Furto con Destrezza: la Cassazione chiarisce i confini dell’aggravante
L’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, n. 43218 del 2023, offre un importante chiarimento sui presupposti per l’applicazione dell’aggravante del furto con destrezza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata, ribadendo un principio consolidato: l’aggravante scatta quando è l’autore del reato a creare o indurre la distrazione della vittima per poter agire indisturbato. Analizziamo insieme i dettagli di questa decisione.
Il caso: dal Tribunale alla Corte di Cassazione
La vicenda processuale ha origine con una sentenza del Tribunale di Vicenza che aveva condannato un’imputata per il reato di furto aggravato. Successivamente, la Corte di Appello di Venezia, pur riformando parzialmente la sentenza (escludendo un’altra aggravante e riducendo la pena), aveva confermato la responsabilità penale della donna. In particolare, i giudici di secondo grado avevano riconosciuto la sussistenza delle circostanze attenuanti generiche come equivalenti alle aggravanti residue e alla recidiva.
L’imputata ha quindi proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a un unico motivo: l’erronea applicazione della legge penale in relazione all’aggravante della destrezza, prevista dall’articolo 625, comma 1, numero 4, del codice penale.
La decisione della Suprema Corte: il furto con destrezza e il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici hanno sottolineato come il motivo di ricorso fosse meramente reiterativo di censure già esaminate e correttamente respinte dalla Corte di Appello. Questa valutazione ha impedito un esame nel merito della questione, portando a una pronuncia di carattere processuale.
Come diretta conseguenza della dichiarazione di inammissibilità, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali. Inoltre, le è stato imposto il versamento di una somma, fissata in via equitativa in 3.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende, un ente destinato a ricevere i proventi delle sanzioni pecuniarie penali.
Le Motivazioni della Cassazione: Quando la distrazione integra il furto con destrezza
Il cuore della decisione risiede nella motivazione con cui la Corte ha qualificato il ricorso come manifestamente infondato. I giudici di legittimità hanno richiamato quanto già specificato dalla Corte di Appello nella sentenza impugnata. Il principio chiave è che l’aggravante del furto con destrezza si configura non per una qualsiasi disattenzione della vittima, ma specificamente quando tale distrazione è causata ed indotta dall’agente stesso. L’autore del reato, con un comportamento attivo e astuto, crea le condizioni favorevoli per agire, approfittando della momentanea vulnerabilità della persona offesa. La mera disattenzione o negligenza della vittima non è, di per sé, sufficiente a integrare questa circostanza aggravante; è necessaria un’azione positiva del reo finalizzata a distogliere l’attenzione della vittima per poi trarne un vantaggio illecito.
Le Conclusioni: implicazioni pratiche della pronuncia
L’ordinanza in esame, pur non introducendo nuovi principi di diritto, consolida un orientamento giurisprudenziale di fondamentale importanza. Essa ribadisce che per contestare il furto con destrezza è necessario dimostrare un quid pluris rispetto al semplice approfittamento di un’occasione favorevole: serve la prova che il ladro abbia architettato o messo in atto un espediente per distrarre la vittima. Questa pronuncia serve anche come monito sull’importanza di formulare ricorsi per Cassazione basati su motivi nuovi e non meramente ripetitivi delle argomentazioni già respinte nei gradi di merito, pena la severa sanzione dell’inammissibilità e le relative conseguenze economiche.
Quando si configura l’aggravante del furto con destrezza?
Secondo l’ordinanza, l’aggravante della destrezza si configura ogniqualvolta la condizione di distrazione della persona offesa è causata e indotta dall’agente del reato al fine di trarne un vantaggio per commettere il furto.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
In base al provvedimento, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.
È possibile riproporre in Cassazione gli stessi motivi già respinti in Appello?
No, l’ordinanza stabilisce che un motivo di ricorso è manifestamente infondato se reitera profili di censura già adeguatamente valutati e respinti dal giudice di secondo grado, portando all’inammissibilità del ricorso stesso.