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Liquidazione giudiziale: l’apertura della procedura

Il Tribunale ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale a seguito della rinuncia di quest’ultima alla precedente domanda di concordato preventivo. La decisione si fonda sull’accertato stato di insolvenza della debitrice e sul superamento della soglia debitoria minima prevista dalla legge, confermando la sussistenza di tutti i requisiti previsti dal Codice della Crisi d’Impresa.

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Pubblicato il 1 giugno 2026 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile

Liquidazione giudiziale: il passaggio dal concordato alla chiusura

La liquidazione giudiziale rappresenta l’esito definitivo per le imprese commerciali che, trovandosi in uno stato di crisi irreversibile, non riescono a portare a termine un percorso di risanamento. Una recente pronuncia del Tribunale ha analizzato il delicato passaggio tecnico che avviene quando un’azienda, inizialmente ammessa al concordato preventivo, decide di rinunciare a tale strumento in favore dell’apertura della liquidazione definitiva.

Il passaggio alla liquidazione giudiziale

Il caso in esame trae origine da una richiesta di apertura della procedura presentata da un professionista nei confronti di una società. Parallelamente, la stessa società era già impegnata in una procedura di concordato preventivo. Tuttavia, nel corso del procedimento, la debitrice ha depositato una nota formale con cui ha dichiarato di rinunciare alla domanda di concordato e di voler aderire all’istanza di apertura della liquidazione giudiziale.

Questa scelta ha comportato l’estinzione immediata della procedura di concordato pendente, permettendo al Tribunale di valutare esclusivamente la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di insolvenza. La rinuncia del debitore semplifica l’iter processuale, poiché elimina il conflitto tra diverse procedure concorsuali.

Requisiti della liquidazione giudiziale

Per poter dichiarare aperta la procedura, il Collegio ha verificato minuziosamente i criteri stabiliti dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII). In primo luogo, è stata accertata la competenza territoriale del tribunale, basata sulla sede legale della società. In secondo luogo, è stata confermata la natura di impresa commerciale della debitrice, requisito essenziale per l’applicabilità dell’art. 121 CCII.

Un elemento cruciale è stato il superamento delle soglie dimensionali dell’imprenditore minore. La documentazione ha infatti dimostrato che l’esposizione debitoria era ben superiore ai limiti previsti, rendendo la società pienamente soggetta alla liquidazione ordinaria. Inoltre, il debito scaduto e non pagato risultava superiore alla soglia minima di trentamila euro, condizione necessaria per procedere secondo l’art. 49 del Codice.

Le motivazioni

Il Tribunale ha fondato la propria decisione sulla palese sussistenza dello stato di insolvenza. Tale condizione è stata dedotta non solo dall’entità dei debiti accumulati, ma anche dalla dichiarazione esplicita della società stessa, la quale ha ammesso di non essere più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. La rinuncia al concordato è stata interpretata come la prova definitiva dell’impossibilità di percorrere strade alternative alla liquidazione del patrimonio.

I giudici hanno rilevato che, in assenza di circostanze di segno contrario che potessero far presagire un ritorno in bonis, l’unica tutela possibile per il ceto creditorio fosse l’apertura tempestiva della procedura concorsuale. La documentazione camerale e i bilanci hanno confermato l’insostenibilità della situazione finanziaria, portando alla necessaria nomina di un curatore per la gestione della crisi.

Le conclusioni

La sentenza si conclude con la formale dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale e la contestuale estinzione della procedura di concordato precedentemente avviata. Il Tribunale ha provveduto a nominare gli organi della procedura, ovvero il Giudice Delegato e il Curatore, fissando inoltre i termini per gli adempimenti burocratici della società fallita.

Tra le disposizioni impartite, spicca l’ordine al debitore di depositare entro tre giorni tutti i bilanci e le scritture contabili degli ultimi tre anni. È stata inoltre fissata l’udienza per l’esame dello stato passivo, momento fondamentale in cui i creditori potranno presentare le proprie domande di insinuazione per cercare di recuperare, almeno in parte, i propri crediti attraverso la vendita dei beni aziendali.

Cosa accade se un’azienda rinuncia alla procedura di concordato preventivo?
La procedura di concordato si estingue e, se sussistono i requisiti di insolvenza e le soglie di debito previste, il Tribunale dichiara l’apertura della liquidazione giudiziale su istanza dei creditori o del debitore stesso.

Qual è la soglia minima di debito per aprire una liquidazione giudiziale?
L’ammontare dei debiti scaduti e non pagati che risultano dagli atti deve essere complessivamente superiore a trentamila euro affinché il Tribunale possa emettere la sentenza di apertura.

Quali documenti deve consegnare il debitore dopo la sentenza di liquidazione?
Il debitore deve depositare entro tre giorni i bilanci, le scritture contabili e fiscali obbligatorie, i libri sociali, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e l’elenco completo dei creditori.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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