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Fondo di garanzia INPS: Diffida non basta, il lavoratore perde

Un lavoratore si è visto negare il pagamento delle ultime tre mensilità dal Fondo di garanzia INPS perché la sua azione è stata ritenuta tardiva. Il lavoratore sosteneva che una diffida accertativa dell’Ispettorato del Lavoro fosse sufficiente a interrompere il termine di un anno per accedere al Fondo. La Corte di Cassazione ha stabilito il contrario: la diffida da sola non basta. Per tutelare il proprio diritto, il lavoratore deve compiere un vero e proprio atto di iniziativa giudiziale, come la notifica di un precetto. Poiché questo atto è stato compiuto oltre il termine, il ricorso del lavoratore è stato respinto, negandogli di fatto la tutela del Fondo.

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Pubblicato il 28 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 6834 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 6834/2023)

Quando il datore di lavoro non paga: il Fondo di garanzia INPS

La legge protegge i lavoratori anche quando l’azienda attraversa una crisi irreversibile e non riesce più a pagare gli stipendi. In questi casi interviene il Fondo di garanzia INPS, un meccanismo di tutela che si sostituisce al datore di lavoro insolvente per pagare il TFR e le ultime tre mensilità. Tuttavia, per accedere a questa protezione è necessario rispettare scadenze precise. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito quale atto è indispensabile per non perdere questo diritto.

I fatti del caso: una richiesta tardiva

Un Lavoratore non aveva ricevuto le ultime tre mensilità di stipendio dalla sua Azienda, che è stata poi dichiarata fallita. Il Lavoratore ha quindi chiesto all’INPS di attivare il Fondo di garanzia per ottenere le somme che gli spettavano. L’Ente Previdenziale, però, ha respinto la domanda. Il motivo era semplice: la richiesta era stata presentata troppo tardi. La legge, infatti, prevede un termine di un anno per far valere il proprio diritto. Il Lavoratore si è opposto, sostenendo di aver agito per tempo ottenendo una ‘diffida accertativa’ dall’Ispettorato del Lavoro contro l’Azienda.

La diffida accertativa è sufficiente per il Fondo di garanzia INPS?

Il punto centrale della questione era stabilire se la diffida accertativa, cioè l’ordine di pagamento emesso da un organo amministrativo come l’Ispettorato, potesse essere considerata un’azione idonea a interrompere il termine di un anno. Secondo la tesi del Lavoratore, quell’atto dimostrava la sua volontà di recuperare il credito e doveva quindi essere sufficiente a ‘salvare’ il suo diritto di accesso al Fondo. La legge, infatti, richiede che il lavoratore si attivi entro dodici mesi per far dichiarare l’insolvenza del datore o per far valere i suoi crediti.

Le motivazioni: perché la diffida non basta per il Fondo di garanzia INPS

La Corte di Cassazione ha dato torto al Lavoratore. I giudici hanno spiegato che per interrompere il termine annuale non basta un qualsiasi atto, ma è necessaria una vera e propria ‘iniziativa giudiziale’. La diffida accertativa, pur diventando un titolo esecutivo se il datore non si oppone, resta un atto di natura amministrativa. Non è un’azione intrapresa davanti a un giudice. L’atto che segna l’inizio di un’azione esecutiva, e che quindi ha valore giudiziale, è il precetto. Il precetto è l’intimazione formale di pagamento che il creditore notifica al debitore sulla base di un titolo esecutivo. Solo questo atto, secondo la Corte, dimostra in modo inequivocabile la volontà di agire in giudizio per recuperare il credito.

Le conclusioni: il lavoratore perde la tutela

Poiché il Lavoratore aveva notificato il precetto all’Azienda quando il termine di un anno era già scaduto, la sua richiesta di intervento al Fondo di garanzia INPS è stata definitivamente respinta. La Corte ha rigettato il suo ricorso. Questa decisione stabilisce un principio molto importante: per non perdere la tutela del Fondo, il lavoratore non può limitarsi a ottenere una diffida dall’Ispettorato. Deve compiere un passo successivo e avviare un’azione giudiziaria, notificando un precetto entro il termine di un anno. In caso contrario, rischia di perdere il diritto al pagamento delle sue ultime retribuzioni.

Cosa copre il Fondo di garanzia INPS?
Copre le ultime tre mensilità di stipendio e il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) quando il datore di lavoro è insolvente e non può pagare.

Entro quanto tempo devo agire per accedere al Fondo?
La richiesta di intervento del Fondo deve essere fatta rispettando il termine di un anno, che decorre da quando il credito è diventato esigibile.

Una diffida dell’Ispettorato del Lavoro è sufficiente per salvare il mio diritto?
No. Secondo questa sentenza, la sola diffida non basta. È necessario un atto di iniziativa giudiziale, come la notifica di un precetto, per interrompere validamente il termine di un anno.

Termini giuridici

Fondo di garanzia INPS
Un fondo gestito dall'INPS che interviene per pagare il TFR e le ultime tre mensilità di stipendio ai lavoratori quando il loro datore di lavoro è insolvente e non può pagare.
Diffida accertativa
Un provvedimento con cui l'Ispettorato del Lavoro, dopo aver verificato un credito del lavoratore, ordina al datore di lavoro di pagare le somme dovute.
Titolo esecutivo
Un documento ufficiale (come una sentenza o, in certi casi, una diffida) che permette di avviare un'azione forzata per recuperare un credito, ad esempio tramite pignoramento.
Precetto
Un atto formale con cui si intima al debitore di pagare una somma, sulla base di un titolo esecutivo, entro un breve termine, avvertendolo che in caso contrario si procederà con l'esecuzione forzata.
Insolvenza
La condizione di un'impresa che non è più in grado di pagare regolarmente i propri debiti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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