La cancellazione della società e il destino dei crediti contesi
La cancellazione della società dal registro delle imprese rappresenta l’atto finale della vita di un’impresa. Spesso questo passaggio avviene mentre sono ancora in corso cause legali per il recupero di somme di denaro. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce cosa accade ai crediti non ancora incassati quando i soci decidono di chiudere definitivamente l’attività. La decisione stabilisce un principio fondamentale: se i soci scelgono di cancellare l’azienda prima che il giudice abbia deciso sul credito, quella scelta equivale a una rinuncia definitiva. I soci non possono quindi ereditare la causa e proseguire il giudizio in proprio davanti ai giudici di legittimità.
Il caso originario: la lite tra catering e albergo
La vicenda nasce da un rapporto commerciale tra due realtà imprenditoriali. Un’azienda di catering stipula un contratto di somministrazione con una società alberghiera per fornire i pasti quotidiani agli ospiti della struttura. L’azienda di catering sostiene di non aver ricevuto il pagamento di quattro fatture per un valore complessivo di oltre centomila euro. Per questo motivo, ottiene un decreto ingiuntivo contro l’albergo.
La società alberghiera si oppone fermamente alla richiesta di pagamento. L’albergo sostiene di aver concesso in locazione all’azienda di catering la propria sala ristorante. Di conseguenza, chiede la compensazione tra il costo del catering e i canoni di affitto non pagati. Inoltre, l’albergo presenta le fatture del catering con la firma di quietanza del titolare, dimostrando di aver già saldato la parte restante del debito tramite acconti in contanti. Il tribunale accoglie l’opposizione dell’albergo e revoca l’ordine di pagamento.
La cancellazione della società durante il processo
L’azienda di catering decide di impugnare la decisione sfavorevole davanti alla Corte d’Appello. Durante lo svolgimento del secondo grado di giudizio, tuttavia, accade un evento decisivo. I soci dell’azienda di catering decidono di sciogliere la società tramite atto notarile. Essi scelgono di procedere alla cancellazione immediata dal registro delle imprese, senza avviare la formale fase di liquidazione.
Nell’atto notarile, i soci dichiarano che il credito conteso è ancora esistente e decidono di assegnarselo direttamente in parti uguali. La Corte d’Appello rigetta l’appello confermando la decisione del tribunale. A questo punto, i due soci superstiti decidono di agire in proprio e presentano ricorso in Cassazione per ottenere la riforma della sentenza d’appello e il riconoscimento del loro credito.
Le motivazioni della sentenza sulla cancellazione della società
I giudici della Corte di Cassazione dichiarano il ricorso dei soci del tutto inammissibile. La Corte fonda la propria decisione sulla natura del credito al momento della chiusura dell’attività. La cancellazione della società determina l’estinzione immediata del soggetto giuridico. Se la società decide di cancellarsi dal registro in pendenza di un giudizio, si presume che essa abbia rinunciato ai crediti incerti o illiquidi.
Il credito vantato dall’azienda di catering era fortemente contestato e sotto giudizio. I soci conoscevano perfettamente l’esito negativo del primo grado di giudizio. Scegliendo di cancellare l’azienda senza attendere la fine della causa e senza fare una regolare liquidazione, i soci hanno manifestato una volontà implicita di abbandonare la pretesa economica. La Cassazione spiega che non si può verificare un trasferimento del diritto ai soci se il credito non era certo e definito nel bilancio finale. Il generico accordo notarile di assegnazione del credito tra i soci non ha alcun valore di fronte a questa presunzione di rinuncia.
Le conclusioni sul caso della cancellazione della società
La decisione della Suprema Corte evidenzia i gravi rischi di una gestione affrettata delle chiusure aziendali. La cancellazione della società comporta la perdita definitiva dei crediti non ancora accertati dal giudice. I soci non possono aggirare questa regola assegnandosi il credito tramite accordi privati prima della cancellazione.
La Cassazione rigetta quindi il ricorso e condanna i soci al pagamento delle spese di giudizio, quantificate in oltre settemila euro. Chi intende recuperare un credito aziendale deve mantenere in vita la società fino alla conclusione definitiva del processo. La fretta di chiudere la partita IVA e cancellare l’impresa cancella anche i diritti processuali dei soci.
Cosa succede ai crediti in corso se si cancella la società?
Se la società viene cancellata volontariamente dal registro delle imprese, i crediti incerti o ancora in discussione davanti al giudice si considerano rinunciati e non passano ai soci.
I soci possono ereditare una causa per un credito non ancora accertato?
No, i soci non possono proseguire in proprio il giudizio per crediti illiquidi e incerti, poiché la cancellazione dell’impresa equivale a una rinuncia tacita a tali pretese.
Come si possono tutelare i crediti aziendali ancora in contestazione?
Per non perdere il diritto di riscuotere un credito conteso, è necessario evitare la cancellazione dell’impresa e mantenerla attiva fino alla sentenza definitiva.