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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: la condanna è definitiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un uomo condannato per il reato di lesioni personali ai danni di un altro soggetto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano la semplice ripetizione di quanto già dedotto e respinto in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna penale e al risarcimento del danno in favore della parte civile, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 16 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28095 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 28095/2023)

Quando ripetere gli stessi argomenti porta all’inammissibilità del ricorso per Cassazione

La giustizia richiede precisione e rispetto delle regole procedurali. Quando si decide di impugnare una sentenza davanti alla Suprema Corte, non è sufficiente manifestare il proprio dissenso. La legge esige che l’atto di impugnazione contenga critiche specifiche e mirate contro la decisione del giudice precedente. In caso contrario, il rischio concreto è quello di incorrere nella immediata inammissibilità del ricorso per Cassazione, con conseguenze economiche e legali pesanti per il ricorrente.

La vicenda in esame nasce da un grave episodio di violenza fisica. Il Tribunale di primo grado aveva condannato due soggetti per il reato di lesioni personali ai danni di un cittadino. Oltre alla sanzione penale stabilita dalla legge, il giudice di primo grado aveva stabilito l’obbligo di risarcire i danni subiti dalla vittima, la quale si era regolarmente costituita come parte civile nel processo per ottenere giustizia.

I condannati avevano proposto appello contro questa decisione, ritenendola ingiusta. Tuttavia, la Corte di Appello aveva confermato interamente la responsabilità penale e civile degli imputati, ritenendo le prove raccolte del tutto sufficienti a dimostrare la colpevolezza. Uno dei due condannati ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, sperando in un ribaltamento del verdetto.

Il vizio della ripetizione e l’inammissibilità del ricorso per Cassazione

La Suprema Corte ha analizzato i motivi presentati dal ricorrente per verificare la loro fondatezza. I giudici hanno subito riscontrato un difetto fondamentale nell’atto documento depositato dal difensore dell’imputato. I motivi di ricorso si limitavano a riprodurre in modo identico le stesse lamentele già sollevate davanti alla Corte di Appello, senza considerare le risposte fornite da quest’ultima.

Questo comportamento processuale rende l’atto non specifico e quindi nullo dal punto di vista pratico. La legge stabilisce che il ricorso deve contrastare direttamente le motivazioni fornite dal giudice di secondo grado. Ripetere semplicemente la difesa precedente, ignorando le risposte già fornite dalla Corte di Appello, equivale a non presentare affatto un ricorso valido. I motivi diventano solo apparenti e non reali, privando l’impugnazione della sua funzione essenziale.

Le motivazioni della decisione sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione

I giudici della settima sezione penale hanno chiarito che il ricorso deve assolvere a una funzione critica documentata e non può essere una semplice formalità. L’atto deve indicare con assoluta precisione i punti della decisione d’appello che si ritengono errati e spiegare le ragioni giuridiche del dissenso in modo logico e coerente.

La pedissequa reiterazione delle tesi difensive già ampiamente respinte non soddisfa questo requisito fondamentale. La Cassazione non è un terzo grado di giudizio in cui si può rinegoziare la ricostruzione dei fatti, ma un giudizio di legittimità che controlla unicamente la corretta applicazione delle norme di legge. Se il ricorrente non contesta le risposte fornite dalla Corte di Appello, il ricorso non può essere esaminato nel merito e deve essere rigettato senza discussione.

Le conclusioni sul caso di lesioni personali e sanzioni pecuniarie

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’imputato, confermando definitivamente la sua colpevolezza. Questa decisione comporta la definitività della condanna per lesioni personali e l’obbligo di risarcire la vittima per i danni subiti.

Inoltre, la legge prevede una sanzione severa per chi presenta ricorsi manifestamente infondati o inammissibili. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Hanno anche imposto il pagamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare l’abuso del processo e l’intasamento inutile dei tribunali con ricorsi privi di reale fondamento giuridico, garantendo così una maggiore efficienza della macchina giudiziaria.

Cosa succede se nel ricorso per Cassazione si ripetono gli stessi motivi dell’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché manca di specificità, in quanto non contesta direttamente le motivazioni fornite dal giudice d’appello.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di una somma di denaro, solitamente tra i mille e i tremila euro, in favore della Cassa delle ammende.

La Cassazione può rivalutare le prove o ricostruire i fatti di causa?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e si occupa solo di verificare la corretta applicazione della legge, senza poter riesaminare i fatti o le prove.

Termini giuridici

Inammissibilità
Condizione di irricevibilità di un atto giudiziario che non rispetta i requisiti di legge, impedendo al giudice di esaminarlo nel merito.
Lesioni personali
Reato che consiste nel causare intenzionalmente a qualcuno una malattia nel corpo o nella mente.
Parte civile
Il soggetto danneggiato dal reato che partecipa al processo penale per chiedere il risarcimento dei danni.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme pagate da chi perde i ricorsi.
Reiterazione dei motivi
La ripetizione identica degli argomenti già presentati nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare le nuove motivazioni del giudice d'appello.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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