Licenza Scommesse: la Cassazione Sospende il Giudizio in Attesa della Corte UE
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza interlocutoria, ha messo in pausa un importante caso riguardante l’obbligo di possedere una licenza scommesse per i centri di trasmissione dati (CTD) affiliati a bookmaker esteri. Questa decisione strategica è stata presa per attendere una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea su una questione molto simile, evidenziando ancora una volta il complesso dialogo tra la normativa nazionale e i principi del diritto europeo.
I Fatti di Causa
Una società che gestiva un centro scommesse, operante come CTD per conto di un noto bookmaker straniero, è stata multata per 15.000 euro. La sanzione è stata irrogata perché l’esercizio, pur disponendo di apparecchi per l’intrattenimento regolarmente autorizzati, svolgeva attività di raccolta scommesse senza la specifica autorizzazione di polizia prevista dall’art. 88 del TULPS.
Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano annullato la sanzione. Secondo i giudici di merito, la normativa nazionale che imponeva tale licenza si poneva in contrasto con i principi UE di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi (artt. 49 e 56 TFUE). La motivazione si fondava sul presupposto che il bookmaker estero fosse stato illegittimamente escluso da precedenti gare per l’assegnazione delle concessioni in Italia, rendendo di fatto impossibile per i suoi affiliati ottenere la licenza richiesta.
Il Ricorso dell’Amministrazione e la questione della licenza scommesse
L’Amministrazione finanziaria ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, basando il ricorso su tre motivi principali. In sintesi, l’Ente sosteneva che:
- La normativa nazionale (art. 88 TULPS) era stata violata, poiché l’attività di scommesse richiede inequivocabilmente la licenza di polizia.
- La scelta del bookmaker di non partecipare alle gare pubbliche più recenti era una libera decisione imprenditoriale e non una conseguenza di una presunta discriminazione.
- I giudici di merito avevano erroneamente disapplicato la legge italiana, che, a dire dell’Amministrazione, è conforme al diritto dell’Unione Europea.
Le motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione non è entrata nel merito delle argomentazioni, ma ha adottato un approccio prudenziale. Gli Ermellini hanno rilevato che il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana aveva recentemente sollevato una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) su un caso quasi identico.
La questione posta alla CGUE è cruciale: si chiede se i principi del diritto UE ostino a una normativa nazionale che subordina l’apertura di un centro scommesse al possesso di una licenza scommesse, la quale a sua volta è condizionata all’esistenza di una concessione statale rilasciata al bookmaker di riferimento. Poiché la risposta della CGUE a questo quesito è direttamente rilevante per decidere il caso in esame, la Cassazione ha ritenuto necessario e opportuno sospendere il procedimento.
Le conclusioni
Con questa ordinanza interlocutoria, la Corte di Cassazione rinvia la causa a nuovo ruolo, in attesa della decisione della Corte di Lussemburgo. Questa scelta processuale congela la situazione attuale e dimostra la volontà di conformarsi all’interpretazione del diritto europeo che verrà fornita dalla CGUE. L’esito di migliaia di contenziosi simili in tutta Italia è ora legato a questa futura sentenza europea, che definirà una volta per tutte i limiti e le condizioni per l’applicazione della normativa nazionale sulla licenza scommesse ai centri affiliati a operatori transfrontalieri.
Perché il centro scommesse era stato multato?
Il centro è stato multato perché esercitava l’attività di raccolta di scommesse sportive senza essere in possesso della licenza di pubblica sicurezza richiesta dall’articolo 88 del TULPS, nonostante avesse installato apparecchi da intrattenimento regolarmente autorizzati.
Per quale motivo i giudici di primo e secondo grado avevano annullato la multa?
I giudici di merito hanno ritenuto che la normativa nazionale che imponeva la licenza fosse in contrasto con il diritto dell’Unione Europea, in particolare con i principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi. Hanno considerato che il bookmaker estero, a cui il centro era affiliato, fosse stato ingiustamente escluso da gare precedenti, rendendo impossibile ottenere la licenza.
Cosa ha deciso la Corte di Cassazione e perché?
La Corte di Cassazione ha deciso di sospendere il giudizio (rinvio a nuovo ruolo). Questa decisione è stata presa perché pende davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una questione pregiudiziale su un caso quasi identico, la cui risoluzione è fondamentale per decidere la controversia in esame in modo conforme al diritto UE.