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Falsa Dichiarazione in Interrogatorio: La Cassazione Conferma la Condanna

Una persona è stata condannata per aver reso una falsa dichiarazione in interrogatorio. Durante un interrogatorio delegato dalla polizia giudiziaria, ha affermato di non avere precedenti penali, nonostante avesse due condanne in esecuzione. La Corte d’Appello ha confermato la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, ribadendo che mentire sui propri precedenti penali in un interrogatorio, anche se non obbligatorio rispondere, costituisce reato. La condanna è stata quindi confermata, con l’obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 26440 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 5 n. 26440/2022)

La Falsa Dichiarazione in Interrogatorio: Quando Mentire sui Precedenti Penali Diventa Reato

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale per chi si trova a rispondere alle domande delle autorità. La falsa dichiarazione in interrogatorio sui propri precedenti penali non è un’azione impunita, anche se non si è obbligati a rispondere a quella specifica domanda. Questo principio ribadisce l’importanza della verità nelle dichiarazioni rese durante un procedimento penale. La decisione sottolinea come la consapevolezza di mentire sia sufficiente a configurare il reato, senza che rilevi l’eventuale convinzione errata sulla non rilevanza giuridica delle proprie condanne.

Il Caso: Una Falsa Dichiarazione in Interrogatorio con Conseguenze

Una persona, che chiameremo “L’Indagato”, si è trovata coinvolta in un procedimento penale. Durante un interrogatorio condotto dalla polizia giudiziaria, su delega del Pubblico Ministero, L’Indagato ha dichiarato di non aver mai riportato condanne, né in Italia né all’estero. Questa affermazione si è rivelata falsa. In realtà, L’Indagato aveva già due condanne in corso di esecuzione, scontate in regime di affidamento in prova.

Il Percorso Giudiziario: Dalla Condanna alla Cassazione

Il Tribunale ha condannato L’Indagato per il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulle proprie qualità personali (Art. 495 del Codice Penale). La Corte d’Appello di Milano ha successivamente confermato questa condanna. L’Indagato ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la presenza dell’elemento soggettivo del reato (cioè l’intenzione di mentire) e sostenendo che il fatto fosse inoffensivo o di particolare tenuità.

L’Obbligo di Verità e la Falsa Dichiarazione in Interrogatorio

La difesa di L’Indagato ha sostenuto che non vi fosse l’obbligo di rispondere ai quesiti sui precedenti penali. È vero che l’articolo 66, comma 1, del Codice di Procedura Penale limita l’obbligo di rispondere alle sole generalità e alle domande strettamente legate all’identificazione. Le domande sui precedenti penali, invece, sono previste dall’articolo 21 delle disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Penale. La giurisprudenza ha però chiarito un punto cruciale. Chi viene interrogato può scegliere di non rispondere a domande sui precedenti penali senza incorrere in responsabilità. Tuttavia, se decide di rispondere, deve farlo in modo veritiero. Una falsa dichiarazione in interrogatorio in questo contesto configura il reato.

L’Elemento Soggettivo del Reato: La Consapevolezza di Mentire

L’Indagato ha cercato di far valere la propria convinzione che i reati fossero estinti o che la sua situazione giuridica fosse diversa. La Corte di Cassazione ha respinto questa argomentazione. I giudici hanno sottolineato che L’Indagato era pienamente consapevole di avere condanne in corso. La sua affermazione di non avere precedenti era quindi una menzogna intenzionale. La legge non ammette ignoranza o interpretazioni personali quando si tratta di dichiarare la verità su fatti oggettivi come le proprie condanne. La consapevolezza di dichiarare il falso è sufficiente per l’elemento soggettivo del reato.

Le Motivazioni: Perché la Falsa Dichiarazione in Interrogatorio è un Reato Grave

La Corte ha ritenuto infondate le doglianze relative all’inoffensività o alla particolare tenuità del fatto. La condotta di L’Indagato, con la sua falsa dichiarazione in interrogatorio, ha effettivamente leso il bene giuridico protetto dalla norma penale. Questo bene è la fede pubblica, ovvero la fiducia che i cittadini e le istituzioni ripongono nell’autenticità e nella veridicità di certi atti e dichiarazioni. Mentire sui propri precedenti penali mina questa fiducia e può influenzare decisioni importanti all’interno del procedimento giudiziario. La gravità del fatto non è stata considerata minima, proprio per l’impatto potenziale sulla corretta amministrazione della giustizia.

Le Conclusioni: Condanna Confermata per la Falsa Dichiarazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo significa che le motivazioni presentate dalla difesa non erano valide o non erano state sollevate correttamente nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna per la falsa dichiarazione in interrogatorio è diventata definitiva. L’Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 Euro a favore della Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce con forza che la verità è un pilastro fondamentale nel sistema giudiziario e che le dichiarazioni mendaci, anche se su aspetti non obbligatoriamente da rivelare, comportano gravi conseguenze penali.

Sono obbligato a rispondere a tutte le domande durante un interrogatorio?
No, non è obbligatorio rispondere a tutte le domande. L’obbligo riguarda solo le generalità e quelle strettamente necessarie all’identificazione. Per altre domande, come i precedenti penali, si può scegliere di non rispondere senza incorrere in sanzioni.

Cosa succede se mento sui miei precedenti penali in un interrogatorio?
Se si sceglie di rispondere a domande sui precedenti penali e si dichiara il falso, si commette il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale, previsto dall’Art. 495 del Codice Penale, con conseguenze penali.

La mia ignoranza sulla legge può giustificare una falsa dichiarazione?
No, l’ignoranza della legge non è una giustificazione valida. La consapevolezza di dichiarare il falso su fatti oggettivi, come l’esistenza di condanne, è sufficiente per configurare l’elemento soggettivo del reato, anche se si crede erroneamente che la condanna non sia più rilevante.

Termini giuridici

Elemento soggettivo del reato
Indica l'intenzione (dolo) o la negligenza (colpa) con cui una persona commette un reato. Senza di esso, il reato non può esistere.
Inoffensività del fatto
Si verifica quando un'azione, pur corrispondendo alla descrizione di un reato, non causa alcun danno reale o pericolo per il bene protetto dalla legge.
Tenuità del fatto
Una causa di non punibilità che si applica quando il reato è considerato di lieve entità, per le modalità della condotta o per il danno minimo causato.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico a cui vengono versate le somme derivanti da sanzioni pecuniarie penali, come le multe o le ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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