Definizione
Circostanza aggravante del reato di furto che sussiste quando il colpevole agisce con particolare abilità, astuzia o sveltezza, tali da sorprendere, eludere o attenuare la sorveglianza della vittima sul bene sottratto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 172 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 78% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 15%
- Rigettato 7%
- Inammissibile 78%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 752%
- Penale Sez. 534%
- Penale Sez. 414%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 34090/2017in 80 provvedimenti
- Cass. 23549/2020in 20 provvedimenti
- Cass. 9374/2015in 6 provvedimenti
- Cass. 139/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 48915/2018in 15 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un cliente ordina un caffè al bancone di un locale e paga con una banconota da cinquanta euro. Nel ricevere il resto, infila con rapidità venti euro in tasca e inganna la cassiera sostenendo di aver ricevuto una somma errata, facendosi dare altri venti euro. I giudici condannano l'uomo per furto con destrezza. L'imputato propone ricorso per cassazione contestando l'aggravante e chiedendo la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso: la contestazione sulla destrezza non era stata sollevata in appello e i precedenti penali per truffa e bancarotta dimostrano l'abitualità della condotta, impedendo qualsiasi perdono.
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Una cliente entra nel bar di un'area di servizio con la scusa di andare in bagno. La donna accede all'area riservata al personale e sottrae 1.500 euro dalla borsa della dipendente, custodita in un armadietto. La Corte di appello condanna l'imputata per furto con destrezza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna ed esclude l'aggravante. La Suprema Corte chiarisce che la destrezza sussiste solo quando il colpevole crea con astuzia una distrazione della vittima o agisce con sveltezza fisica sul corpo della persona offesa. Cogliere una situazione favorevole senza provocare direttamente la disattenzione altrui non configura l'aggravante. I giudici annullano la sentenza con rinvio per rideterminare la pena al ribasso.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo per indebito utilizzo di carte di pagamento, ricettazione di una scheda telefonica e furto aggravato. L'imputato ha sottratto con mossa fulminea un giubbotto appoggiato sulla sella di una moto, approfittando della distrazione della vittima intenta a parlare di spalle. La difesa chiedeva di considerare il possesso della tessera telefonica come un semplice furto e di escludere l'aggravante dell'abilità furtiva. I giudici hanno chiarito che sussiste il furto con destrezza anche se l'oggetto non si trova a contatto fisico con il proprietario, purché sia sotto la sua diretta sfera di controllo. La Corte ha inoltre respinto la lieve entità della ricettazione a causa della grave violazione della riservatezza dei dati personali.
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La vicenda riguarda un giovane condannato per ripetuti furti di denaro commessi nel retrobottega di una tabaccheria gestita dalla madre di un amico. L'imputato approfittava della confidenza e dell'ospitalità per asportare contanti da un armadio incustodito. I giudici di merito contestavano al colpevole sia l'abuso di ospitalità, sia l'ingente danno economico, sia l'aggravante del furto con destrezza. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso difensivo. I Supremi Giudici stabiliscono che il semplice prelievo di denaro incustodito approfittando della distrazione della titolare non configura un furto con destrezza, mancando un'astuzia diretta ad allentare la sorveglianza. La Corte annulla la sentenza limitatamente alla destrezza e al danno patrimoniale di rilevante gravità, confermando la responsabilità e l'abuso di ospitalità.
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Due imputati hanno subito la condanna definitiva per plurimi reati contro il patrimonio, tra cui sottrazioni di beni e indebito utilizzo di carte di pagamento. La vicenda scaturisce dall'azione di uno dei condannati, il quale ha distratto la vittima accarezzandole il cane mentre si impossessava dei suoi beni personali. I ricorrenti hanno contestato l'aggravante sostenendo la semplice disattenzione della persona offesa. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza del furto con destrezza: l'astuzia usata per sviare l'attenzione del proprietario integra pienamente l'aggravante specifica. Ritenuti generici e privi di argomentazioni idonee tutti gli altri motivi di ricorso relativi alla dosimetria della sanzione e al diniego delle attenuanti, i giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi inammissibili, condannando ciascun ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto di un portafogli. La difesa contestava la sussistenza dell'aggravante del furto con destrezza, sostenendo che l'accusa si basasse su mere congetture. La difesa richiedeva inoltre il riconoscimento dell'attenuante per la speciale tenuità del danno, dato il ridotto valore del contante sottratto pari a novanta euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'aggravante risulta provata dalla testimonianza attendibile della persona offesa. Inoltre, l'attenuante economica non si applica, poiché oltre alle banconote il portafogli conteneva due carte bancomat e due libretti di assegni. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Un individuo ha rubato un paio di occhiali da sole da un negozio, fingendosi cliente e sottraendo il bene con abilità. I giudici lo hanno condannato per Furto con destrezza e su cose esposte alla pubblica fede. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la presenza della destrezza, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità (valore 139 euro) e l'applicazione del reato continuato per altri illeciti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ritenuto la condotta abile, il danno non irrisorio e ha escluso il reato continuato, vedendo nei reati precedenti un'abitudine al crimine piuttosto che un unico disegno criminoso.
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La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un imputato per furto con destrezza e resistenza a pubblico ufficiale, precedentemente stabilita tramite patteggiamento. L'annullamento è avvenuto perché la circostanza aggravante del furto con destrezza non risultava adeguatamente descritta o provata negli atti processuali. La Suprema Corte ha chiarito che la destrezza implica un'abilità specifica per eludere la sorveglianza, non un semplice approfittare di distrazione. Il caso tornerà al Tribunale di Brindisi per una nuova valutazione, escludendo l'aggravante se non correttamente giustificata.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna condannata per furto con strappo e furto con destrezza ai danni di una persona anziana. L'imputata contestava la validità del riconoscimento visivo da parte della vittima e negava la sussistenza della violenza sul bene. I giudici hanno confermato la piena colpevolezza della ricorrente grazie alla testimonianza della persona offesa e al ritrovamento dei gioielli rubati presso un esercizio di compravendita di oro, dove il complice li aveva ceduti lasciando il proprio documento. La Suprema Corte ha confermato la corretta qualificazione del reato e l'aggravante della minorata difesa, dovuta all'età avanzata e ai problemi di deambulazione della vittima.
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Un individuo ha sottratto una borsa contenente denaro, documenti e bancomat da un bar, approfittando della distrazione della proprietaria. La condanna iniziale includeva l'aggravante di "furto con destrezza". La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, stabilendo che la semplice distrazione della vittima, non causata attivamente dal ladro, non integra il "furto con destrezza". L'imputato si era limitato a trarre vantaggio da una situazione preesistente. La Cassazione ha invece confermato il diniego dell'attenuante per danno di speciale tenuità, considerando il valore complessivo dei beni rubati non irrisorio.
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I giudici di merito hanno condannato un uomo per il reato di furto con destrezza di uno smartphone dimenticato su una panchina. L'accusa si basava unicamente sull'inserimento nel telefono di una scheda telefonica intestata all'imputato. La difesa ha contestato l'assenza del contratto di attivazione, l'esito negativo delle perquisizioni e l'assenza di vera destrezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la condanna con rinvio. La Suprema Corte ha ribadito che raccogliere un bene incustodito non costituisce destrezza. Inoltre, la semplice intestazione anagrafica di una scheda telefonica non supera la soglia del ragionevole dubbio senza riscontri investigativi puntuali.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto con destrezza di "gratta e vinci" da un esercizio commerciale, approfittando della distrazione del venditore. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata acquisizione di nuove prove (visione del DVD di sorveglianza e suo esame), l'illogicità della motivazione sulla sua identificazione e sulla sussistenza della destrezza, l'eccessività della pena e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto con strappo dopo aver sottratto un telefono cellulare strappandolo di mano alla Persona Offesa. La difesa del Lavoratore ha sostenuto che si trattasse di furto con destrezza, argomentando che l'azione fosse stata rapida ma non violenta sulla persona. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il furto con strappo si configura quando la violenza è esercitata sulla cosa (il telefono) per vincere la resistenza che la cosa oppone al distacco dalla persona, anche se la vittima non subisce lesioni dirette. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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L'Imputato veniva accusato di furto con destrezza per aver sottratto una borsa adagiata su un divano all'interno di un locale, eseguendo manovre sospette per eludere la vigilanza della vittima. La Difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della circostanza aggravante e invocando il decorso dei termini di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato che la condotta astuta configura pienamente la destrezza, poiché tesa a eludere il controllo della vittima. Tuttavia, ricalcolando i termini di legge estesi per la presenza di precedenti penali dell'autore, i giudici hanno rilevato l'avvenuto decorso del termine massimo di dodici anni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
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L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per furto con destrezza. La difesa contestava la sussistenza della circostanza aggravante, chiedendone l'esclusione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità e della manifesta infondatezza delle censure proposte. La Corte territoriale ha infatti motivato in modo ineccepibile sia la ricostruzione dei fatti sia la qualificazione giuridica della condotta, conformandosi pienamente ai principi stabiliti dalle Sezioni Unite. Di conseguenza, la condanna dell'Imputato è diventata definitiva, con l'obbligo di pagare le spese del procedimento giudiziario e di versare una somma pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condannata che chiedeva l'applicazione della continuazione del reato per una serie di furti e ricettazioni. Il Tribunale aveva negato la continuazione, ritenendo che non ci fosse un'identità del disegno criminoso tra i diversi reati, commessi in tempi e contesti differenti. La Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando che l'onere di dimostrare un unico piano criminale spetta al condannato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Due donne hanno sottratto i portafogli dalle borse di clienti intente a fare la spesa in un supermercato, approfittando della loro distrazione mentre le borse erano appese ai carrelli, per poi utilizzare indebitamente le carte di pagamento. La difesa ha sostenuto l'insussistenza dell'aggravante e la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che integra il furto con destrezza la condotta fulminea di chi sfila un bene dalla borsa della vittima posta sotto la sua diretta sfera di vigilanza.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato condannato per furto con destrezza e tentato furto. L'imputato contestava il mancato rinnovo dell'istruttoria e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Cassazione ha ritenuto i motivi generici e non specifici, confermando che le motivazioni dei giudici precedenti erano esaustive. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione, con l'aggravante del Furto con destrezza. Egli era entrato in un appartamento manipolando la porta senza forzarla, sottraendo preziosi. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la destrezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sia per motivi procedurali (il motivo non era stato sollevato nell'appello originario) sia perché la condotta rientrava nella definizione di Furto con destrezza, che richiede abilità o astuzia per eludere la sorveglianza. Il Lavoratore è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Un individuo è stato condannato per furto con destrezza dopo aver sottratto una borsetta dal cestino di una bicicletta in movimento. L'individuo sosteneva di aver semplicemente approfittato di una momentanea distrazione della vittima. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, riconoscendo l'aggravante. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che il furto con destrezza si configura anche quando il ladro non provoca la distrazione, ma agisce con particolare abilità e rapidità, sorprendendo la vittima e eludendo la sua sorveglianza. L'azione repentina di afferrare la borsa dalla bicicletta in corsa rientra in tale definizione.
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