La responsabilità dell’amministratore anche senza poteri diretti
Essere membro di un consiglio di amministrazione comporta onori ma soprattutto oneri. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione lo ribadisce con forza, delineando i contorni della responsabilità dell’amministratore senza deleghe. La vicenda riguarda un consigliere di una nota banca, sanzionato pesantemente dalla Banca d’Italia per gravi carenze nell’organizzazione, nella gestione dei rischi e nei controlli interni. L’istituto di credito, infatti, era stato protagonista di operazioni molto rischiose, tra cui i cosiddetti ‘finanziamenti baciati’. Di fronte alla sanzione, il consigliere si è opposto, portando il caso fino all’ultimo grado di giudizio.
La difesa: ‘Non sapevo nulla e non avevo deleghe’
La linea difensiva del consigliere era apparentemente solida. In primo luogo, egli non era un amministratore esecutivo, cioè non aveva deleghe operative per la gestione quotidiana della banca. In secondo luogo, sosteneva che le attività illecite erano state scientificamente occultate dal management esecutivo. In pratica, la sua tesi era: ‘Come potevo intervenire su cose che non gestivo direttamente e che mi sono state nascoste?’. Secondo lui, la sua posizione non gli permetteva di avere un quadro completo e, quindi, non poteva essergli attribuita alcuna colpa per le irregolarità emerse.
Il dovere di vigilanza non è passivo
La Corte di Cassazione ha smontato completamente questa argomentazione. I giudici hanno chiarito che il ruolo di consigliere di amministrazione, anche se privo di deleghe, non è affatto una posizione onoraria o passiva. Al contrario, su ogni membro del consiglio grava un preciso ‘obbligo di agire informati’. Questo dovere non si esaurisce nel prendere atto delle informazioni fornite dai manager. L’amministratore deve attivarsi, chiedere chiarimenti, sollecitare approfondimenti e usare ogni strumento a sua disposizione per vigilare sull’andamento della società. L’assenza di deleghe operative non cancella la funzione fondamentale di supervisione strategica e di controllo sull’adeguatezza dell’intero sistema aziendale.
La conferma della responsabilità dell’amministratore senza deleghe
Il punto centrale della decisione è che l’occultamento delle informazioni da parte dei vertici esecutivi non costituisce una scusante automatica per gli amministratori non esecutivi. Anzi, per la Corte, questo fatto è la prova stessa del fallimento del sistema dei controlli interni. E la responsabilità di garantire l’efficacia di quel sistema ricade sull’intero consiglio di amministrazione. Il silenzio fraudolento dei manager è proprio una di quelle ‘smagliature’ che un consigliere diligente avrebbe dovuto percepire e affrontare, attivando i propri poteri di richiesta e di intervento. La responsabilità dell’amministratore senza deleghe si fonda proprio sulla mancata attivazione di fronte a segnali di allarme.
Le motivazioni: perché il silenzio dei vertici non salva il consigliere
La Corte ha spiegato che l’obbligo di vigilanza impone di verificare l’adeguatezza dei controlli interni, proprio per far emergere attività illecite eventualmente nascoste. Affidarsi ciecamente all’operato dei manager o delle funzioni interne, senza un approccio critico e proattivo, equivale a un’abdicazione delle proprie funzioni. Nel caso specifico, la dimensione sistemica delle irregolarità, come la numerosità delle operazioni e gli importi coinvolti, erano segnali di rischio che l’intero consiglio avrebbe dovuto cogliere. La colpa del consigliere non sta nell’aver compiuto l’illecito, ma nel non aver vigilato a sufficienza per prevenirlo o scoprirlo.
Le conclusioni: cosa insegna questa sentenza
Questa sentenza lancia un messaggio chiaro a chiunque ricopra un ruolo in un consiglio di amministrazione. La posizione non è un titolo, ma una funzione attiva che richiede diligenza, curiosità e un sano scetticismo. La responsabilità dell’amministratore senza deleghe è un principio cardine del diritto societario: non si può chiudere gli occhi e sperare che tutto vada bene. Bisogna agire, informarsi e, se necessario, intervenire. La passività, di fronte alla legge, è essa stessa una colpa. Banca d’Italia ha quindi vinto la causa e il consigliere è stato condannato a pagare la sanzione e le spese legali.
Un amministratore senza deleghe operative può essere ritenuto responsabile per illeciti aziendali?
Sì. La Cassazione ha confermato che anche gli amministratori non esecutivi hanno un inderogabile dovere di supervisione e di agire informati. La loro responsabilità sorge se non vigilano adeguatamente sull’assetto organizzativo e sui controlli interni.
Cosa significa ‘obbligo di agire informati’ per un consigliere?
Significa che non può limitarsi a ricevere passivamente le informazioni dai manager, ma deve attivarsi per ottenere tutti i dati necessari a svolgere la sua funzione di controllo, chiedendo chiarimenti e sollecitando interventi correttivi se individua segnali di rischio.
Se i manager nascondono le informazioni, l’amministratore senza deleghe è scusato?
No, non automaticamente. Secondo la Corte, l’occultamento delle informazioni è la prova del fallimento del sistema di controllo. L’amministratore è responsabile proprio per non aver garantito l’efficacia di tale sistema, che avrebbe dovuto far emergere le irregolarità.