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Cessione del Credito PA: l’assenso formale è decisivo

Una società di factoring agiva per il recupero di un credito ceduto da una casa di cura verso un’Azienda Sanitaria. Il contratto originario subordinava la cessione a un “assenso formale” dell’Azienda Sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che, avendo le parti richiamato contrattualmente la più stringente disciplina della contabilità di Stato, tale assenso doveva avere forma scritta per la validità (ad substantiam), non potendo essere sostituito da comportamenti concludenti come i pagamenti. Questa decisione chiarisce un punto fondamentale sulla cessione del credito PA quando vi sono specifiche clausole contrattuali.

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 29420 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 1 n. 29420/2023)

Cessione del Credito PA: L’Importanza dell’Assenso Formale Previsto dal Contratto

La cessione del credito PA è un’operazione comune, ma che nasconde insidie significative quando il debitore è un ente pubblico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: se il contratto originario richiede un “assenso formale” da parte dell’ente pubblico per rendere efficace la cessione, tale requisito non può essere ignorato né sostituito da comportamenti concludenti. Analizziamo insieme la vicenda e le importanti conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti di Causa

Una società di factoring, in qualità di cessionaria di crediti vantati da una casa di cura convenzionata, otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti di un’Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il pagamento di prestazioni sanitarie. L’ASL si opponeva al pagamento, eccependo, tra le altre cose, l’invalidità della cessione del credito.

La questione centrale ruotava attorno a una clausola del contratto tra la casa di cura e l’ASL, la quale stabiliva che la cessione dei crediti derivanti dal contratto stesso potesse essere accettata solo mediante “assenso formale” dell’ASL, richiamando espressamente gli articoli 69 e 70 del Regio Decreto sulla contabilità di Stato (R.D. n. 2440/1923).

La Corte d’Appello, pur riconoscendo la presenza di tale clausola, aveva ritenuto che l’assenso potesse desumersi dai pagamenti parziali effettuati dall’ASL direttamente alla società di factoring dopo la notifica della cessione. La questione è così giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Controversia sulla Validità della Cessione del Credito PA

Il cuore del problema legale era se la clausola contrattuale che richiedeva un “assenso formale” imponesse una forma scritta specifica per la sua validità (ad substantiam) o se, al contrario, l’accettazione potesse avvenire anche in modo tacito, attraverso un comportamento concludente come il pagamento.

L’ASL sosteneva che, avendo le parti volontariamente richiamato la normativa sulla contabilità di Stato, avevano inteso imporre un rigore formale che non ammetteva equipollenti. La società di factoring, invece, faceva leva sulla decisione della Corte d’Appello, che aveva dato peso alla sostanza dei rapporti (i pagamenti effettuati) piuttosto che alla forma.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dell’ASL, cassando la sentenza d’appello. Il ragionamento dei giudici supremi si è sviluppato attraverso i seguenti passaggi chiave:

  1. Inapplicabilità Automatica della Legge di Contabilità di Stato: In via generale, le norme speciali e più rigide previste dal R.D. 2440/1923 in materia di cessione di crediti si applicano solo alle amministrazioni statali, e non automaticamente a enti pubblici come le Aziende Sanitarie Locali.

  2. L’Autonomia Contrattuale delle Parti: Tuttavia, le parti, nell’esercizio della loro autonomia negoziale, sono libere di richiamare e rendere applicabile al loro rapporto una disciplina più stringente di quella prevista dal codice civile.

  3. L’Imposizione di un Quid Pluris: Nel caso di specie, inserendo la clausola sull'”assenso formale” e richiamando espressamente gli artt. 69 e 70 della legge di contabilità di Stato, le parti hanno volontariamente derogato alla disciplina codicistica (che ammette l’accettazione tacita) per imporre un requisito aggiuntivo e più severo (quid pluris): un’esplicita manifestazione di consenso in forma scritta.

  4. La Forma Scritta ad Substantiam: Questo richiamo contrattuale ha trasformato l’assenso in un atto che richiede la forma scritta ad substantiam, ovvero per la sua stessa validità. La Corte ha chiarito che, quando è richiesta una forma di questo tipo, essa non può essere sostituita da altri mezzi probatori né dal comportamento processuale o extraprocessuale delle parti. L’atto, per essere valido ed efficace, deve esistere in quella specifica forma.

Di conseguenza, i pagamenti effettuati dall’ASL, pur essendo avvenuti, non potevano sanare il vizio originario, ovvero la mancanza dell’atto formale di assenso richiesto dal contratto.

Le Conclusioni

La decisione della Cassazione stabilisce un principio di diritto di notevole importanza pratica per tutti gli operatori economici che intrattengono rapporti con la Pubblica Amministrazione. Anche quando non si tratta di un’amministrazione statale in senso stretto, è fondamentale analizzare con la massima attenzione le clausole contrattuali relative alla cessione del credito PA.

Se il contratto prevede requisiti di forma specifici, come un “assenso formale”, questi devono essere scrupolosamente rispettati. L’assenso deve essere ottenuto per iscritto e non si può fare affidamento su comportamenti successivi dell’ente per considerare valida ed efficace la cessione. In assenza della forma richiesta dal contratto, la cessione è inefficace nei confronti del debitore pubblico, con tutte le conseguenti e gravi implicazioni per il creditore cessionario.

Una cessione di credito verso un’Azienda Sanitaria Locale richiede sempre un’accettazione scritta?
No, non per legge. Le ASL non sono considerate amministrazioni statali e quindi non sono soggette di default alla legge di contabilità di Stato (R.D. 2440/1923), che lo prevede. La necessità di un’accettazione scritta dipende da ciò che è stabilito nel contratto.

Cosa succede se il contratto tra un’azienda e l’ASL prevede un “assenso formale” per la cessione del credito?
In questo caso, l’assenso formale diventa un requisito essenziale per l’efficacia della cessione. La Corte ha stabilito che, se le parti lo prevedono nel contratto, questo requisito assume valore di forma scritta ad substantiam, cioè è necessario per la validità stessa dell’accettazione.

Il pagamento di alcune somme da parte dell’ASL al nuovo creditore può sostituire l’assenso formale scritto?
No. Secondo la sentenza, se è richiesta una forma scritta ad substantiam per l’assenso, questa non può essere sostituita da comportamenti concludenti, come i pagamenti. L’atto formale è indispensabile e la sua mancanza non può essere sanata da azioni successive.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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