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Revocatoria pagamenti terzo: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revocatoria dei pagamenti effettuati da garanti a favore di una banca. La Corte ha confermato che la revocatoria pagamenti terzo non si applica se il garante paga con fondi propri, senza rivalersi sul debitore prima del fallimento, estinguendo un proprio debito di garanzia. I motivi di ricorso sono stati respinti perché miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 10160 Anno 2024 (Cass. civ. sez. 1 n. 10160/2024)

Revocatoria Pagamenti Terzo: Quando il Versamento del Garante è Intoccabile

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti sulla revocatoria pagamenti terzo, specificando i limiti dell’azione quando i versamenti a favore di una banca sono effettuati non dal debitore poi fallito, ma dai suoi garanti personali. La decisione sottolinea una regola fondamentale: se il garante adempie con mezzi propri per estinguere un proprio debito di garanzia, tale pagamento non è revocabile. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti di Causa

Una società, successivamente dichiarata fallita, aveva contratto un debito con un istituto di credito. Tale debito era assistito da garanzie personali (fideiussioni) prestate da due soggetti terzi. Prima della dichiarazione di fallimento, i garanti avevano effettuato versamenti alla banca per coprire le rate del mutuo della società.

Il curatore fallimentare, ritenendo tali pagamenti lesivi per la massa dei creditori, avviava un’azione revocatoria. Il Tribunale di primo grado accoglieva la domanda del curatore. La banca, tuttavia, proponeva appello e la Corte territoriale ribaltava la decisione, rigettando la domanda di revocatoria. Secondo la Corte d’Appello, la banca aveva fornito prove sufficienti a dimostrare che i pagamenti provenivano dai garanti con fondi propri e per adempiere alla loro obbligazione di garanzia, e non con denaro della società debitrice.

Il Ricorso in Cassazione e la Revocatoria Pagamenti Terzo

La curatela fallimentare ha impugnato la sentenza d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il proprio ricorso su tre motivi principali.

  1. Omesso esame di un fatto decisivo: Il ricorrente lamentava che la Corte d’Appello non avesse esaminato correttamente la documentazione che, a suo dire, non provava in modo certo il “collegamento negoziale” tra la garanzia e i pagamenti.
  2. Violazione delle norme sulla prova presuntiva: Si contestava l’errata valutazione della prova indiziaria, sostenendo che gli elementi raccolti non possedevano i requisiti di gravità, precisione e concordanza necessari per provare che i pagamenti fossero stati effettuati dai garanti in proprio.
  3. Errata valutazione della scientia decoctionis: Si criticava l’apprezzamento della Corte d’Appello riguardo alla mancata prova che la banca fosse a conoscenza dello stato di insolvenza della società.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni sua parte, fornendo motivazioni precise per ciascun motivo.

Il primo e il secondo motivo sono stati giudicati inammissibili perché, di fatto, non denunciavano un vizio di legittimità, ma miravano a ottenere un nuovo e diverso apprezzamento delle prove e dei fatti di causa (quaestio facti). La Cassazione ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare il merito della controversia, ma di verificare la corretta applicazione della legge. Il ricorrente, anziché indicare un “fatto storico” decisivo il cui esame era stato omesso, si limitava a criticare la valutazione delle prove documentali e presuntive già compiuta dal giudice d’appello, operazione non consentita in sede di legittimità.

Anche il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha osservato che le argomentazioni della sentenza d’appello sulla scientia decoctionis erano state svolte ad abundantiam, ovvero per mera completezza. La vera ratio decidendi (la ragione fondante della decisione) risiedeva nell’accertamento preliminare che i pagamenti non erano oggettivamente revocabili, in quanto effettuati da un terzo con denaro proprio per estinguere un debito proprio (quello di garanzia). Di conseguenza, accertare se la banca fosse o meno a conoscenza dell’insolvenza era irrilevante. Impugnare un’argomentazione non decisiva rende il motivo inammissibile per carenza di interesse.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione consolida un principio cruciale in materia di revocatoria pagamenti terzo. I pagamenti eseguiti da un fideiussore con denaro proprio per adempiere alla propria obbligazione di garanzia non sono soggetti a revocatoria fallimentare. Per evitare la revocatoria, il creditore (in questo caso, la banca) ha l’onere di provare la provenienza dei fondi dal terzo garante. Una volta fornita tale prova, spetta al curatore dimostrare, anche tramite presunzioni, che le somme provenivano in realtà dal patrimonio del debitore fallito. La decisione evidenzia inoltre i rigidi limiti del sindacato della Corte di Cassazione, che non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella motivata dei giudici di merito.

Un pagamento effettuato da un garante (fideiussore) a favore del creditore può essere soggetto a revocatoria se l’azienda garantita fallisce?
No, il pagamento non è soggetto a revocatoria fallimentare a condizione che risulti effettuato dal garante con denaro proprio, per adempiere a una propria obbligazione di garanzia, e che il garante stesso non abbia esercitato azione di rivalsa verso l’imprenditore prima della dichiarazione di fallimento.

Cosa deve dimostrare il creditore per evitare la revocatoria di un pagamento ricevuto da un terzo garante?
Il creditore convenuto in revocatoria è onerato della sola prova della provenienza del pagamento dal terzo. Una volta provato questo, spetta al curatore fallimentare dimostrare, anche con presunzioni semplici, che la somma sia stata in realtà fornita dal patrimonio del soggetto poi fallito.

È possibile contestare in Cassazione la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito?
No, di regola non è possibile. La Corte di Cassazione giudica sulla corretta applicazione della legge (quaestio iuris), non sui fatti (quaestio facti). Un ricorso che si limiti a criticare l’apprezzamento delle prove (documentali o presuntive) compiuto dal giudice di merito, chiedendo una nuova valutazione, è considerato inammissibile.

Termini giuridici

Azione revocatoria fallimentare
Azione legale con cui il curatore fallimentare cerca di recuperare al patrimonio del fallimento beni o somme di denaro usciti prima della dichiarazione di fallimento, rendendo inefficaci certi atti di disposizione.
Fideiussore
Un soggetto che garantisce personalmente con il proprio patrimonio l'adempimento di un'obbligazione altrui, obbligandosi verso il creditore.
Scientia decoctionis
Termine latino che indica la conoscenza, da parte del creditore, dello stato di insolvenza del debitore. È un presupposto per l'esercizio dell'azione revocatoria di certi pagamenti.
Quaestio facti
Questione di fatto, ovvero l'accertamento e la valutazione dei fatti materiali di una causa, compito che spetta ai giudici di merito (Tribunale, Corte d'Appello) e non alla Corte di Cassazione.
Ratio decidendi
La ragione determinante della decisione, ossia il principio giuridico fondamentale su cui si basa la sentenza di un giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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