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Parcella del professionista: no al raddoppio del compenso

Il Professionista ha richiesto il pagamento delle proprie spettanze per la progettazione di un immobile. Dopo aver inviato una prima parcella del professionista approvata dall’Ordine, ha presentato una seconda richiesta economica molto più elevata. I giudici di merito hanno liquidato solo la somma originaria, basandosi sulla perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in caso di invio di una seconda parcella del professionista per le stesse attività, il giudice deve valutare quale richiesta sia realmente giustificata e congrua rispetto alle tariffe professionali e al lavoro svolto.

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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 995 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 2 n. 995/2022)

Il caso della parcella del professionista e la richiesta di ricalcolo

Un professionista riceve dall’azienda l’incarico di progettare un complesso immobiliare. Dopo aver svolto il lavoro, il professionista invia una prima richiesta di pagamento. Questa prima parcella del professionista ottiene anche il parere favorevole di congruità da parte del suo Ordine professionale. Successivamente, però, il professionista decide di inviare una seconda richiesta economica, con cifre decisamente più alte, sostenendo che la prima fosse solo provvisoria. L’azienda si oppone a questo aumento e decide di pagare solo la cifra inizialmente concordata e validata. Da qui nasce una complessa battaglia legale che arriva fino alla Corte di Cassazione.

Il contrasto tra la prima e la seconda richiesta economica

Il nodo centrale della vicenda riguarda la possibilità per un lavoratore autonomo di modificare le proprie pretese economiche in un secondo momento. Il professionista sosteneva che la prima nota spese fosse solo una bozza provvisoria, inviata all’Ordine per ottenere il parere di congruità (la verifica di correttezza delle tariffe). Di conseguenza, riteneva pienamente legittimo richiedere una somma maggiore con la seconda nota. Al contrario, l’azienda sosteneva che la prima richiesta fosse definitiva e che la seconda fosse solo un tentativo strumentale di ottenere più denaro dopo l’inizio delle verifiche tecniche del consulente del tribunale.

Il ruolo della perizia tecnica nella decisione dei giudici

Per risolvere la questione, i giudici si sono affidati a una consulenza tecnica d’ufficio (una perizia svolta da un esperto nominato dal tribunale). Questo esperto ha analizzato nel dettaglio ogni singola attività svolta dal progettista. La perizia ha confermato che la prima richiesta economica era corretta e proporzionata al lavoro effettivamente svolto con la dovuta diligenza. Al contrario, le richieste aggiuntive, come le maggiorazioni per l’urgenza o il compenso per la certificazione antincendio, non sono state ritenute valide. La certificazione antincendio, infatti, non era stata rilasciata a causa di errori presenti nel progetto stesso.

Le motivazioni della sentenza sulla parcella del professionista

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del progettista, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito un principio fondamentale. Se un lavoratore autonomo presenta una parcella del professionista e poi ne invia una seconda più alta per le stesse attività, il giudice non deve accettare automaticamente la richiesta maggiore. Il magistrato ha il dovere di valutare quale delle due richieste sia realmente giustificata. Questa valutazione deve basarsi sui parametri delle tariffe professionali e sull’effettivo lavoro svolto. L’unica eccezione si verifica se una delle due richieste è vincolante perché frutto di un accordo scritto precedente o perché accettata espressamente dal cliente. Nel caso specifico, la prima richiesta era quella corretta e congrua, mentre la seconda non aveva alcun fondamento oggettivo.

Le conclusioni sul caso della parcella del professionista

La decisione della Suprema Corte stabilisce che il professionista non può aumentare arbitrariamente le proprie richieste economiche dopo aver già quantificato il proprio compenso. Il cliente ha il diritto di fare affidamento sulla prima richiesta, a meno che non vi siano validi motivi o accordi diversi che giustifichino una variazione. Il professionista che ha perso la causa è stato condannato a pagare tutte le spese del giudizio, oltre a un ulteriore contributo economico allo Stato. Questa sentenza evidenzia l’importanza di definire con estrema chiarezza i compensi fin dall’inizio del rapporto di lavoro, evitando modifiche successive che potrebbero essere considerate ingiustificate o strumentali dai giudici.

Un professionista può inviare una seconda parcella con un importo più alto?
Sì, ma il giudice deve valutare quale delle due richieste sia realmente giustificata e congrua rispetto al lavoro svolto e alle tariffe professionali.

Cosa succede se la prima parcella ha ottenuto il parere di congruità dell’Ordine?
Il parere di congruità rafforza la validità della prima richiesta, rendendo più difficile per il professionista giustificare un successivo aumento per le stesse attività.

Le maggiorazioni per l’urgenza sono sempre dovute al progettista?
No, le maggiorazioni per l’urgenza richiedono un accordo specifico tra le parti o una modifica contrattuale scritta che riduca i tempi di consegna.

Termini giuridici

C.T.U.
Consulenza Tecnica d'Ufficio (perizia ordinata dal giudice e svolta da un esperto esterno per chiarire aspetti tecnici del caso).
Parere di congruità
Valutazione espressa dall'Ordine professionale che attesta la correttezza delle tariffe applicate dal professionista.
Messa in mora
Atto formale con cui il creditore intima al debitore di adempiere alla propria obbligazione.
Ratio decidendi
La ragione principale o il principio giuridico su cui si fonda la decisione del giudice.
Contributo unificato
Tassa statale obbligatoria per iscrivere una causa a ruolo in tribunale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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