Responsabilità Amministratori: il dovere di informazione non va in vacanza
La gestione di un istituto di credito comporta oneri di vigilanza estremamente rigorosi. La recente giurisprudenza ha ulteriormente chiarito i confini della Responsabilità Amministratori, sottolineando come il ruolo di consigliere non esecutivo non rappresenti affatto uno scudo contro le sanzioni delle autorità di vigilanza. Il cuore della questione risiede nel dovere di agire informati, un obbligo che persiste anche quando il manager non partecipa fisicamente alle riunioni decisionali.
Il caso dei finanziamenti per acquisto azioni
La vicenda trae origine da una sanzione irrogata per la violazione dell’art. 21 del Testo Unico della Finanza (TUF). L’autorità ha riscontrato irregolarità nella concessione di finanziamenti finalizzati all’acquisto di azioni della società capogruppo. Tali operazioni, spesso garantite da pegni senza l’applicazione di scarti prudenziali, avrebbero alterato il processo di investimento dei clienti, sfruttando la loro debolezza contrattuale. In questo contesto, la Responsabilità Amministratori emerge per non aver monitorato adeguatamente i segnali d’allarme provenienti dai sistemi di controllo interno.
Assenza al CdA e obbligo di informazione
Un punto cruciale della decisione riguarda l’efficacia esonerativa dell’assenza alle sedute del Consiglio di Amministrazione. La Corte ha stabilito che l’assenza volontaria non esclude la colpa. Gli amministratori hanno il dovere di attivarsi per ottenere informazioni e di intervenire qualora emergano criticità gestionali. La presunzione di colpa prevista dalla legge sulle sanzioni amministrative impone al manager l’onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per prevenire l’evento dannoso o di non aver potuto percepire i segnali di pericolo nonostante la diligenza richiesta dalla carica.
La natura delle sanzioni e il principio del favor rei
Il ricorrente ha tentato di invocare l’applicazione del principio del favor rei, sostenendo la natura sostanzialmente penale della sanzione amministrativa. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che le sanzioni pecuniarie in materia di intermediazione finanziaria (escluse quelle per manipolazione del mercato) mantengono natura amministrativa. Pertanto, si applica il principio del tempus regit actum: la validità della sanzione si valuta in base alla legge vigente al momento della violazione, senza possibilità di applicare retroattivamente norme successive più favorevoli.
Le motivazioni
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato esclusivamente il motivo relativo all’omessa pronuncia sulla riduzione della sanzione. Mentre ha confermato l’impianto accusatorio sulla Responsabilità Amministratori per la carenza di monitoraggio e l’inerzia davanti ai segnali di allarme, ha rilevato un vizio procedurale nel giudizio di appello. Il giudice di merito, infatti, aveva liquidato come non motivata la richiesta di riduzione della sanzione senza entrare nel merito della congruità della stessa rispetto ai criteri normativi. Questo silenzio viola il dovere del giudice di decidere su tutte le domande proposte dalle parti.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza riafferma un principio di rigore: chi accetta la carica di amministratore in una banca assume un dovere di vigilanza costante e proattivo. La Responsabilità Amministratori non viene meno per il solo fatto di non aver votato una specifica delibera, se l’inerzia complessiva ha permesso il verificarsi di violazioni normative. La parola passa ora nuovamente alla Corte d’Appello, che dovrà valutare se la sanzione di 10.000 euro sia proporzionata o se debba essere ridotta alla luce delle specifiche circostanze del caso.
L’assenza a una riunione del consiglio di amministrazione esonera l’amministratore da responsabilità?
No, l’amministratore non esecutivo ha il dovere di agire informato e di monitorare la gestione, indipendentemente dalla partecipazione fisica alle singole sedute.
Si applica il principio del favor rei alle sanzioni amministrative pecuniarie della CONSOB?
No, per le sanzioni amministrative vige il principio del tempo in cui è stato commesso il fatto, a meno che la legge non disponga diversamente.
Cosa succede se il giudice non risponde a una richiesta di riduzione della sanzione?
Si configura un vizio di omessa pronuncia che può portare all’annullamento della sentenza nella parte interessata e al rinvio per una nuova valutazione.