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Appello Fotocopia: il Ricorso Inammissibile per Furto e la Multa

Un uomo, condannato per tentato furto aggravato e porto abusivo di coltello, presenta ricorso in Cassazione. Chiede una pena più mite e il riconoscimento di attenuanti. La Suprema Corte, però, respinge la sua richiesta, dichiarando il **ricorso inammissibile per manifesta infondatezza**. I giudici hanno stabilito che l’imputato si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte correttamente dalla Corte d’Appello, senza sollevare valide critiche legali. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.

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Pubblicato il 9 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19008 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 19008/2023)

Ricorso in Cassazione: quando la ripetizione non aiuta

Presentare un ricorso alla Suprema Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è una seconda possibilità per ridiscutere i fatti. Una recente ordinanza chiarisce molto bene questo punto, introducendo il concetto di ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Questo principio legale stabilisce che un’impugnazione non può essere una semplice fotocopia delle difese già presentate. Deve, invece, contenere critiche precise e giuridicamente fondate contro la decisione del giudice precedente. In caso contrario, il ricorso viene respinto senza nemmeno entrare nel merito della questione.

I fatti all’origine della vicenda

La vicenda giudiziaria inizia con un uomo accusato e poi condannato per due reati. Il primo era un tentativo di furto aggravato. Il secondo era il porto ingiustificato di un coltello fuori dalla propria abitazione. I giudici dei primi gradi di giudizio lo avevano ritenuto colpevole, comminando una pena che teneva conto della gravità dei fatti. La difesa dell’imputato, non soddisfatta della decisione, decideva di tentare l’ultima carta: il ricorso alla Corte di Cassazione.

Le richieste dell’imputato alla Suprema Corte

L’imputato ha basato il suo ricorso su due punti principali. In primo luogo, ha lamentato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo di meritarle. Le attenuanti generiche sono circostanze che possono portare a una riduzione della pena. In secondo luogo, ha criticato la severità della pena inflitta, ritenendola eccessiva rispetto ai fatti commessi. In sostanza, la sua difesa mirava a ottenere uno sconto sulla condanna già stabilita dalla Corte d’Appello.

Il principio del ricorso inammissibile per manifesta infondatezza

La Corte di Cassazione non ha nemmeno analizzato nel dettaglio le richieste dell’imputato. Ha invece applicato un principio fondamentale del processo penale. Ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Questo accade quando i motivi del ricorso sono palesemente privi di pregio giuridico. In questo caso specifico, i giudici hanno notato che le argomentazioni della difesa erano ‘meramente riproduttive’. In altre parole, l’avvocato si era limitato a ripetere le stesse identiche obiezioni già presentate, e respinte con motivazioni logiche e corrette, dalla Corte d’Appello. Non è stato sollevato alcun nuovo profilo di illegittimità della sentenza precedente.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato respinto

La Suprema Corte ha spiegato che il ricorso in Cassazione non serve a ottenere una nuova valutazione dei fatti. Il suo scopo è controllare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge. L’imputato non ha contestato un errore di diritto o un vizio logico nella motivazione della sentenza d’appello. Ha semplicemente riproposto le sue richieste di clemenza. I giudici hanno sottolineato che la Corte d’Appello aveva già ampiamente e correttamente motivato sia la decisione di non concedere le attenuanti, sia la quantificazione della pena. Di fronte a un ricorso che non si confronta con queste motivazioni, ma le ignora, la declaratoria di inammissibilità è una conseguenza inevitabile.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzione economica

L’esito è stato sfavorevole per l’imputato. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la sua condanna definitiva. Ma non è tutto. La legge prevede che, in questi casi, il ricorrente sia condannato a pagare le spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha imposto il pagamento di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende. Questa decisione finale dimostra che un ricorso presentato senza solide basi giuridiche non solo è inutile, ma può anche comportare costi aggiuntivi.

Cosa significa in pratica che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che la Corte lo respinge senza esaminare il merito della questione, perché manca dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge. La sentenza precedente diventa così definitiva.

Perché in questo caso il ricorso è stato considerato ‘manifestamente infondato’?
Perché l’imputato si è limitato a ripetere le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, senza criticare in modo specifico e giuridicamente valido le motivazioni di quella sentenza.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La persona che ha presentato il ricorso viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, il cui importo è stabilito dal giudice.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un'impugnazione che viene respinta dalla Corte senza un esame del merito, perché priva dei requisiti di base previsti dalla legge (es. presentata fuori termine o, come in questo caso, basata su motivi palesemente infondati).
Manifesta infondatezza
Si verifica quando le ragioni dell'impugnazione sono chiaramente e immediatamente prive di qualsiasi fondamento giuridico, senza necessità di un'analisi approfondita.
Motivi meramente riproduttivi
Argomenti presentati in un ricorso che si limitano a ripetere le stesse difese già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza criticare specificamente la logica della sentenza impugnata.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne al pagamento di multe in procedimenti penali.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
La sigla che introduce la parte finale di una sentenza o ordinanza, in cui il giudice enuncia la sua decisione definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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