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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di appello erano una mera riproduzione delle argomentazioni già respinte nel precedente grado di giudizio, senza un confronto critico con la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 24 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41320 Anno 2025 (Cass. pen. sez. 7 n. 41320/2025)

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Ripetitivi

Quando si presenta un appello in Cassazione, non è sufficiente ripetere le stesse argomentazioni già discusse e respinte nei gradi di giudizio precedenti. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci ricorda l’importanza di un confronto critico con la decisione impugnata, pena la dichiarazione di ricorso inammissibile. Analizziamo una ordinanza che illustra perfettamente questo principio nel contesto di un reato di resistenza a pubblico ufficiale.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un individuo condannato dalla Corte d’Appello di Perugia per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Non accettando la condanna, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il fulcro della sua difesa si basava sulla presunta assenza di dolo, ovvero della volontà cosciente di commettere il reato. Secondo la tesi difensiva, la condotta minacciosa dell’imputato non derivava da una scelta volontaria e consapevole, ma da presunte patologie o disturbi che avrebbero inciso sulla sua capacità di intendere e di volere.

La Valutazione del Giudice di Merito

Già la Corte d’Appello aveva esaminato e respinto questa linea difensiva. I giudici di merito avevano evidenziato un punto cruciale: la mancanza di qualsiasi certificazione medica che attestasse la presenza di patologie o disturbi tali da compromettere la capacità dell’imputato. In assenza di prove concrete, la Corte aveva concluso che la condotta minacciosa era pienamente ascrivibile a una scelta volontaria, consapevole e quindi dolosa.

L’inammissibilità del ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione, nell’esaminare l’appello, ha rilevato che le argomentazioni proposte dal ricorrente erano semplicemente una riproposizione dei motivi già vagliati e disattesi dalla Corte d’Appello. Il ricorso non introduceva nuovi elementi né, soprattutto, si confrontava in modo critico con le motivazioni della sentenza impugnata. In pratica, la difesa si è limitata a ripetere le proprie tesi senza spiegare perché la valutazione del giudice di secondo grado fosse errata.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale della procedura penale: il ricorso per Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riesaminare i fatti. Il suo scopo è verificare la corretta applicazione della legge. Un ricorso che si limita a riproporre le medesime doglianze già respinte, senza una specifica e critica argomentazione contro la logica della decisione precedente, è destinato a essere dichiarato inammissibile. Nel caso specifico, i giudici hanno sottolineato come la Corte d’Appello avesse già congruamente spiegato le ragioni per cui la condotta era da considerarsi volontaria e consapevole, rendendo l’appello privo di fondamento.

Le Conclusioni

L’ordinanza si conclude con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa decisione comporta due conseguenze significative per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La Corte ha specificato che tale sanzione è dovuta poiché non si poteva ritenere che il ricorso fosse stato proposto senza colpa. Questa decisione serve da monito: un’impugnazione deve essere fondata su critiche precise e pertinenti alla sentenza che si contesta, non su una sterile ripetizione di argomenti già sconfitti.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le argomentazioni presentate erano una mera riproduzione di motivi già adeguatamente esaminati e respinti dalla Corte d’Appello, senza che il ricorrente si confrontasse in modo critico con le motivazioni della sentenza impugnata.

Qual era l’argomento difensivo principale del ricorrente?
L’argomento principale era la mancanza di dolo, ossia l’assenza di una volontà cosciente e volontaria nel commettere il reato. Il ricorrente sosteneva che la sua condotta fosse influenzata da patologie o disturbi non meglio specificati, che avrebbero inciso sulla sua capacità di intendere e di volere.

Quali sono le conseguenze economiche della dichiarazione di inammissibilità?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende, poiché la Corte ha ritenuto che il ricorso fosse stato proposto con colpa.

Termini giuridici

Inammissibilità
La condizione di un atto processuale, come un ricorso, che non può essere esaminato nel merito dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Dolo
La coscienza e volontà di compiere un'azione che la legge considera reato. Rappresenta l'elemento psicologico fondamentale per la maggior parte dei delitti.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che riceve i proventi delle sanzioni pecuniarie penali per finanziare programmi di reinserimento sociale a favore dei detenuti.
Doglianze
Nel linguaggio giuridico, sono le lamentele o i motivi di critica che una parte muove contro un provvedimento del giudice nell'atto di impugnazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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