Inammissibilità Ricorso Cassazione: i Criteri Decisivi
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito i confini del giudizio di legittimità, dichiarando l’inammissibilità ricorso cassazione presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione offre importanti spunti di riflessione sui criteri di valutazione della tenuità del fatto, della recidiva e della congruità della pena, e sulla necessità di formulare motivi di appello specifici e non generici.
I Fatti del Processo: Dalla Condanna al Ricorso
Il caso trae origine dalla condanna di un individuo per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, ai sensi dell’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. La condanna, emessa dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte d’Appello, prevedeva una pena di 8 mesi di reclusione e 1.800 euro di multa.
L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione di legge e l’illogicità della motivazione in relazione a diversi aspetti:
Inammissibilità Ricorso Cassazione: l’Analisi della Corte
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni suo punto, fornendo una chiara spiegazione delle ragioni procedurali e di merito che precludono un nuovo esame della vicenda.
La non Applicabilità della “Particolare Tenuità del Fatto”
I giudici di legittimità hanno ritenuto logica e corretta la decisione della Corte d’Appello di escludere l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. La motivazione si basa su una valutazione complessiva degli indicatori previsti dalla norma, come chiarito anche dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza Tushaj, 2016). Gli elementi considerati decisivi sono stati:
- La tipologia di droga: cocaina, definita “pesante”.
- La quantità: oltre 6 grammi, una quantità non esigua.
- Il numero di dosi: ricavabili circa 35 dosi singole.
- Le modalità della condotta: l’imputato aveva indotto la donna che viaggiava con lui a nascondere la sostanza nella biancheria intima, dimostrando una condotta spregiudicata.
Questi fattori, nel loro insieme, delineano un quadro di gravità incompatibile con la “particolare tenuità” richiesta dalla legge.
La Valutazione della Recidiva e della Pericolosità Sociale
Anche la censura relativa alla recidiva è stata respinta. La Corte ha condiviso la motivazione dei giudici di merito, secondo cui il nuovo reato, seppur diverso dai precedenti, si inseriva in una coerente continuità criminale. Esso rappresentava una manifestazione della “scelta di vivere con il lucro derivante da attività delittuose”, un sintomo di maggiore colpevolezza e di una perdurante pericolosità sociale. La motivazione, sebbene sintetica, è stata giudicata sufficiente in quanto ha evidenziato come il nuovo delitto fosse espressione di una “maggiore capacità delinquenziale”.
La Genericità degli Altri Motivi di Ricorso
Le restanti doglianze sono state dichiarate inammissibili per ragioni procedurali:
- Circostanze attenuanti generiche: La richiesta non era stata presentata nei motivi di appello, pertanto non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione.
- Eccessività della pena: Il motivo è stato giudicato generico. La Corte territoriale aveva definito la pena “congrua” e vicina al minimo edittale. Secondo la giurisprudenza costante, una motivazione così sintetica è sufficiente quando la pena non si discosta significativamente dalla media, poiché la sua quantificazione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non in caso di palese illogicità o arbitrio.
- Bilanciamento delle circostanze: Anche questa censura è stata ritenuta generica e inammissibile.
Le Motivazioni della Decisione
La decisione della Corte di Cassazione si fonda sul principio fondamentale che il giudizio di legittimità non costituisce un terzo grado di merito. Il suo compito non è rivalutare i fatti, ma verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione delle sentenze impugnate. Nel caso di specie, i giudici di appello avevano fornito una motivazione coerente e non illogica su tutti i punti contestati dall’imputato. L’esclusione della tenuità del fatto, la valutazione della recidiva e la determinazione della pena sono state il risultato di un corretto esercizio del potere discrezionale, adeguatamente giustificato. L’inammissibilità ricorso cassazione è stata, quindi, la conseguenza inevitabile di un’impugnazione che, in sostanza, mirava a ottenere una nuova e diversa valutazione del merito della causa, compito precluso alla Suprema Corte.
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza
Questa ordinanza riafferma alcuni principi cardine del processo penale. In primo luogo, sottolinea l’importanza di una valutazione complessiva e non atomistica degli elementi per l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. In secondo luogo, ribadisce che la valutazione della pericolosità sociale e della congruità della pena è una prerogativa del giudice di merito, sindacabile solo per vizi logici macroscopici. Infine, evidenzia un aspetto processuale cruciale: i motivi di ricorso, sia in appello che in cassazione, devono essere specifici e non generici, e non è possibile introdurre nuove doglianze nel giudizio di legittimità. Per la difesa, ciò significa articolare le proprie censure in modo puntuale fin dai primi gradi di giudizio, poiché le omissioni e la genericità possono precludere definitivamente l’esame delle questioni da parte della Corte di Cassazione.
Quando può essere respinta la richiesta di applicazione della ‘particolare tenuità del fatto’ (art. 131-bis c.p.)?
Può essere respinta quando gli indicatori fattuali, nel loro complesso, non depongono per una minima offensività. Nel caso analizzato, la Corte ha considerato decisivi la tipologia di droga (‘pesante’ come la cocaina), la quantità non esigua (oltre 6 grammi per 35 dosi) e le modalità spregiudicate della condotta, ritenendo tali elementi incompatibili con la tenuità del fatto.
Perché un motivo di ricorso relativo alle circostanze attenuanti generiche può essere dichiarato inammissibile?
Un motivo di ricorso su questo punto è inammissibile se la questione non è stata sollevata nei motivi d’appello. Il processo penale è strutturato per gradi e non è consentito presentare per la prima volta in Cassazione censure che dovevano essere formulate nel giudizio precedente.
Come valuta la Corte di Cassazione la congruità della pena decisa dai giudici di merito?
La Corte di Cassazione non entra nel merito della quantificazione della pena, che è un potere discrezionale del giudice. Il suo controllo si limita a verificare che la motivazione non sia palesemente illogica o arbitraria. Quando la pena è vicina al minimo legale, una motivazione sintetica come ‘pena congrua’ è ritenuta sufficiente per giustificare la decisione.