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Aliunde Perceptum: Meno Risarcimento se il Lavoratore Lavora

Una lavoratrice ottiene la reintegra dopo un licenziamento giudicato nullo. L’azienda, però, si oppone al pieno risarcimento sostenendo che la dipendente abbia trovato un altro lavoro. La Corte di Appello respinge questa difesa perché presentata in ritardo. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l’**aliunde perceptum**, ovvero il reddito percepito altrove, non è un’eccezione da sollevare entro termini rigidi. Il giudice deve sempre valutare questa circostanza per calcolare il corretto ammontare del risarcimento, anche se la richiesta dell’azienda è tardiva. Di conseguenza, il caso torna in Appello per un nuovo calcolo del danno.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 12062 Anno 2026
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 12062 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 12062/2026)

Licenziamento illegittimo e nuovo lavoro: come cambia il risarcimento?

La dichiarazione di nullità di un licenziamento comporta, di regola, il diritto del lavoratore alla reintegra nel posto di lavoro e al risarcimento del danno. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione interviene su un aspetto cruciale: cosa succede se, nel frattempo, il lavoratore ha trovato un’altra occupazione? La questione ruota attorno al concetto di aliunde perceptum, un principio che può ridurre significativamente l’importo che l’azienda è tenuta a versare. Questo caso specifico offre un chiarimento fondamentale su come e quando il datore di lavoro può far valere questa circostanza.

La vicenda: un licenziamento ritorsivo

I fatti iniziano con una decisione drastica. Un’Azienda licenzia una Lavoratrice per giustificato motivo oggettivo. La Lavoratrice impugna il licenziamento, sostenendo che fosse ingiusto e, soprattutto, ritorsivo. Secondo la sua difesa, il vero motivo del recesso non era una crisi aziendale, ma una vendetta per il suo rifiuto di accettare un accordo su precedenti richieste di inquadramento superiore. I giudici di primo e secondo grado le danno ragione. Accertano la nullità del licenziamento e condannano l’Azienda a reintegrare la dipendente e a pagarle tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino alla reintegra effettiva.

Il nodo dell’aliunde perceptum in Appello

Durante il processo di appello, l’Azienda introduce un nuovo elemento. Sostiene che la Lavoratrice, dopo il licenziamento, ha svolto altre attività lavorative e ha quindi percepito altri redditi. Chiede, di conseguenza, di detrarre tali somme dal risarcimento dovuto. La Corte d’Appello, però, dichiara questa richiesta inammissibile. La considera un’eccezione tardiva, ovvero una difesa che doveva essere presentata nel primo grado del giudizio e non per la prima volta in appello. La questione arriva così all’esame della Corte di Cassazione.

Le motivazioni: l’aliunde perceptum non è un’eccezione in senso stretto

La Corte di Cassazione ribalta completamente la visione dei giudici d’appello. Il punto centrale della decisione è la natura giuridica dell’aliunde perceptum. I giudici supremi chiariscono che la richiesta di detrarre i guadagni alternativi del lavoratore non è un’eccezione in senso stretto. Non è, cioè, una di quelle difese che la legge impone di sollevare entro scadenze perentorie. Al contrario, si tratta di un’eccezione in senso lato. Questo significa che il giudice ha il dovere di tenerne conto ogni volta che i fatti relativi a un nuovo impiego emergono nel processo, indipendentemente da una formale e tempestiva richiesta della parte. Il calcolo del danno, infatti, deve corrispondere alla perdita effettivamente subita dal lavoratore. Se questa perdita è stata in parte o del tutto annullata da nuovi guadagni, il risarcimento deve essere ridotto di conseguenza per non trasformarsi in un ingiustificato arricchimento.

Le conclusioni: il datore di lavoro può sempre provare i nuovi redditi

La Corte di Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell’Azienda. La sentenza della Corte d’Appello è stata annullata e il caso è stato rinviato a quest’ultima per una nuova decisione. I nuovi giudici dovranno ora esaminare nel merito le prove presentate dall’Azienda riguardo ai redditi alternativi della Lavoratrice. Non potranno più ignorare la questione dell’aliunde perceptum solo perché sollevata in una fase avanzata del processo. Questo principio rafforza l’idea che il risarcimento del danno da licenziamento illegittimo deve avere una funzione riparatoria, non punitiva. Il suo scopo è compensare il pregiudizio economico reale, tenendo conto di tutte le circostanze concrete, inclusa la capacità del lavoratore di ricollocarsi sul mercato del lavoro.

Cos’è l’aliunde perceptum in un licenziamento?
È un’espressione latina che si riferisce ai redditi guadagnati dal lavoratore con un nuovo impiego dopo essere stato licenziato. Questi importi vengono detratti dal risarcimento che il precedente datore di lavoro deve pagare per il licenziamento illegittimo.

Il datore di lavoro può chiedere di ridurre il risarcimento per la prima volta in appello?
Sì. Secondo la Cassazione, la richiesta di considerare l’aliunde perceptum non è un’eccezione soggetta a scadenze rigide. Pertanto, il giudice deve valutarla anche se viene sollevata per la prima volta nel giudizio di appello, purché i fatti siano provati.

Cosa significa che la Cassazione ‘cassa con rinvio’?
Significa che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza precedente e ha ordinato a un altro giudice (in questo caso, la Corte d’Appello con una diversa composizione) di riesaminare il caso, applicando il principio di diritto che la stessa Cassazione ha stabilito.

Termini giuridici

Aliunde perceptum
Espressione latina che indica i redditi che il lavoratore licenziato ha guadagnato da un'altra attività lavorativa. Questi importi possono essere detratti dal risarcimento del danno dovuto dal precedente datore di lavoro.
Eccezione in senso stretto
Una difesa che, per legge, deve essere sollevata esplicitamente dalla parte interessata entro precisi termini processuali. Se non viene sollevata in tempo, il giudice non può considerarla.
Eccezione in senso lato
Una difesa che il giudice può prendere in considerazione anche di sua iniziativa, purché i fatti su cui si basa siano già stati introdotti nel processo, senza che la parte debba sollevarla entro termini rigidi.
Cassare con rinvio
Decisione con cui la Corte di Cassazione annulla la sentenza di un giudice precedente e rimanda il caso allo stesso giudice (in diversa composizione) per una nuova valutazione, che dovrà seguire il principio di diritto stabilito dalla Cassazione stessa.
Giustificato motivo oggettivo
Causa di licenziamento legata a ragioni economiche, produttive o organizzative dell'azienda, come una crisi aziendale o la soppressione di una specifica mansione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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