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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 45654/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la quantificazione della pena stabilita tramite un concordato in appello. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta raggiunto l’accordo sulla pena, non è possibile contestarne l’entità in sede di legittimità, a meno che non si tratti di una pena illegale. Questa decisione ribadisce la natura definitiva dell’accordo processuale previsto dall’art. 599-bis c.p.p.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 45654 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 5 n. 45654/2023)

Concordato in Appello: Quando la Pena Diventa Intoccabile

Il concordato in appello, introdotto dall’art. 599-bis del codice di procedura penale, rappresenta uno strumento per definire il processo in secondo grado attraverso un accordo sulla pena. Tuttavia, quali sono i limiti per impugnare la sentenza che ne deriva? La recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 45654/2023) offre un chiarimento fondamentale: una volta accettato l’accordo, la quantificazione della pena non può essere messa in discussione davanti alla Suprema Corte, salvo casi eccezionali di illegalità. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti del Caso

Un imputato, dopo essere stato condannato in primo grado, presentava appello. Durante il giudizio di secondo grado, la difesa e l’accusa raggiungevano un accordo sulla pena, secondo la procedura del concordato in appello. L’imputato rinunciava a tutti i motivi di appello, ad eccezione di quelli relativi alla determinazione della sanzione. La Corte d’Appello di Bari, accogliendo la proposta, rideterminava la pena in un anno, sei mesi e sei giorni di reclusione.

Nonostante l’accordo raggiunto, l’imputato decideva di presentare ricorso per Cassazione, contestando proprio la quantificazione della pena, lamentando una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione.

La Decisione della Corte di Cassazione sul concordato in appello

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che le censure proposte dall’imputato, relative alla mera determinazione della pena concordata, non rientrano tra i vizi che possono essere fatti valere in sede di legittimità. L’accordo sulla pena, una volta ratificato dal giudice d’appello, cristallizza la sanzione, rendendola non più contestabile nel suo ammontare.

Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 4.000 euro alla Cassa delle ammende.

Le Motivazioni

La motivazione della Suprema Corte si basa su un principio consolidato in giurisprudenza. Il ricorso per Cassazione avverso una sentenza che recepisce un concordato in appello è consentito solo per motivi specifici, come l’illegalità della pena (ad esempio, una pena non prevista dalla legge per quel reato) o vizi procedurali gravi.

Nel caso di specie, l’imputato non lamentava un’illegalità della pena, ma esprimeva un dissenso sulla sua quantificazione, ovvero sulla sua misura. Secondo la Corte, questo tipo di doglianza è incompatibile con la natura stessa del concordato. Accettando l’accordo, l’imputato ha implicitamente accettato la congruità della pena proposta. Permettere un successivo ricorso sulla sua entità svuoterebbe di significato l’istituto del concordato, che ha proprio lo scopo di definire il processo in modo più rapido, evitando ulteriori gradi di giudizio sul merito della sanzione.

La Corte ha quindi proceduto con una declaratoria di inammissibilità de plano, ossia senza udienza, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis c.p.p., per i ricorsi che manifestamente mancano dei presupposti di legge.

Le Conclusioni

Questa ordinanza rafforza la natura pattizia e definitiva del concordato in appello. Chi sceglie questa strada processuale deve essere consapevole che la decisione sulla pena diventa, di fatto, non più negoziabile. L’unico spiraglio per un ricorso in Cassazione rimane confinato all’ipotesi in cui la pena applicata sia contra legem, cioè illegale, e non semplicemente ritenuta sproporzionata o eccessiva. La decisione serve da monito: la scelta del concordato è una rinuncia consapevole a contestare l’entità della pena nei successivi gradi di giudizio, in favore della certezza e della celerità del procedimento.

È possibile impugnare in Cassazione una sentenza che applica un ‘concordato in appello’?
Sì, ma solo per motivi molto specifici. Il ricorso è ammesso se si contesta l’illegalità della pena (cioè una pena non conforme alla legge) o altri vizi specifici previsti, ma non è possibile contestare la semplice quantificazione o la congruità della pena concordata.

Perché il ricorso sulla quantificazione della pena è stato dichiarato inammissibile?
Perché, aderendo al concordato, l’imputato accetta la pena proposta e rinuncia a contestarne l’entità. Le censure relative alla misura della sanzione sono incompatibili con la natura dell’accordo stesso, a meno che la pena applicata non sia illegale.

Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 4.000 euro.

Termini giuridici

Concordato in appello
Un accordo tra accusa e difesa, raggiunto durante il processo di appello, che prevede una modifica della pena in cambio della rinuncia dell'imputato agli altri motivi di ricorso. Se il giudice lo accoglie, la sentenza diventa definitiva su quel punto.
Ricorso per cassazione
L'ultimo grado di giudizio nel sistema legale italiano, in cui la Corte Suprema di Cassazione valuta se i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge, senza riesaminare i fatti del caso.
Inammissibilità
Una dichiarazione processuale con cui un giudice stabilisce che un ricorso o un'istanza non può essere esaminata nel merito perché priva dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
De plano
Espressione latina che indica una decisione presa dal giudice in modo semplificato, senza le formalità di un'udienza pubblica, sulla base degli atti scritti.
Cassa delle ammende
Un fondo statale alimentato dai proventi di multe e ammende, destinato a finanziare progetti per il miglioramento delle infrastrutture carcerarie e per la prevenzione della criminalità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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