Il concordato in appello, introdotto dall’art. 599-bis del codice di procedura penale, rappresenta uno strumento per definire il processo in secondo grado attraverso un accordo sulla pena. Tuttavia, quali sono i limiti per impugnare la sentenza che ne deriva? La recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 45654/2023) offre un chiarimento fondamentale: una volta accettato l’accordo, la quantificazione della pena non può essere messa in discussione davanti alla Suprema Corte, salvo casi eccezionali di illegalità. Analizziamo questa importante decisione.
I Fatti del Caso
Un imputato, dopo essere stato condannato in primo grado, presentava appello. Durante il giudizio di secondo grado, la difesa e l’accusa raggiungevano un accordo sulla pena, secondo la procedura del concordato in appello. L’imputato rinunciava a tutti i motivi di appello, ad eccezione di quelli relativi alla determinazione della sanzione. La Corte d’Appello di Bari, accogliendo la proposta, rideterminava la pena in un anno, sei mesi e sei giorni di reclusione.
Nonostante l’accordo raggiunto, l’imputato decideva di presentare ricorso per Cassazione, contestando proprio la quantificazione della pena, lamentando una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione.
La Decisione della Corte di Cassazione sul concordato in appello
La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che le censure proposte dall’imputato, relative alla mera determinazione della pena concordata, non rientrano tra i vizi che possono essere fatti valere in sede di legittimità. L’accordo sulla pena, una volta ratificato dal giudice d’appello, cristallizza la sanzione, rendendola non più contestabile nel suo ammontare.
Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 4.000 euro alla Cassa delle ammende.
Le Motivazioni
La motivazione della Suprema Corte si basa su un principio consolidato in giurisprudenza. Il ricorso per Cassazione avverso una sentenza che recepisce un concordato in appello è consentito solo per motivi specifici, come l’illegalità della pena (ad esempio, una pena non prevista dalla legge per quel reato) o vizi procedurali gravi.
Nel caso di specie, l’imputato non lamentava un’illegalità della pena, ma esprimeva un dissenso sulla sua quantificazione, ovvero sulla sua misura. Secondo la Corte, questo tipo di doglianza è incompatibile con la natura stessa del concordato. Accettando l’accordo, l’imputato ha implicitamente accettato la congruità della pena proposta. Permettere un successivo ricorso sulla sua entità svuoterebbe di significato l’istituto del concordato, che ha proprio lo scopo di definire il processo in modo più rapido, evitando ulteriori gradi di giudizio sul merito della sanzione.
La Corte ha quindi proceduto con una declaratoria di inammissibilità de plano, ossia senza udienza, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis c.p.p., per i ricorsi che manifestamente mancano dei presupposti di legge.
Le Conclusioni
Questa ordinanza rafforza la natura pattizia e definitiva del concordato in appello. Chi sceglie questa strada processuale deve essere consapevole che la decisione sulla pena diventa, di fatto, non più negoziabile. L’unico spiraglio per un ricorso in Cassazione rimane confinato all’ipotesi in cui la pena applicata sia contra legem, cioè illegale, e non semplicemente ritenuta sproporzionata o eccessiva. La decisione serve da monito: la scelta del concordato è una rinuncia consapevole a contestare l’entità della pena nei successivi gradi di giudizio, in favore della certezza e della celerità del procedimento.
È possibile impugnare in Cassazione una sentenza che applica un ‘concordato in appello’?
Sì, ma solo per motivi molto specifici. Il ricorso è ammesso se si contesta l’illegalità della pena (cioè una pena non conforme alla legge) o altri vizi specifici previsti, ma non è possibile contestare la semplice quantificazione o la congruità della pena concordata.
Perché il ricorso sulla quantificazione della pena è stato dichiarato inammissibile?
Perché, aderendo al concordato, l’imputato accetta la pena proposta e rinuncia a contestarne l’entità. Le censure relative alla misura della sanzione sono incompatibili con la natura dell’accordo stesso, a meno che la pena applicata non sia illegale.
Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 4.000 euro.