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Evasione: ricorso inammissibile per motivi pretestuosi

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di evasione. Il ricorrente sosteneva che la Corte d’Appello avesse fondato la sua decisione su un provvedimento autorizzatorio errato. La Cassazione ha ritenuto il motivo palesemente pretestuoso, confermando che la sentenza impugnata si basava correttamente sul provvedimento giusto, il quale imponeva al condannato di rientrare al domicilio entro le ore 18:00. Essendo stato trovato fuori casa alle 23:15, il ritardo non era di pochi minuti, ma di oltre 5 ore, rendendo il ricorso manifestamente infondato e comportando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15573 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 15573/2024)

Evasione: Ricorso Inammissibile per Motivi Palesemente Pretestuosi

L’ordinanza n. 15573/2024 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come i ricorsi basati su argomentazioni palesemente infondate e pretestuose vengano trattati nel nostro ordinamento. Il caso riguarda una condanna per il reato di evasione, in cui il tentativo della difesa di contestare la sentenza di secondo grado si è scontrato con una pronuncia di inammissibilità. Analizziamo i dettagli della vicenda e le ragioni della Suprema Corte.

I fatti del caso

Un soggetto, condannato per il reato previsto dall’art. 385 del codice penale, proponeva ricorso in Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello. Il ricorrente era sottoposto a una misura che gli imponeva di fare ritorno al proprio domicilio entro le ore 18:00, in virtù di un provvedimento autorizzatorio della magistratura di sorveglianza emesso in data 01/07/2019.

Tuttavia, l’individuo veniva rintracciato dalle forze dell’ordine fuori dalla propria abitazione alle ore 23:15, ben oltre il limite consentito. L’unico motivo di ricorso presentato dalla difesa si basava su un presunto errore della Corte d’Appello, la quale avrebbe fondato la propria decisione su un provvedimento autorizzatorio diverso e precedente (datato 13/05/2019) anziché su quello corretto e vigente (del 01/07/2019).

La strategia difensiva e la realtà dei fatti

La difesa sosteneva implicitamente che, basandosi su un documento errato, la valutazione dei giudici di merito fosse viziata. La realtà, come accertato dalla Cassazione, era ben diversa. Il ritardo accumulato dal soggetto non era di pochi minuti, come si potrebbe essere indotti a credere, ma di oltre cinque ore, un lasso di tempo che configura in modo inequivocabile il reato di evasione.

La decisione della Cassazione sul ricorso per evasione

La Suprema Corte ha liquidato il motivo di ricorso definendolo “palesemente pretestuoso”. La sentenza impugnata, infatti, aveva chiaramente ed esplicitamente basato la propria valutazione sull’autorizzazione corretta, quella del 01/07/2019. Di conseguenza, il giudizio della Corte d’Appello risultava immune da censure sia per quanto riguarda l’elemento materiale del reato (l’allontanamento dal domicilio) sia per l’elemento psicologico (la consapevolezza e volontà di violare la prescrizione).

Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le motivazioni della Corte

La motivazione della Cassazione è lapidaria e si fonda su due pilastri: la chiarezza della sentenza di merito e la pretestuosità del ricorso. I giudici di legittimità hanno sottolineato come la Corte d’Appello avesse correttamente individuato il provvedimento rilevante e ne avesse tratto le giuste conclusioni. L’argomento difensivo, volto a creare confusione su quale atto fosse stato posto a fondamento della decisione, è stato smascherato come un mero espediente dilatorio e privo di qualsiasi fondamento giuridico.

La Corte ribadisce che il controllo di legittimità non può essere utilizzato per rimettere in discussione valutazioni di fatto già correttamente operate dai giudici di merito, soprattutto quando il ricorso si basa su argomenti artificiosi. La violazione era evidente: l’obbligo di rientro era fissato per le 18:00, mentre il controllo è avvenuto alle 23:15, integrando pienamente la fattispecie di evasione.

Conclusioni

Questa ordinanza è un monito sull’importanza di presentare ricorsi fondati su motivi seri e pertinenti. L’abuso dello strumento processuale, attraverso l’uso di argomentazioni pretestuose, non solo non porta al risultato sperato, ma comporta conseguenze negative per il ricorrente, come la condanna a sanzioni pecuniarie. La decisione conferma il rigore con cui la Corte di Cassazione valuta i requisiti di ammissibilità, sanzionando i tentativi di inficiare sentenze chiare e ben motivate con cavilli privi di fondamento. Per i professionisti del diritto, ciò sottolinea la necessità di una scrupolosa analisi dei presupposti del ricorso, evitando di intraprendere iniziative legali destinate a un sicuro fallimento.

Quando un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è dichiarato inammissibile quando è manifestamente infondato, ovvero quando i motivi addotti sono palesemente privi di qualsiasi base giuridica e appaiono pretestuosi.

Qual era l’argomento principale del ricorrente e perché è stato respinto?
Il ricorrente sosteneva che la Corte d’Appello avesse basato la condanna su un provvedimento autorizzatorio sbagliato. L’argomento è stato respinto perché la sentenza impugnata aveva, in modo chiaro ed esplicito, utilizzato il provvedimento corretto, rendendo la doglianza difensiva palesemente pretestuosa.

Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile in un caso come questo?
La persona che presenta un ricorso dichiarato inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria (in questo caso, tremila euro) da versare alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ordinanza
Provvedimento del giudice che risolve questioni procedurali o specifiche senza definire il merito completo della causa.
Ricorso inammissibile
Un'impugnazione che viene respinta senza essere esaminata nel merito, perché priva dei requisiti di forma o di sostanza previsti dalla legge.
Manifestamente infondato
Si dice di un motivo di ricorso che appare, a una prima e sommaria analisi, palesemente privo di qualsiasi fondamento giuridico.
Reato di evasione
Illecito penale commesso da chi, essendo legalmente detenuto o agli arresti domiciliari, si allontana senza autorizzazione dal luogo di detenzione.
Cassa delle ammende
Ente statale finanziato con le somme derivanti da condanne penali, destinato a finanziare progetti di reinserimento sociale dei detenuti e di prevenzione della criminalità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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