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Terzo elemento contrattuale: no ai neo-assunti

Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che riconosceva il “terzo elemento contrattuale” a dipendenti il cui contratto di formazione era stato convertito in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la contrattazione collettiva può legittimamente escludere da tale emolumento i lavoratori che non lo percepivano prima della sua soppressione. Il riconoscimento dell’anzianità maturata durante la formazione non conferisce automaticamente diritti a voci retributive mai percepite, evitando così una disparità di trattamento.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 29633 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 29633/2023)

Terzo elemento contrattuale e contratti di formazione: la Cassazione fa chiarezza

L’ordinanza n. 29633/2023 della Corte di Cassazione affronta una questione cruciale nel diritto del lavoro: il diritto al cosiddetto terzo elemento contrattuale per i lavoratori il cui contratto di formazione e lavoro è stato trasformato in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte ha stabilito un principio importante, differenziando la posizione di questi lavoratori da quella di coloro che erano già assunti a tempo indeterminato prima della modifica contrattuale.

I Fatti del Caso: La Controversia sull’Elemento Retributivo

Un gruppo di lavoratori di un’azienda di trasporti, assunti con contratto di formazione e lavoro prima del 1997 e successivamente stabilizzati, aveva richiesto il pagamento di una voce retributiva accessoria denominata “terzo elemento”. Questo emolumento era stato soppresso da un contratto collettivo nazionale (CCNL) del 1997, il quale, tuttavia, ne aveva garantito il mantenimento solo per i dipendenti che, a quella data, erano già in forza con un contratto a tempo indeterminato.

Sia il tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione ai lavoratori. Secondo i giudici di merito, il periodo di formazione doveva essere computato nell’anzianità di servizio totale, rendendo illegittima la loro esclusione dal beneficio e creando una discriminazione ingiustificata.

L’azienda, non condividendo tale interpretazione, ha proposto ricorso in Cassazione.

Il “terzo elemento contrattuale” e la conversione del contratto

La questione giuridica ruota attorno all’interpretazione degli effetti della trasformazione di un contratto di formazione in un contratto a tempo indeterminato. La legge prevede che il periodo di formazione sia valido ai fini dell’anzianità di servizio. Questo significa, ad esempio, che conta per il calcolo degli scatti di anzianità.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha specificato che questo principio non si estende automaticamente a tutti gli istituti contrattuali. Nel caso specifico, il terzo elemento contrattuale era una voce retributiva che i lavoratori in formazione non avevano mai percepito.

La Decisione della Corte di Cassazione e le motivazioni

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’azienda, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti. Secondo gli Ermellini, la clausola del CCNL che salvaguardava il “terzo elemento” solo per i già assunti a tempo indeterminato era legittima e non discriminatoria.

Le motivazioni della Corte si basano su alcuni punti fondamentali:

  1. Assenza di un diritto quesito: I lavoratori in formazione, al momento della soppressione dell’emolumento, non avevano mai ricevuto tale pagamento. Pertanto, non potevano vantare un “diritto quesito”, cioè un diritto già acquisito da preservare. La loro situazione non era comparabile a quella dei colleghi a tempo indeterminato che, senza la clausola di salvaguardia, avrebbero subito una decurtazione improvvisa della loro retribuzione.
  2. Il lavoratore trasformato è un “neo-assunto”: Sebbene l’anzianità di servizio maturata nel periodo formativo venga riconosciuta, per tutto il resto il lavoratore il cui contratto viene trasformato deve essere considerato come un “neo-assunto”. Questo significa che il suo rapporto di lavoro è regolato dalle condizioni contrattuali in vigore al momento della stabilizzazione, non da quelle precedenti.
  3. Finalità della norma contrattuale: La clausola del CCNL non mirava a discriminare, ma a proteggere i livelli retributivi di chi già godeva di quel beneficio, evitando un peggioramento economico. L’esigenza di tutela non si poneva per i lavoratori in formazione, che non avevano mai percepito quella specifica voce salariale.

Le conclusioni

L’ordinanza della Cassazione chiarisce che il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante un contratto di formazione non comporta un’equiparazione totale e retroattiva alla posizione dei lavoratori già assunti a tempo indeterminato. Le parti collettive possono legittimamente prevedere trattamenti differenti per tutelare diritti acquisiti, senza che ciò costituisca una violazione del principio di non discriminazione. Per i lavoratori, ciò significa che la trasformazione del contratto comporta l’applicazione delle condizioni economiche e normative vigenti in quel momento, senza poter rivendicare elementi retributivi soppressi in passato e mai percepiti.

La trasformazione di un contratto di formazione e lavoro in uno a tempo indeterminato dà automaticamente diritto a tutte le voci retributive dei lavoratori già assunti a tempo indeterminato?
No. Secondo la Corte, il lavoratore il cui contratto viene trasformato è soggetto alle condizioni contrattuali vigenti al momento della trasformazione. Non acquisisce automaticamente il diritto a voci retributive che sono state soppresse in passato e che non ha mai percepito, anche se tali voci sono state mantenute per chi era già dipendente a tempo indeterminato.

Il periodo di formazione e lavoro conta ai fini dell’anzianità di servizio?
Sì. Il periodo di formazione è computato nell’anzianità di servizio, ad esempio per la maturazione degli scatti di anzianità o di altri benefici connessi alla durata del rapporto. Tuttavia, questo non significa che il rapporto di lavoro si consideri a tempo indeterminato sin dall’inizio per tutti gli altri aspetti.

È discriminatorio un accordo collettivo che sopprime una voce retributiva ma la mantiene solo per i lavoratori che già la percepivano?
No, non è discriminatorio. La Corte ha stabilito che una tale clausola è legittima perché mira a tutelare un diritto acquisito e a prevenire un’improvvisa decurtazione dello stipendio per chi già beneficiava di quell’emolumento. La situazione dei lavoratori in formazione, che non avevano mai percepito tale voce, non è comparabile e quindi un trattamento differenziato è giustificato.

Termini giuridici

Contratto di formazione e lavoro
Un tipo di contratto di lavoro a tempo determinato che combina la prestazione lavorativa con un percorso di formazione professionale, finalizzato a favorire l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
Terzo elemento contrattuale
Una voce retributiva accessoria, prevista da specifici contratti collettivi, che si aggiunge alla paga base e ad altri elementi fissi dello stipendio.
Anzianità di servizio
Il periodo di tempo continuativo durante il quale un lavoratore ha prestato servizio per lo stesso datore di lavoro. È un fattore rilevante per la maturazione di alcuni diritti, come scatti di stipendio o ferie.
Diritto quesito
Un diritto che è già entrato a far parte del patrimonio giuridico di una persona e che non può essere modificato o eliminato da una nuova legge o da un nuovo contratto.
Ex tunc
Espressione latina che significa 'da allora'. In diritto, indica che gli effetti di un atto giuridico retroagiscono al momento in cui l'atto è stato compiuto, come se fossero sempre esistiti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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