole motivo per via del disturbo subito. La parte civile proponeva impugnazione in sede di legittimità per contestare la sentenza assolutoria. Successivamente, prima della decisione, il difensore della parte civile formalizzava la rinuncia al ricorso e le parti depositavano la remissione di querela con relativa accettazione. I giudici della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione proprio a seguito della rinuncia al ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Mandato di arresto: rinuncia al ricorso e consegna
L'Autorità giudiziaria estera ha richiesto la consegna di un individuo per eseguire una pena definitiva legata a reati finanziari e di riciclaggio. I giudici territoriali hanno accolto la richiesta emessa mediante mandato di arresto internazionale, escludendo soltanto il reato di oltraggio alla corte per assenza di doppia punibilità. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione eccependo violazioni sulle prerogative di cittadinanza, sul diritto alla salute e sulle condizioni carcerarie dello Stato richiedente. Tuttavia, il soggetto ha depositato formale atto di rinuncia prima della discussione in aula. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al rito ma con multa
L'amministratore unico di un'azienda subiva una condanna a dieci mesi di arresto per il reato di gestione non autorizzata di rifiuti, avendo stoccato materiali pericolosi e non pericolosi senza autorizzazione. L'imputato presentava impugnazione dinanzi ai giudici di legittimità, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Successivamente, la difesa depositava formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato che la rinuncia al ricorso per cassazione determina l'inammissibilità dell'atto. Non ravvisando l'assenza di colpa nella determinazione della causa estintiva, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pari a cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna penale inflitta.
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Buoni fruttiferi postali: perdita del credito e risarcimento
Alcuni risparmiatori hanno agito in giudizio contro l'intermediario per ottenere il risarcimento del danno dovuto alla mancata riscossione dei propri risparmi. Gli utenti lamentavano l'omissione di informazioni essenziali sulle condizioni e sulle tempistiche di incasso. I titoli emessi risultavano infatti privi della serie di appartenenza. Il Tribunale ha riconosciuto l'inadempimento contrattuale dell'ente emittente e ha liquidato un risarcimento pari all'intero valore dei buoni fruttiferi postali prescritti. L'intermediario ha presentato ricorso per cassazione per contestare tale condanna. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ha notificato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e ha compensato interamente le spese legali tra le parti, richiamando l'evoluzione giurisprudenziale sul tema.
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Contratto di patrocinio legale: ente cede sui compensi
Un Ente Pubblico ha rifiutato di pagare i compensi professionali a un Avvocato per l'assistenza prestata in diverse procedure esecutive. L'Ente ha contestato la validità del rapporto, sostenendo la mancanza di un formale contratto scritto e l'assenza di poteri in capo al dirigente che aveva conferito l'incarico. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, confermando che la procura alle liti unita agli atti difensivi perfeziona un valido contratto di patrocinio legale scritto. L'Ente Pubblico ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, ma prima della decisione ha depositato formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, condannando l'Ente Pubblico al rimborso delle spese legali in favore del professionista.
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Comunione legale dei beni: l’accordo chiude la lite sull’immobile
Una società creditrice ha citato due coniugi per far dichiarare la nullità di una clausola d'acquisto immobiliare. L'atto escludeva l'immobile dalla comunione legale dei beni per la supposta natura personale dell'acquisto. Dopo il fallimento del marito, il curatore fallimentare ha proseguito la causa per integrare il bene nell'attivo pignorabile. I giudici di merito hanno accolto le domande della curatela, reinserendo l'immobile nel regime condiviso. La moglie ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha depositato atto formale di rinuncia con l'accordo della controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione integrale delle spese legali.
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Licenziamento illegittimo: la rinuncia al ricorso estingue il giudizio
Un Lavoratore, licenziato da un'Azienda, aveva ottenuto in appello il riconoscimento dell'illegittimità del suo licenziamento e un'indennità risarcitoria. L'Azienda non aveva rispettato l'obbligo di repêchage, cioè di ricollocare il dipendente in altre mansioni compatibili. Il Lavoratore ha poi presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, ha successivamente deciso di presentare una **rinuncia al ricorso**, accettata dall'Azienda. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciare sulle spese legali, a causa della rinuncia concordata tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: chi paga le spese legali
Durante una procedura di pignoramento immobiliare, due creditori hanno litigato sulla divisione delle somme ricavate. Il giudice ha risolto il contrasto e uno dei creditori ha proposto opposizione agli atti esecutivi. Dopo il rigetto del Tribunale, il creditore insoddisfatto ha presentato impugnazione di legittimità. Tuttavia, la notifica dell'atto è avvenuta in ritardo. Preso atto dell'errore temporale segnalato dal relatore, la società ha depositato la rinuncia al ricorso in Cassazione prima dell'udienza. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. La Cassazione ha condannato il creditore ritardatario al pagamento delle spese legali in favore dell'altro creditore, applicando il principio della soccombenza virtuale.
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Estinzione del Giudizio per Rinuncia: Comune contro Presidenza, chi vince?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia in un caso che vedeva coinvolti un Comune e la Presidenza del Consiglio. Il Comune aveva impugnato una sentenza che negava alla Presidenza la qualifica di debitore in un procedimento di accertamento dell'obbligo del terzo pignorato. Durante il processo in Cassazione, il Comune ha rinunciato al proprio ricorso e la Presidenza ha accettato tale rinuncia. Di conseguenza, il giudizio si è estinto e le spese legali tra le parti sono state compensate, riconoscendo la particolare posizione della Presidenza come terzo pignorato.
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Società Rinuncia al Ricorso Tributario: L’Estinzione del Giudizio
Una Società ha presentato ricorso contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. L'Agenzia delle Entrate si è difesa. Successivamente, la Società ha deciso di rinunciare al ricorso tributario, chiedendo l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese legali. L'Agenzia delle Entrate ha accettato questa rinuncia e la compensazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che ciascuna parte pagasse le proprie spese legali. Questo caso evidenzia l'importanza della rinuncia al ricorso tributario come strumento per chiudere una controversia.
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Contratto preliminare di vendita: accordo e lite estinta
Una promissaria acquirente ha stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile residenziale. A causa di gravi vizi dell'edificio e di inadempienze del venditore, l'acquirente ha chiesto in giudizio il trasferimento coattivo della proprietà con riduzione del prezzo pattuito e risarcimento del danno per la perdita di agevolazioni fiscali. Il venditore ha replicato chiedendo la risoluzione del contratto e la perdita della caparra. Dopo le sentenze di merito che hanno disposto il trasferimento con riduzione del prezzo, l'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere ogni controversia. La ricorrente ha quindi depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare ulteriori oneri o spese a carico delle parti.
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Estinzione del Processo per Rinuncia: Azienda Condannata alle Spese
La Corte d'Appello aveva confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo di una lavoratrice, ordinando la sua reintegrazione e il risarcimento. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, l'Azienda ha notificato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Ha condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali in favore della lavoratrice, riconoscendo che la rinuncia, pur estinguendo il giudizio, non esclude il diritto della controparte a ottenere il rimborso delle spese.
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Esenzione ICI attività sanitaria: stop al ricorso
Un ente religioso proprietario di immobili gestiva servizi sanitari in convenzione e richiedeva l'esenzione ICI attività sanitaria. Il Comune notificava un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta, contestando la natura commerciale della struttura. I giudici di merito respingevano il ricorso dell'ente per carenza di prove circa lo svolgimento dell'attività con modalità non lucrative. L'ente impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente depositava formale atto di rinuncia, prontamente accettato dall'ente comunale impositore. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo spese di lite e ulteriori sanzioni pecuniarie.
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