Definizione
La rinuncia a un diritto che non avviene tramite una dichiarazione esplicita, ma si desume da un comportamento del titolare che è chiaramente incompatibile con la volontà di conservare ed esercitare quel diritto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 45 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 49% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 21%
- Rigettato 49%
- Inammissibile 14%
- Estinto 12%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Lavoro38%
- Civile Sez. 331%
- Civile Sez. 631%
Precedenti più richiamati
- Cass. 12156/2000in 7 provvedimenti
- Cass. 5240/2004in 7 provvedimenti
- Cass. 30930/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 30928/2022in 4 provvedimenti
- Cass. 7215/1991in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Ente postale ha richiesto al concessionario della riscossione tributi il pagamento di commissioni su conto corrente postale per i versamenti delle imposte locali eseguiti dai cittadini. Dopo un primo rinvio in Cassazione, i giudici di merito hanno riconosciuto il compenso solo per un arco temporale circoscritto. Per il periodo precedente, i giudici hanno ritenuto valido l'esonero concesso da una nota interna dell'ente, redatta su carta intestata. L'Ente postale ha quindi proposto un nuovo ricorso contestando il potere di firma del dirigente e la rinuncia alle somme. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso dell'operatore postale, confermando che l'atto di esenzione firmato dal funzionario vincola l'amministrazione e tutela l'affidamento del cliente.
Continua »
Un comproprietario ha richiesto al giudice di dichiarare l'acquisto esclusivo per usucapione di un terreno e di un fabbricato rurale. Tuttavia, prima di avviare il giudizio, lo stesso soggetto aveva acquistato tramite rogito notarile alcune quote dello stesso bene da altri comproprietari. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che la compravendita delle quote costituisce un pieno riconoscimento del diritto di proprietà altrui e determina una rinuncia tacita all'usucapione maturata. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questo orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. L'acquisto delle quote dimostra la consapevolezza di non essere unico proprietario, cancellando ogni pretesa di acquisto a titolo originario sull'intero immobile.
Continua »
Un Lavoratore ha chiesto la restituzione di un canone di locazione pagato in eccesso. L'Azienda locatrice ha presentato una domanda riconvenzionale per oneri non pagati dal Lavoratore. Durante il processo di primo grado, L'Azienda è stata cancellata dal registro delle imprese. Il Lavoratore ha sostenuto che ciò implicasse una rinuncia tacita al credito da parte dell'Azienda. La Corte d'Appello ha respinto questa tesi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la cancellazione di una società dal registro delle imprese comporta una rinuncia tacita al credito per le pretese non iscritte a bilancio, anche se non dichiarata formalmente in giudizio.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di rinuncia tacita al diritto riguardante il trasferimento di quote societarie. Un Socio aveva citato in giudizio il Fratello per ottenere il trasferimento della nuda proprietà di una quota, basandosi su una scrittura privata del 1984. Il Fratello sosteneva che il Socio avesse tacitamente rinunciato al diritto. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il diritto del Socio. Il Fratello ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che la Corte d'Appello non avesse valutato correttamente la prova della rinuncia tacita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la rinuncia tacita al diritto richiede comportamenti inequivocabili e non può essere desunta da semplice inerzia o silenzio.
Continua »
Un Ente locale ha citato in giudizio una Società commerciale per ottenere il rilascio di un'area occupata sul lungomare e il pagamento di un'indennità. La Società ha eccepito l'acquisto della proprietà per possesso ultraventennale. L'Ente ha sostenuto che una successiva proposta di accordo economico per ottenere una concessione di superficie costituisse una rinuncia tacita all'usucapione. I giudici di merito hanno accertato l'intervenuta usucapione e respinto la tesi della rinuncia, considerando che l'accordo era sottoposto a condizione mai avverata e mirava solo a evitare il contenzioso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e rigettato il ricorso dell'Ente, condannandolo alle spese di giudizio.
Continua »
L'Usufruttuaria cita in giudizio Il Figlio Occupante chiedendo la liberazione dell'abitazione e un risarcimento per occupazione senza titolo. Anni prima, L'Usufruttuaria aveva donato la nuda proprietà del terreno al figlio, il quale vi aveva costruito una casa, vendendola poi a L'Altro Figlio con menzione dell'usufrutto dei genitori. La Corte d'Appello accoglie le ragioni del figlio occupante, dichiarando l'estinzione del diritto per mancato esercizio ventennale. La Corte di Cassazione conferma la decisione e dichiara inammissibile il ricorso dell'Usufruttuaria. I giudici chiariscono che la semplice citazione dell'usufrutto nel contratto di vendita non costituisce rinuncia alla prescrizione del diritto di usufrutto, ma una mera indicazione dello stato dei registri. L'Usufruttuaria perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Un dipendente turnista ha richiesto il pagamento delle maggiorazioni retributive per la mezz'ora di pausa mensa prevista dal contratto collettivo nazionale di categoria. L'azienda si è opposta al versamento sostenendo che il lungo silenzio del dipendente e la prassi aziendale avessero determinato una rinuncia tacita del lavoratore al credito. I giudici di merito hanno respinto le difese aziendali, accertando che la mancata richiesta immediata non equivale ad abbandonare un diritto economico fondamentale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso del datore di lavoro e stabilendo che la semplice inerzia temporale non integra una rinuncia tacita del lavoratore, potendo al massimo condurre alla prescrizione del credito.
Continua »
Un dipendente ha ottenuto un decreto ingiuntivo per riscuotere le maggiorazioni retributive legate alla pausa mensa durante i turni lavorativi, come previsto dal contratto collettivo nazionale. L'azienda ha contestato il credito sostenendo che il prolungato silenzio del dipendente e una prassi interna configurassero una rinuncia tacita del lavoratore ai compensi maturati. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione della società e la Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. I giudici hanno chiarito che la semplice inerzia non costituisce abbandono del credito salariale, ma rileva unicamente ai fini della prescrizione ordinaria. Gli usi aziendali non possono mai derogare in senso peggiorativo ai contratti collettivi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso aziendale e condannato il datore di lavoro alle spese legali.
Continua »
Un dipendente addetto a turni avvicendati ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il proprio datore di lavoro per il pagamento degli arretrati relativi alla maggiorazione retributiva turno calcolata anche sulla mezz'ora di pausa refezione, come stabilito dal contratto collettivo nazionale. La società ha contestato la richiesta sostenendo che il prolungato silenzio del lavoratore costituisse una rinuncia tacita al credito e che la prassi aziendale escludesse tale compenso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda confermando le decisioni dei giudici di merito. I magistrati hanno ribadito che la semplice inerzia non costituisce rinuncia a un diritto economico e che gli usi aziendali non possono mai peggiorare il trattamento economico previsto dal contratto collettivo.
Continua »
Un lavoratore turnista ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo contro il proprio datore di lavoro per ottenere il pagamento della maggiorazione pausa mensa prevista dal contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici. L'azienda si è opposta al pagamento sostenendo che il prolungato silenzio del dipendente costituisse una rinuncia tacita al credito e che una prassi interna escludesse tale compenso. Sia i giudici di merito sia la Corte di Cassazione hanno respinto le tesi dell'azienda. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice ritardo o l'inerzia nell'avanzare una richiesta economica non cancellano il diritto del dipendente, il quale si estingue solo per prescrizione. Inoltre, le abitudini aziendali possono solo migliorare il trattamento economico stabilito dal contratto collettivo e mai peggiorarlo. L'azienda deve quindi pagare l'intero importo delle maggiorazioni arretrate e le spese legali.
Continua »
Un lavoratore turnista ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro la propria azienda per ottenere il pagamento della maggiorazione retributiva pausa mensa prevista dal contratto collettivo dei metalmeccanici. La società si è opposta sostenendo che il lungo silenzio del dipendente e la prassi aziendale consolidata costituissero una rinuncia tacita al compenso aggiuntivo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto le tesi difensive dell'impresa. I magistrati hanno stabilito che la semplice inerzia temporale del lavoratore non cancella i suoi crediti contrattuali. Inoltre, le consuetudini interne non possono mai peggiorare i trattamenti minimi garantiti dalla contrattazione collettiva. Il lavoratore ha vinto la causa e l'azienda deve pagare le differenze retributive maturate per i turni lavorativi.
Continua »
Una società di gestione balneare impugna un accertamento fiscale basato su contabilità parallela. Dopo i rigetti nei primi gradi, i contribuenti ricorrono in Cassazione. Il giudice propone la definizione accelerata del giudizio per inammissibilità del ricorso. Il difensore dei contribuenti deposita l'istanza per chiedere la decisione oltre il termine perentorio di quaranta giorni. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia tacita, poiché il ritardo equivale alla mancata presentazione dell'istanza. I contribuenti perdono definitivamente la causa e subiscono la condanna al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Un'azienda di catering chiedeva il pagamento di fatture a un albergo, il quale eccepiva l'avvenuta compensazione dei debiti. Durante la causa d'appello, la società creditrice veniva sciolta e cancellata dal registro delle imprese. I soci decidevano di proseguire autonomamente il giudizio ricorrendo in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio cardine stabilisce che la cancellazione della società dal registro delle imprese, effettuata volontariamente in pendenza di un giudizio su un credito incerto e illiquido, equivale a una rinuncia tacita a tale pretesa. Di conseguenza, non si verifica alcun trasferimento del diritto in capo ai soci, i quali perdono la legittimazione ad agire in giudizio per quel credito. I soci sono stati condannati a pagare le spese legali.
Continua »
Il GIP aveva respinto la richiesta del Conducente di sostituire la pena pecuniaria per guida in stato di ebbrezza con i lavori di pubblica utilità, ritenendo che la presenza della sospensione condizionale della pena ne impedisse l'accoglimento. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la richiesta di svolgere i lavori di pubblica utilità comporta una rinuncia tacita al beneficio della sospensione condizionale, data l'incompatibilità tra i due istituti. Di conseguenza, il giudice non può rigettare la domanda solo perché la pena era stata precedentemente sospesa. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova decisione.
Continua »
I proprietari di un immobile firmano un contratto preliminare di vendita, ma successivamente chiedono al giudice di dichiarare prescritto il diritto del compratore a ottenere il trasferimento della proprietà, essendo passati più di dieci anni. La Corte di Cassazione respinge la richiesta dei venditori. I giudici rilevano che, anche dopo la scadenza del termine, i venditori hanno continuato le trattative per sanare gli abusi edilizi dell'immobile, incaricando un tecnico comune, e hanno richiesto al compratore il rimborso delle tasse sulla casa. Questi comportamenti costituiscono una rinuncia tacita alla prescrizione, poiché sono del tutto incompatibili con la volontà di estinguere il diritto del compratore. Di conseguenza, il contratto preliminare resta valido e vincolante.
Continua »
Due debitori ricevevano un prestito con l'accordo di pagare interessi annuali e restituire il capitale a richiesta. Dopo anni di pagamenti dei soli interessi, gli eredi della creditrice chiedevano la restituzione del capitale. I debitori eccepivano la prescrizione del debito. La Corte d'Appello riteneva che il pagamento degli interessi fino al 2007 costituisse una rinuncia tacita alla prescrizione. La Cassazione ha invece chiarito che l'obbligo di pagare gli interessi è autonomo rispetto a quello di restituire il capitale. Pertanto, pagare gli interessi non comporta automaticamente la rinuncia a far valere la prescrizione del debito principale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Due vicini stipulano nel 1960 un accordo per una servitù reciproca di costruzione sul confine. Nel 1984, uno dei proprietari firma il progetto edilizio dell'altro. Successivamente, i nuovi acquirenti pretendono di edificare sul confine, ma i vicini si oppongono eccependo la prescrizione ventennale del diritto, maturata nel 1980. La Corte d'Appello ritiene che la firma sul progetto nel 1984 costituisca una rinuncia tacita alla prescrizione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la semplice firma su un progetto edilizio altrui non configura una rinuncia tacita alla prescrizione, poiché manca un comportamento incompatibile assoluto e inequivocabile che dimostri la consapevolezza dell'avvenuta estinzione del diritto. La Suprema Corte rigetta quindi la domanda dei costruttori, dichiarando prescritto il diritto di servitù.
Continua »
Un'Azienda in concordato preventivo si opponeva alla richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il debito fosse prescritto. Tuttavia, il legale dell'Azienda aveva avviato trattative per saldare il debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo comportamento costituisce una valida **rinuncia tacita alla prescrizione**. Secondo i giudici, l'avvocato che gestisce gli interessi dell'Azienda nella procedura di concordato ha il potere di compiere atti che implicano il riconoscimento del debito. Di conseguenza, l'Azienda ha perso la causa ed è stata condannata a pagare quanto dovuto, poiché la prescrizione non era più opponibile.
Continua »
Una società acquirente, dopo la mancata presentazione dei venditori al rogito, non ha utilizzato subito la clausola risolutiva espressa prevista nel contratto. Al contrario, ha atteso tre anni prima di convocarli nuovamente. La Cassazione ha stabilito che questo comportamento equivale a una rinuncia tacita alla clausola. La seconda convocazione ha dimostrato un interesse a proseguire il rapporto, annullando di fatto il diritto alla risoluzione automatica per il primo inadempimento. Di conseguenza, la richiesta di risoluzione della società è stata respinta, poiché il suo comportamento ha neutralizzato l'efficacia della clausola risolutiva espressa.
Continua »
Una moglie aveva acquisito per usucapione la metà di un terreno di proprietà del marito. Anni dopo, il marito dona l'intero terreno al figlio e la moglie partecipa all'atto notarile, dichiarando che il bene era personale del marito. Il figlio sosteneva che questa dichiarazione fosse una rinuncia all'usucapione. La Corte di Cassazione ha stabilito il contrario: la **rinuncia all'usucapione** non si presume e deve essere inequivocabile. La dichiarazione della moglie riguardava solo il titolo di acquisto del marito, non il possesso da lei esercitato. Di conseguenza, la donazione è stata confermata parzialmente nulla, perché il marito ha donato una quota di cui non era più proprietario.
Continua »