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Evasione per droga: no alla particolare tenuità del fatto se recidivo

La Corte di Cassazione ha stabilito che la non punibilità per ‘particolare tenuità del fatto’ non si applica a chi evade dai domiciliari, anche per pochi istanti, per ricevere droga, se ha già precedenti penali per reati simili. Un uomo aveva fatto ricorso sostenendo che la sua breve uscita non dimostrava una reale volontà di evadere e che il fatto era di lieve entità. La Corte ha respinto queste argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l’abitualità della condotta, provata da precedenti condanne, è un ostacolo insuperabile all’applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto, rendendo irrilevante la minima durata dell’allontanamento. La condanna è quindi diventata definitiva.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17107 Anno 2023
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17107 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 17107/2023)

Particolare tenuità del fatto: non basta un reato ‘piccolo’ se sei recidivo

La legge a volte chiude un occhio su fatti di minima importanza, ma non quando diventano un’abitudine. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la non punibilità per particolare tenuità del fatto non è un salvacondotto per chi ha già dimostrato in passato di commettere reati dello stesso tipo. Il caso analizzato riguarda una persona agli arresti domiciliari che si è allontanata brevemente da casa per ricevere una dose di stupefacenti, un gesto apparentemente minore ma con conseguenze legali significative.

I fatti: un’evasione di pochi metri

La vicenda è molto semplice. Una persona, soggetta alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanata dalla propria abitazione per pochi metri e per un tempo brevissimo. Lo scopo di questa uscita non autorizzata era ricevere una dose di sostanza stupefacente. Nonostante la minima distanza percorsa e la breve durata dell’assenza, le forze dell’ordine hanno accertato la violazione, che costituisce il reato di evasione. L’imputato è stato condannato nei precedenti gradi di giudizio e ha deciso di presentare ricorso in Cassazione.

Le argomentazioni della difesa

L’imputato ha basato il suo ricorso su due punti principali. In primo luogo, ha sostenuto la mancanza di dolo, cioè dell’intenzione di evadere. A suo dire, un allontanamento così breve e vicino a casa non poteva essere considerato una vera e propria volontà di sottrarsi alla misura restrittiva. In secondo luogo, ha chiesto l’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale, ovvero la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Secondo la sua tesi, l’episodio era talmente marginale da non meritare una sanzione penale.

La valutazione del dolo nel reato di evasione

La Corte di Cassazione ha rapidamente smontato la prima argomentazione. I giudici hanno confermato che, per il reato di evasione, è sufficiente la coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo di detenzione domiciliare senza autorizzazione. La durata dell’allontanamento o la distanza percorsa sono irrilevanti per stabilire l’esistenza del reato. Anche uscire sul pianerottolo per pochi secondi integra il delitto. Pertanto, la volontà di uscire per ricevere la droga era più che sufficiente a configurare il dolo richiesto dalla norma.

Le motivazioni: l’abitualità del reato esclude la particolare tenuità del fatto

Il punto centrale della decisione riguarda il secondo motivo di ricorso. La Corte ha spiegato in modo netto perché la particolare tenuità del fatto non poteva essere concessa. La legge prevede che questo beneficio sia escluso quando il comportamento dell’autore del reato è ‘abituale’. Nel caso specifico, l’imputato aveva già due precedenti condanne per reati della stessa indole. Questa circostanza, secondo i giudici, dimostra una tendenza a delinquere che è incompatibile con la finalità dell’articolo 131-bis. Tale norma è pensata per perdonare un inciampo occasionale e di minima gravità, non per giustificare una condotta che si ripete nel tempo. L’abitualità del comportamento ha quindi un peso determinante e prevale sulla valutazione della singola azione, anche se di per sé lieve.

Le conclusioni: la condanna è definitiva

L’esito del ricorso è stato la dichiarazione di inammissibilità. Questo significa che la Corte non ha nemmeno esaminato nel dettaglio le questioni, ritenendole manifestamente infondate. La condanna inflitta nei gradi precedenti è diventata così definitiva. L’imputato è stato inoltre condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza lancia un messaggio chiaro: la valutazione sulla particolare tenuità del fatto non si limita all’episodio in sé, ma considera l’intera storia criminale della persona. Essere un trasgressore seriale, anche di norme percepite come minori, chiude le porte a qualsiasi forma di clemenza.

Uscire di casa per pochi minuti durante gli arresti domiciliari è reato?
Sì, qualsiasi allontanamento non autorizzato dall’abitazione durante gli arresti domiciliari costituisce il reato di evasione, a prescindere dalla durata o dalla distanza percorsa.

Cos’è la ‘particolare tenuità del fatto’?
È una norma (Art. 131-bis del codice penale) che permette di non punire chi commette un reato di lieve entità, a condizione che il suo comportamento non sia abituale e il danno sia minimo.

Avere precedenti penali impedisce sempre di ottenere la non punibilità per tenuità del fatto?
Non sempre, ma se i precedenti sono specifici per reati simili, la legge considera il comportamento ‘abituale’ e questo impedisce l’applicazione del beneficio, come stabilito in questa sentenza.

Termini giuridici

Dolo
La coscienza e volontà di compiere un'azione che la legge considera reato. In pratica, è l'intenzione di commettere l'illecito.
Art. 131-bis c.p.
Norma che prevede la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', applicabile a reati minori quando il danno è esiguo e il comportamento del colpevole non è abituale.
Abitualità della condotta
La tendenza di una persona a commettere reati, desunta da precedenti condanne per illeciti simili. È uno dei motivi che impediscono l'applicazione della non punibilità per tenuità del fatto.
Inammissibile
Si dice di un ricorso o di un'istanza che viene respinta senza essere esaminata nel merito, perché priva dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme pagate a seguito di condanne penali, che utilizza i fondi per migliorare le condizioni delle carceri e per programmi di reinserimento dei detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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