Definizione
Espressione latina che significa 'in abbondanza'. In un testo legale, indica un'argomentazione aggiuntiva, non strettamente necessaria per la decisione, ma fornita per completezza.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 356 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 39% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 25%
- Rigettato 39%
- Inammissibile 29%
- Estinto 0%
- Altro 7%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 339%
- Civile Sez. 535%
- Civile Sez. 126%
Precedenti più richiamati
- Cass. 18429/2022in 33 provvedimenti
- Cass. 8755/2018in 38 provvedimenti
- Cass. S.U. 2155/2021in 24 provvedimenti
- Cass. S.U. 3840/2007in 62 provvedimenti
- Cass. 30393/2017in 22 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società finanziaria chiedeva il pagamento dei canoni di un leasing a una garante, dichiarando di essere subentrata nel contratto dopo varie operazioni societarie. La garante contestava la pretesa, sostenendo che la società non avesse provato l'effettivo trasferimento di quel singolo credito per mancanza dei documenti allegati agli atti notarili. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile questa contestazione perché sollevata per la prima volta nel secondo grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Contestare la titolarità del credito costituisce una semplice difesa e non un'eccezione nuova. Il debitore può contestare la titolarità del credito anche in appello e il giudice deve sempre verificarla d'ufficio.
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Un sarto agisce contro i proprietari dell'appartamento confinante per ottenere i danni provocati alle proprie stoffe di pregio da infiltrazioni e polveri di cantiere. Il Tribunale riconosce soltanto i danni ai muri ma respinge quelli relativi ai tessuti. Il sarto propone impugnazione con un atto molto dettagliato di oltre trenta pagine. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'atto per difetto di specificità dei motivi di appello, ritenendolo prolisso e privo di censure mirate, e rigetta comunque il merito per mancanza di prove. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del titolare dell'atelier: la prolissità non equivale a indeterminatezza se le critiche alla sentenza sono chiare e argomentate. Inoltre, quando il giudice d'appello blocca il ricorso in rito, non ha più il potere di giudicare il merito della lite.
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Una società mandante ha citato in giudizio il proprio mandatario chiedendo i danni per l'inadempimento del mandato. Il professionista, incaricato di curare cause civili e amministrative per l'acquisto di un terreno, aveva abbandonato i processi senza consenso determinandone l'estinzione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta risarcitoria, rilevando che i procedimenti abbandonati non avevano alcuna reale possibilità di vittoria e mancava quindi la prova del danno concreto. La Corte di Cassazione ha confermato il verdetto: accertare l'inadempimento del mandato non basta per ottenere il risarcimento, poiché serve dimostrare che la condotta scorretta abbia causato una perdita economica effettiva ed evitabile.
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L'erede di una risparmiatrice ha richiesto il risarcimento del danno a un istituto di credito per le condotte illecite di un promotore finanziario, parente della cliente. L'operatore sottraeva somme ingenti dal conto corrente tramite bonifici e prelievi non autorizzati. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta risarcitoria, escludendo ogni responsabilità della banca. I giudici hanno accertato una condotta gravemente incauta da parte della risparmiatrice. La cliente aveva consegnato all'uomo le credenziali di accesso ai servizi online e aveva omesso di controllare gli estratti conto periodici per oltre quattro anni. Questo comportamento anomalo della vittima ha interrotto il legame causale tra le mansioni affidate al dipendente e il danno subito. La banca non risponde civilmente degli ammanchi cagionati dalla violazione delle regole di diligenza del correntista.
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Il Lavoratore ha citato la Società datrice per ottenere il pagamento di differenze retributive e l'accertamento di omissioni contributive. I giudici di merito hanno respinto ogni pretesa, ritenendo non provate le mansioni superiori, gli straordinari e considerando il dipendente come coadiutore per gli anni successivi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto per le richieste salariali a causa della genericità dei motivi e dell'assenza di prove. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno accolto il ricorso del dipendente in relazione alle omissioni contributive denunciate per il periodo dal 1999 al 2001. La Corte territoriale aveva infatti ignorato i buchi previdenziali effettivi, slegati dalle pretese qualifiche superiori. La Suprema Corte ha dunque cassato la pronuncia impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per accertare i versamenti mancanti.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'Azienda contro un **accertamento tributario** dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia aveva contestato l'antieconomicità dei canoni di noleggio di due imbarcazioni e la deducibilità dei costi di alcune autovetture. L'Azienda lamentava, tra l'altro, la mancata attivazione del contraddittorio preventivo e la carenza dei presupposti per l'accertamento induttivo. La Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi di ricorso dell'Azienda, confermando l'inammissibilità delle questioni nuove sollevate solo in appello e ritenendo sufficiente la motivazione della sentenza precedente. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Una società venditrice stipula un contratto preliminare per la vendita di cinquanta appartamenti, garantendo la loro destinazione urbanistica residenziale. La parte acquirente versa un milione di euro a titolo di caparra confirmatoria. Prima del rogito definitivo, la parte acquirente riscontra gravi incertezze sulla documentazione urbanistica ed edilizia degli immobili. Nonostante le espresse richieste, la parte venditrice non fornisce prove chiare della destinazione d'uso nei termini stabiliti. La parte acquirente comunica quindi il recesso dal contratto preliminare chiedendo la restituzione del doppio della caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per grave inadempimento del venditore.
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Un contribuente impugna una cartella di pagamento mai notificata, chiedendone l'annullamento per intervenuta decadenza. Il giudice di primo grado accoglie il ricorso dopo aver chiamato in causa l'agente della riscossione insieme all'amministrazione finanziaria. L'ente impositore impugna la sentenza notificando l'atto soltanto al contribuente ed escludendo l'agente riscossore. I giudici di secondo grado dichiarano l'appello inammissibile per mancata notifica al concessionario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'amministrazione e ribalta l'esito: quando la lite riguarda vizi di notifica imputabili al riscossore, la causa è inscindibile. Il giudice d'appello non deve dichiarare subito l'inammissibilità, ma ha il dovere di ordinare l'integrazione del contraddittorio in appello assegnando un termine per chiamare tutte le parti.
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La società proprietaria di un immobile inviava al conduttore la comunicazione di vendita dell'appartamento a un prezzo determinato. L'inquilino dichiarava di voler acquistare il bene, ma pretendeva una consistente riduzione del prezzo invocando accordi sindacali e la disciplina speciale sugli enti previdenziali privatizzati. Di fronte alla mancata accettazione delle condizioni originarie, la società vendeva l'immobile a terzi. L'inquilino agiva quindi in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla presunta violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. I giudici hanno chiarito che le tutele speciali per gli enti pubblici non erano applicabili alla fattispecie e che l'eventuale danno da mancato acquisto non è mai automatico, imponendo al richiedente la prova rigorosa della perdita patrimoniale subita e della reale disponibilità economica all'acquisto.
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Gli ex soci ed eredi di una società estinta hanno citato un istituto bancario per la ripetizione di indebito bancario, richiedendo la restituzione di somme addebitate per anatocismo, interessi usurari e commissioni non dovute. Il Tribunale ha respinto la domanda per assenza di prova dei pagamenti, e la Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per difetto di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei correntisti. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'atto d'appello conteneva contestazioni puntuali ed era supportato dalla produzione integrale degli estratti conto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata e rinviato la causa alla Corte d'Appello di Roma in diversa composizione.
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Gli eredi di un socio originario hanno chiesto di subentrare nel diritto alla cessione definitiva di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. L'Ente per l'Edilizia Residenziale si è opposto contestando l'assenza dei requisiti di residenza e occupazione in capo al defunto. La Corte d'Appello ha accolto le domande degli eredi. L'Ente ha quindi proposto ricorso al giudice di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione perché l'Ente non ha depositato la copia della sentenza impugnata completa della relata di notificazione entro i termini stabiliti dalla legge. L'Ente è stato condannato al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Un contribuente ha ricevuto un accertamento sintetico per maggiori redditi. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) ha dichiarato inammissibile il suo appello per mancanza di specificità motivi di appello, pur avendo poi esaminato il merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. Ha stabilito che l'atto di appello era sufficientemente specifico, anche se conciso, poiché indicava chiaramente le ragioni di contestazione e le disponibilità finanziarie familiari. La sentenza della CTR è stata cassata con rinvio, affinché un altro giudice esamini il merito della controversia.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di accertamento a un contribuente dopo aver esaminato i suoi conti correnti bancari. Il contribuente ha contestato gli atti sostenendo la violazione del termine a difesa previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente. Il giudice di primo grado ha annullato gli atti impositivi per il mancato rispetto dei sessanta giorni di attesa tra la verifica e la notifica. In appello, il Fisco ha dimostrato l'inapplicabilità della garanzia in assenza di accessi fisici nei locali aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine dilatorio accertamento fiscale non opera per i controlli bancari a tavolino. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, rigettando le domande originarie del contribuente.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di danni a immobili causati da una condotta idrica difettosa. I proprietari avevano citato in giudizio sia il Consorzio di Irrigazione che il Comune. La Corte d'Appello aveva attribuito la responsabilità per cose in custodia al Comune, poiché l'intubazione e l'interramento del canale avevano trasferito a quest'ultimo il potere di controllo e manutenzione. La Cassazione ha confermato questa impostazione, stabilendo che la responsabilità ex art. 2051 c.c. spetta a chi ha l'effettiva disponibilità e controllo del bene, indipendentemente dalla proprietà. I ricorsi dei proprietari sono stati rigettati, confermando la responsabilità del Comune.
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Un lavoratore pubblico e due aziende private hanno ricevuto sanzioni per incarichi retribuiti senza autorizzazione. La questione centrale riguardava la decadenza sanzioni amministrative, ovvero se le sanzioni fossero state imposte entro i termini legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto che il termine iniziasse dalla trasmissione degli atti all'autorità amministrativa competente, ignorando l'indagine iniziale della polizia giudiziaria. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il dies a quo (il punto di partenza del termine) per la contestazione dell'illecito decorre da quando la prima autorità (anche di polizia) acquisisce elementi sufficienti, non solo dalla trasmissione formale all'autorità sanzionatoria. Il giudice deve valutare la ragionevolezza dei tempi di accertamento.
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I proprietari di un fondo agricolo hanno citato in giudizio l'affittuario per ottenere la risoluzione del contratto di affitto, il rilascio del terreno e il risarcimento dei danni per presunte opere non autorizzate. L'affittuario ha resistito chiedendo l'indennità per le migliorie apportate al fondo. Dopo le decisioni di merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo prima dell'adunanza di legittimità. I proprietari hanno depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione e l'affittuario vi ha aderito chiedendo la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese e l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti.
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Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda per ottenere la nullità di diversi contratti di somministrazione a termine e la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. Il lavoratore lamentava anche il superamento dei limiti temporali previsti dal contratto collettivo nazionale. I giudici di merito hanno respinto la domanda a causa del mancato rispetto dei termini di legge. L'impugnazione contratti a termine era infatti avvenuta con oltre un anno di ritardo rispetto alla scadenza dell'ultimo incarico. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto. Il decorso del termine di decadenza preclude ogni indagine di merito, inclusa la verifica del superamento dei limiti contrattuali.
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L'Autorità Fiscale ha contestato a un Commercialista e ai suoi clienti sanzioni per infedele dichiarazione, relative a crediti IVA non giustificati. Dopo che i primi giudici avevano derubricato la violazione e ridotto la sanzione, la Commissione Tributaria Regionale (CTR) ha respinto l'appello dell'Autorità Fiscale, ritenendolo inammissibile per mancanza di specificità e basato su un rinvio per relationem. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Autorità Fiscale. Ha stabilito che l'appello era ammissibile e che la CTR aveva commesso un errore procedurale, non esaminando il merito della questione principale. La sentenza della CTR è stata annullata, e il caso è stato rinviato a una diversa composizione della CTR per un nuovo esame della responsabilità del commercialista per infedele dichiarazione.
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Un Contribuente ha ricevuto un accertamento sintetico per maggiori redditi. Dopo un parziale accoglimento in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile il suo appello per mancanza di specificità motivi di appello tributario, ma ha comunque esaminato il merito 'ad abundantiam'. Il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che i motivi di appello erano sufficientemente specifici. Ha inoltre chiarito che un giudice non può dichiarare un appello inammissibile e poi pronunciarsi sul merito. La sentenza è stata annullata e la causa rinviata alla CTR per un nuovo esame del merito.
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Una società creditrice ha impugnato l'omologazione del piano di ristrutturazione aziendale di un gruppo debitore. La creditrice lamentava l'errata collocazione del proprio credito professionale tra i crediti chirografari invece che tra quelli privilegiati. Inoltre, la società sosteneva che gli altri creditori votanti non erano stati informati di questa contestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di concordato preventivo e informazione dei creditori, la trasparenza è garantita quando la contestazione del credito risulta espressamente dalla relazione del commissario e dai verbali dell'adunanza. Poiché tutti i votanti erano a conoscenza della disputa pendente, il voto espresso è stato pienamente consapevole e il decreto di omologazione resta valido.
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