Definizione agevolata: come chiudere i contenziosi tributari in Cassazione
La definizione agevolata rappresenta uno strumento fondamentale per i contribuenti che desiderano porre fine a lunghi e onerosi contenziosi con l’Amministrazione Finanziaria. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti dell’adesione a questa procedura sulla prosecuzione del giudizio di legittimità, confermando la prevalenza della pace fiscale sul contenzioso pendente.
L’oggetto della controversia fiscale
Il caso nasce da un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società di capitali e della sua holding. Il Fisco contestava la deducibilità di costi relativi a contratti di sponsorizzazione erogati in favore di un’associazione sportiva dilettantistica. Secondo l’ufficio, la parte eccedente il limite di 200.000 euro previsto dalla normativa vigente non poteva essere considerata deducibile ai fini IRES. Dopo due gradi di giudizio favorevoli ai contribuenti, la questione è giunta dinanzi alla Suprema Corte.
L’adesione alla sanatoria e la prova del pagamento
Nelle more del giudizio di Cassazione, le società hanno scelto di avvalersi delle disposizioni sulla definizione agevolata delle controversie tributarie introdotte dalla Legge n. 197/2022. Per perfezionare la procedura, i contribuenti hanno depositato la ricevuta della domanda telematica e il modello F24 attestante il versamento degli importi dovuti. Tale documentazione è risultata decisiva per bloccare l’iter processuale ordinario.
Le motivazioni
La Corte ha rilevato che il perfezionamento della definizione agevolata si realizza con la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata o dell’intero importo entro i termini di legge. Poiché non è intervenuto alcun diniego da parte dell’Amministrazione Finanziaria, la documentazione prodotta dai contribuenti è stata ritenuta idonea a dimostrare la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre chiarito che l’estinzione del processo per questa causa esclude l’obbligo di versare il cosiddetto ‘doppio contributo unificato’, in quanto la chiusura della lite non dipende da una pronuncia di inammissibilità o rigetto del ricorso, ma da una scelta legislativa di favore verso la conciliazione.
Le conclusioni
L’ordinanza ribadisce che la corretta esecuzione degli adempimenti previsti per la definizione agevolata comporta l’immediata estinzione del processo in ogni stato e grado. Per le imprese, questo significa ottenere una chiusura definitiva delle pendenze senza il rischio di soccombenza e con un risparmio significativo sulle sanzioni. Resta fondamentale la tempestività nel deposito dei documenti probatori presso la cancelleria della Corte per assicurare che il giudice prenda atto dell’avvenuto perfezionamento della sanatoria.
Cosa succede a un processo in corso se si aderisce alla definizione agevolata?
Il processo viene dichiarato estinto dalla Corte una volta verificato il pagamento degli importi dovuti e la regolarità della domanda telematica.
Quali documenti servono per provare la chiusura della lite in Cassazione?
È necessario depositare la ricevuta di invio della domanda e il modello F24 che attesta il versamento della prima rata o dell’intera somma.
Si deve pagare il doppio contributo unificato in caso di estinzione?
No, l’estinzione per definizione agevolata esclude i presupposti per il versamento del doppio contributo unificato previsto in caso di rigetto del ricorso.