Concordato in Appello: Quando è Possibile Ricorrere in Cassazione?
Il concordato in appello, introdotto dall’articolo 599-bis del codice di procedura penale, rappresenta uno strumento deflattivo del contenzioso che consente all’imputato e alla Procura Generale di accordarsi sulla pena, rinunciando a parte dei motivi di appello. Ma cosa succede dopo? È possibile impugnare la sentenza che ratifica tale accordo? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce sui rigidi limiti posti al ricorso, dichiarandolo inammissibile se fondato su motivi generici e non consentiti dalla legge.
I Fatti del Processo
Il caso analizzato trae origine da una condanna per il reato di ricettazione (art. 648 c.p.) emessa dal Tribunale di Padova. In secondo grado, la Corte di Appello di Venezia, accogliendo la proposta di concordato in appello avanzata dalle parti, riformava parzialmente la sentenza. In particolare, venivano riconosciute le circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza e la pena veniva rideterminata secondo i termini dell’accordo.
Nonostante l’accordo raggiunto, l’imputato decideva di presentare ricorso per cassazione, sollevando un unico motivo: la violazione degli articoli 125 e 546 del codice di procedura penale per “mancanza di esplicitazione dell’impianto argomentativo della sentenza”. In sostanza, si lamentava una carenza di motivazione da parte della Corte di Appello.
La Decisione della Corte e i Limiti del Concordato in Appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza neppure procedere con la discussione in udienza, definendolo basato su “motivi non consentiti”. La Suprema Corte ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale in materia di concordato in appello: l’ammissibilità del ricorso in cassazione avverso la sentenza che ne consegue è eccezionale e strettamente circoscritta.
Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, il ricorso è possibile solo se vengono dedotti:
- Vizi relativi alla formazione della volontà della parte di accedere al concordato.
- Vizi relativi al consenso del Procuratore Generale sulla richiesta.
- Contenuto difforme della pronuncia del giudice rispetto all’accordo pattuito.
Al di fuori di queste ipotesi, le doglianze sono inammissibili. Ciò include le censure relative a motivi di appello ai quali si è rinunciato, alla mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento d’ufficio (ex art. 129 c.p.p.), a cause di nullità assoluta o di inutilizzabilità delle prove.
Le motivazioni della Corte
La Corte ha spiegato che l’effetto devolutivo dell’impugnazione, combinato con la rinuncia ai motivi di appello che è presupposto del concordato, limita la cognizione del giudice di secondo grado solo ai punti non oggetto di rinuncia. Nel caso di specie, l’imputato aveva rinunciato a tutti i motivi tranne quello relativo all’applicazione delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.). La Corte di Appello si era correttamente pronunciata su questo unico punto, ritenendo congrua la proposta delle parti. Di conseguenza, un ricorso per cassazione che lamenti una generica mancanza di motivazione sull’intero impianto accusatorio è palesemente infondato, poiché si riferisce a questioni su cui l’imputato stesso aveva rinunciato a un esame nel merito.
Le conclusioni
L’ordinanza in commento rafforza la natura pattizia e definitiva del concordato in appello. Chi sceglie questa strada processuale deve essere consapevole che sta compiendo una scelta strategica che preclude, nella maggior parte dei casi, un ulteriore grado di giudizio. La possibilità di ricorrere in Cassazione non è una via per rimettere in discussione il merito della vicenda o la congruità della pena concordata, ma solo un rimedio eccezionale per tutelare la corretta formazione dell’accordo e la sua fedele trasposizione nella sentenza. La decisione della Suprema Corte si conclude, come da prassi per i ricorsi inammissibili, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una cospicua sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Quando è possibile fare ricorso in Cassazione contro una sentenza emessa a seguito di ‘concordato in appello’?
Il ricorso è ammissibile solo per motivi specifici, quali vizi nella formazione della volontà della parte di accedere all’accordo, vizi nel consenso del Procuratore Generale, o qualora la sentenza del giudice sia difforme da quanto pattuito tra le parti.
Perché un motivo di ricorso basato sulla generica ‘mancanza di motivazione’ è stato ritenuto inammissibile?
Perché l’adesione al concordato implica la rinuncia a specifici motivi di appello. Di conseguenza, la cognizione del giudice è limitata ai soli punti non oggetto di rinuncia. Lamentare una carenza di motivazione su aspetti rinunciati non rientra tra i motivi consentiti dalla legge per questo tipo di impugnazione.
Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile contro una sentenza di ‘concordato in appello’?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale. Nell’ordinanza in esame, tale somma è stata fissata in tremila euro.