La Motivazione apparente costituisce una violazione dei doveri decisori del giudice quando il testo della sentenza non permette di ricostruire l’iter logico seguito. Nell’ordinanza n. 34933/2023, la Suprema Corte ha affrontato il caso di una sentenza d’appello che ha ricalcato pedissequamente un provvedimento relativo a una diversa controversia, ignorando i fatti reali del processo.
Il vizio di Motivazione apparente nel rito civile
Il caso nasce dall’opposizione di una primaria società di telecomunicazioni a decreti ingiuntivi ottenuti da un gruppo di utenti per la consegna di copia dei propri contratti. Il Tribunale, in sede di appello, aveva accolto le ragioni della società, ma lo aveva fatto utilizzando una motivazione palesemente importata da un altro caso giudiziario riguardante un differente operatore telefonico. Tale pratica, se non adattata ai fatti specifici e se introduce elementi estranei alla causa, configura una Motivazione apparente che rende nulla la decisione.
Il tentativo di conciliazione obbligatorio nelle liti telefoniche
Un altro punto centrale della controversia riguarda l’improcedibilità per mancato esperimento del tentativo di conciliazione presso il Corecom. Il Tribunale aveva ritenuto che gli utenti dovessero tentare la conciliazione prima di chiedere il decreto ingiuntivo. Tuttavia, la Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: tale obbligo non sussiste per chi agisce in via monitoria, essendo la conciliazione strutturalmente incompatibile con la natura di un procedimento privo di contraddittorio immediato.
Motivazione apparente e pertinenza dei fatti di causa
La sentenza impugnata conteneva riferimenti a soggetti totalmente estranei al giudizio e a questioni mai sollevate dalle parti, come presunti difetti di procura nelle richieste stragiudiziali. Questo distacco assoluto dalla realtà processuale rende la motivazione inesistente sul piano giuridico, poiché il giudice non ha realmente risposto alle doglianze delle parti ma ha semplicemente riprodotto un testo preesistente non pertinente.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha rilevato che il giudice d’appello ha effettuato una riproduzione pressoché totale di una sentenza emessa tra parti diverse. Sebbene l’utilizzazione di passi di altre pronunce non sia di per sé un vizio, essa lo diventa quando il grado di pertinenza non consente di giustificare la decisione sul caso concreto. Nel caso in esame, il Tribunale ha trasformato i motivi d’appello da due a tre e ha inserito tematiche estranee alla regiudicanda, rendendo la motivazione talmente eccentrica da dover essere qualificata come inesistente. Inoltre, è stato confermato che, secondo l’orientamento delle Sezioni Unite, non sussiste l’obbligo di conciliazione preventiva per chi agisce con ricorso monitorio.
Le conclusioni
Il ricorso degli utenti è stato accolto con la conseguente cassazione della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa al Tribunale in persona di un diverso magistrato, il quale dovrà procedere a un nuovo esame attenendosi ai fatti realmente documentati e applicando correttamente i principi di diritto in materia di procedibilità e di obbligo di motivazione. Questa decisione sottolinea l’importanza di una giustizia che non sia automatizzata, ma sempre aderente alle specificità di ogni singolo caso.
Il tentativo di conciliazione è necessario per chiedere un decreto ingiuntivo?
No, la Cassazione ha chiarito che il tentativo obbligatorio di conciliazione non si applica a chi agisce tramite ricorso monitorio perché incompatibile con tale procedura.
Una sentenza può essere annullata se il giudice usa il copia-incolla?
Sì, se il copia-incolla riguarda fatti estranei alla causa o soggetti diversi si configura una motivazione apparente che rende nulla la decisione.
Cosa si intende per motivazione apparente in una sentenza civile?
Si verifica quando la motivazione pur presente non permette di comprendere le ragioni della decisione perché totalmente incongrua o estranea al caso concreto.