Ricorso Inammissibile: La Cassazione Sottolinea l’Importanza di Motivi Specifici
Quando si presenta un appello contro una sentenza penale, la specificità dei motivi è un requisito fondamentale. Un ricorso inammissibile è spesso la conseguenza di doglianze generiche e non circostanziate. Con la recente ordinanza n. 15478 del 2024, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: il giudice non è tenuto a fornire una motivazione dettagliata per il rigetto di istanze difensive palesemente infondate o formulate in modo vago. Questo provvedimento offre uno spunto importante per comprendere come strutturare un’impugnazione efficace.
I Fatti alla Base della Decisione
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte di Appello di Napoli. La difesa lamentava diversi aspetti della decisione di secondo grado, tra cui:
- La mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.
- Il riconoscimento della recidiva.
- Un trattamento sanzionatorio ritenuto eccessivo.
- L’assenza di motivazione riguardo al diniego di una pena sostitutiva.
La Corte di Appello, tuttavia, aveva già confutato tali punti, basando la propria decisione sulla notevole gravità della condotta, sulla particolare pericolosità sociale del soggetto (testimoniata da numerosi precedenti penali) e sulla congruità della pena inflitta, giudicata non lontana dai minimi edittali.
La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si concentra sulla loro formulazione, ritenuta inadeguata a superare il vaglio di ammissibilità.
Le Motivazioni della Decisione
La Suprema Corte ha articolato il proprio ragionamento su due pilastri fondamentali, in linea con un consolidato orientamento giurisprudenziale.
La Genericità dei Motivi di Ricorso
Il primo punto riguarda le censure relative alle attenuanti generiche, alla recidiva e all’entità della pena. La Corte ha osservato che queste questioni erano state adeguatamente affrontate e respinte dalla Corte di Appello con motivazioni logiche e coerenti. La difesa, nel suo ricorso, non ha fatto altro che riproporre le stesse lamentele senza contestare specificamente la logicità del ragionamento del giudice di secondo grado. Di fronte a motivazioni già esaustive, il giudice dell’impugnazione non è tenuto a rispondere a critiche ripetitive e generiche. Un ricorso inammissibile è la naturale conseguenza di una tale impostazione difensiva.
Il secondo aspetto, ancora più dirimente, concerne la richiesta di pena sostitutiva. La Cassazione ha evidenziato che questa istanza era stata posta in sede di gravame in modo generico. Secondo la giurisprudenza costante, il giudice non ha l’obbligo di motivare il mancato accoglimento di istanze che appaiono “improponibili sia per genericità, sia per manifesta infondatezza”.
Quando un motivo di ricorso è manifestamente infondato fin dall’origine, si verifica una cosiddetta “inammissibilità originaria” per carenza d’interesse. Ciò significa che, anche se la Corte esaminasse la doglianza, l’eventuale accoglimento non porterebbe ad alcun esito favorevole per il ricorrente. Pertanto, l’esame stesso del motivo diventa superfluo.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Difesa
Questa ordinanza è un monito per la pratica forense. Per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, è essenziale che le impugnazioni siano redatte con la massima specificità. Non è sufficiente esprimere un generico dissenso con la sentenza impugnata, ma è necessario individuare con precisione i vizi logici o giuridici del ragionamento del giudice e argomentarli in modo puntuale. Le istanze, come quella per una pena sostitutiva, devono essere supportate da elementi concreti che ne giustifichino l’accoglimento. In caso contrario, il ricorso non supererà il primo scoglio dell’ammissibilità, con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte lo ha dichiarato inammissibile perché i motivi erano generici e le questioni sollevate (mancata concessione di attenuanti, recidiva, entità della pena) erano già state adeguatamente confutate e motivate dalla Corte d’Appello.
Il giudice è sempre obbligato a motivare il rigetto di ogni istanza della difesa?
No, secondo questa ordinanza, il giudice non è obbligato a fornire una motivazione specifica per il mancato accoglimento di istanze che appaiono improponibili per la loro genericità o perché manifestamente infondate.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.