Ricorso Inammissibile: l’Uso del Cellulare in Carcere e la Valutazione della Pericolosità Sociale
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato un ricorso inammissibile, consolidando principi fondamentali in materia di impugnazioni penali, recidiva e concessione delle circostanze attenuanti. Il caso riguarda la condanna di due soggetti, di cui uno per l’introduzione e l’utilizzo di un telefono cellulare all’interno di un istituto penitenziario, un reato previsto dall’art. 391-ter del codice penale. Questa decisione offre spunti cruciali su come la Corte valuti la fondatezza dei motivi di ricorso e il peso dei precedenti penali nel determinare la pena.
I Fatti del Processo
Due individui avevano presentato ricorso alla Suprema Corte contro una sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta. Uno dei ricorrenti era stato condannato, in concorso con altri, per il reato di utilizzo di un telefono cellulare mentre si trovava in stato di detenzione. Entrambi i ricorsi contestavano diversi aspetti della decisione di secondo grado, tra cui l’affermazione di responsabilità, l’applicazione della recidiva aggravata e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, dichiarandoli inammissibili. Secondo i giudici, i motivi presentati erano manifestamente infondati. Il ricorrente condannato per l’uso del cellulare non era riuscito a confrontarsi efficacemente con le argomentazioni della sentenza impugnata né a dimostrarne una manifesta illogicità. Per quanto riguarda le questioni relative alla recidiva e alle attenuanti, la Corte ha ritenuto che la decisione della Corte d’Appello fosse adeguatamente motivata.
Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende, una sanzione tipica per i ricorsi giudicati inammissibili.
Le Motivazioni della Corte
La decisione della Corte si fonda su una valutazione rigorosa dei requisiti di ammissibilità del ricorso in Cassazione. Esaminiamo nel dettaglio le ragioni che hanno portato a questa conclusione.
L’Infondatezza del Ricorso Inammissibile sul Reato Specifico
Per il primo ricorrente, la Corte ha sottolineato che i motivi del ricorso erano palesemente deboli. Non solo non contestavano in modo specifico e pertinente le argomentazioni della sentenza di appello sulla sua responsabilità per il reato ex art. 391-ter c.p., ma non evidenziavano neppure vizi logici evidenti nel ragionamento dei giudici di merito. Un ricorso in Cassazione, per essere ammissibile, deve individuare errori di diritto o palesi illogicità nella motivazione, non limitarsi a riproporre una diversa lettura dei fatti.
La Valutazione su Recidiva e Attenuanti Generiche
Per entrambi i ricorrenti, la Corte ha confermato la correttezza delle valutazioni della Corte d’Appello. In particolare:
- Recidiva: L’applicazione della recidiva reiterata e infraquinquennale è stata considerata ben motivata. I giudici di merito avevano evidenziato come l’ultima condotta delittuosa dimostrasse una spiccata e persistente ‘indole proclive al reato’, giustificando così un trattamento sanzionatorio più severo.
- Circostanze Attenuanti Generiche: Il diniego delle attenuanti è stato anch’esso ritenuto legittimo. La Corte d’Appello aveva basato la sua decisione sulla gravità della condotta e, soprattutto, sui numerosi e significativi precedenti penali a carico di entrambi gli imputati. Tali precedenti sono stati interpretati come un indice negativo della loro personalità, incompatibile con la concessione di un beneficio che presuppone una valutazione complessivamente favorevole del reo.
Le Conclusioni
L’ordinanza ribadisce un principio cardine del nostro sistema processuale: il giudizio di Cassazione non è un terzo grado di merito, ma un controllo di legittimità. Un ricorso inammissibile è la conseguenza diretta di un’impugnazione che non riesce a individuare vizi specifici nella sentenza contestata. Inoltre, la decisione sottolinea come i precedenti penali di un imputato assumano un ruolo determinante non solo per l’applicazione della recidiva, ma anche per escludere benefici come le attenuanti generiche, specialmente quando rivelano una tendenza consolidata a delinquere. Questa pronuncia serve da monito sulla necessità di formulare ricorsi tecnicamente solidi e fondati su critiche puntuali alla decisione impugnata.
Perché i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili?
I ricorsi sono stati giudicati inammissibili perché i motivi erano manifestamente infondati. Nello specifico, non contestavano efficacemente le argomentazioni della sentenza d’appello sulla responsabilità penale e non evidenziavano alcuna palese illogicità nel suo ragionamento.
Come è stata giustificata l’applicazione della recidiva aggravata?
La Corte ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d’Appello, la quale aveva sottolineato che l’ultima condotta criminale dell’imputato rivelava una sua particolare e persistente inclinazione a commettere reati, giustificando così l’applicazione della recidiva reiterata e infraquinquennale.
Per quale motivo non sono state concesse le circostanze attenuanti generiche?
Le attenuanti generiche non sono state concesse a causa della gravità della condotta e, in modo determinante, a causa dei numerosi precedenti penali a carico dei ricorrenti. Tali precedenti sono stati considerati un indicatore negativo della loro personalità, incompatibile con la concessione del beneficio.