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Contratto di formazione e lavoro: l’Azienda rinuncia e paga

L’Azienda ha impugnato la sentenza d’appello che la condannava a pagare ai Lavoratori le differenze retributive per il mancato riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante un contratto di formazione e lavoro. Successivamente, l’Azienda ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, accettato senza riserve dai Lavoratori. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione precedente favorevole ai Lavoratori diventa definitiva, confermando il loro diritto a ricevere gli scatti biennali e i supplementi retributivi precedentemente negati.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il valore dell’anzianità nel contratto di formazione e lavoro

Quando si inizia a lavorare con un contratto di formazione e lavoro, spesso ci si chiede se quel periodo iniziale valga ai fini dell’anzianità di servizio. La questione è di fondamentale importanza per il calcolo degli scatti di stipendio e di altri benefici economici. Nel caso analizzato dalla Corte di Cassazione, due dipendenti hanno lottato per vedere riconosciuto il proprio diritto. La vicenda si è conclusa con una svolta procedurale che ha confermato la vittoria dei lavoratori, consolidando un principio fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori subordinati. Questo tipo di contratto, infatti, non deve essere considerato come una parentesi isolata, ma come l’inizio effettivo del percorso professionale all’interno dell’organizzazione aziendale.

La vicenda: il mancato riconoscimento degli scatti biennali

Due lavoratori hanno fatto causa all’Azienda per ottenere il pagamento delle differenze di stipendio. I dipendenti avevano lavorato per due anni, dal 1987 al 1989, con un contratto di formazione e lavoro. L’Azienda, tuttavia, non aveva calcolato questo biennio nel computo dell’anzianità di servizio complessiva. Di conseguenza, i lavoratori non avevano ricevuto i supplementi ai minimi salariali e gli scatti biennali (gli aumenti periodici dello stipendio legati al tempo di servizio). I giudici di merito, sia in primo grado che in appello, avevano dato ragione ai lavoratori, condannando l’Azienda al pagamento delle somme dovute. L’Azienda ha quindi deciso di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione per tentare di ribaltare la decisione e negare il pagamento di tali spettanze retributive, sostenendo che il periodo di formazione non dovesse essere equiparato al normale servizio effettivo.

Gli effetti della rinuncia al ricorso in Cassazione

Prima che i giudici della Cassazione potessero esprimersi sul merito della questione, l’Azienda ha compiuto un passo indietro. Ha infatti depositato un atto formale di rinuncia al ricorso (la dichiarazione con cui si rinuncia a proseguire l’azione legale). I lavoratori hanno accettato questa rinuncia senza alcuna condizione. Questo accordo ha spento sul nascere la discussione legale davanti alla Suprema Corte, portando all’estinzione del processo. Quando si verifica questa situazione, la sentenza emessa nel grado precedente diventa definitiva e non può più essere messa in discussione. La rinuncia rappresenta uno strumento utile per chiudere i contenziosi in modo rapido, evitando il rischio di una condanna alle spese di giudizio ancora più gravosa, soprattutto quando l’orientamento dei giudici appare ormai consolidato a favore della controparte.

Le motivazioni: perché il contratto di formazione e lavoro conta ai fini dell’anzianità

Le motivazioni della decisione si fondano sulla rinuncia al ricorso e sul valore del contratto di formazione e lavoro. Quando una parte rinuncia formalmente al ricorso e l’altra parte accetta, il giudice non può fare altro che dichiarare estinto il processo. Nel caso specifico, l’Azienda ha preferito non rischiare una pronuncia sfavorevole. La giurisprudenza è ormai orientata a ritenere che il periodo svolto con contratto di formazione e lavoro debba essere pienamente computato nell’anzianità di servizio, una volta che il rapporto si sia trasformato in un normale contratto a tempo indeterminato. Questo perché la formazione non cancella la natura subordinata del rapporto di lavoro. I diritti acquisiti durante la fase formativa devono quindi essere preservati e valorizzati nel calcolo di tutti gli istituti contrattuali successivi.

Le conclusioni: la vittoria dei lavoratori e la fine della controversia

Le conclusioni della vicenda sanciscono la piena vittoria dei lavoratori. Con l’estinzione del ricorso decisa dalla Cassazione, la sentenza della Corte d’Appello è diventata definitiva (passata in giudicato). L’Azienda dovrà quindi pagare tutte le differenze retributive richieste dai dipendenti per il mancato riconoscimento dell’anzianità legata al contratto di formazione e lavoro. Questa decisione dimostra come la persistenza dei lavoratori nel difendere i propri diritti possa portare a un risultato concreto e definitivo, costringendo i datori di lavoro a rispettare gli impegni economici previsti dalla legge. Chiunque si trovi in una situazione analoga può guardare a questo esito con ottimismo, sapendo che la legge tutela la continuità del rapporto di lavoro fin dal suo primo giorno.

Il periodo di formazione e lavoro conta per gli scatti di anzianità?
Sì, il periodo svolto con questo tipo di contratto deve essere calcolato nell’anzianità di servizio complessiva una volta che il rapporto diventa a tempo indeterminato.

Cosa succede se l’azienda rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il processo si estingue e la sentenza precedente, favorevole al lavoratore, diventa definitiva e non più impugnabile.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia concordata?
Se le parti si accordano sulla rinuncia e sulla compensazione delle spese, la Cassazione dichiara l’estinzione senza addebitare ulteriori costi alle parti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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