Inammissibilità del Ricorso in Cassazione: La Lezione sulla Specificità dei Motivi
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sui requisiti formali del ricorso, sottolineando come la genericità delle doglianze conduca inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità ricorso. Questo principio è fondamentale per chiunque intenda impugnare una decisione giudiziaria, poiché evidenzia la necessità di un’argomentazione precisa e direttamente collegata alle motivazioni del provvedimento contestato.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Roma, che aveva confermato una condanna per il delitto di appropriazione indebita, previsto dall’art. 646 del codice penale. L’imputato, non soddisfatto della decisione di secondo grado, decideva di adire la Corte di Cassazione, affidando il suo ricorso a due distinti motivi.
Il primo motivo lamentava una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione riguardo all’affermazione della sua responsabilità penale. Il secondo, invece, contestava l’eccessività della pena inflitta e l’applicazione di una circostanza aggravante.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Corte Suprema, con l’ordinanza in esame, ha respinto in toto le argomentazioni del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione, sebbene concisa, è densa di significato e ribadisce principi consolidati della procedura penale.
Le Motivazioni: La Specificità come Requisito per Evitare l’Inammissibilità Ricorso
La Corte ha analizzato separatamente i due motivi di ricorso, evidenziandone le criticità che hanno portato alla decisione finale.
Il primo motivo è stato giudicato inammissibile per mancanza di specificità. I giudici hanno sottolineato che il ricorso era manchevole nell’indicare una chiara correlazione tra le ragioni esposte nell’atto di impugnazione e quelle argomentate dalla Corte d’Appello nella sentenza impugnata. In pratica, il ricorrente non può ignorare le motivazioni del giudice precedente, ma deve confrontarsi criticamente con esse. La genericità, intesa non solo come indeterminatezza ma anche come assenza di un dialogo con la decisione contestata, rende il motivo di ricorso non scrutinabile nel merito, determinandone l’inammissibilità ai sensi dell’art. 591, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale.
Anche il secondo motivo, relativo alla quantificazione della pena, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Tale potere deve essere esercitato nel rispetto dei criteri guida fissati dagli articoli 132 e 133 del codice penale (gravità del reato, capacità a delinquere del reo, ecc.). Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto che il giudice d’appello avesse adeguatamente motivato la sua decisione, facendo riferimento a elementi ritenuti decisivi. Pertanto, non sussistevano i presupposti per un intervento correttivo da parte del giudice di legittimità.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia
Questa ordinanza funge da monito per avvocati e assistiti: la redazione di un ricorso per Cassazione richiede rigore e precisione. Non è sufficiente esporre un generico dissenso rispetto alla sentenza impugnata. È, invece, indispensabile costruire un’argomentazione puntuale che demolisca, punto per punto, il ragionamento del giudice del grado precedente. L’inosservanza di questo onere argomentativo trasforma l’impugnazione in un atto sterile, destinato a scontrarsi con una pronuncia di inammissibilità ricorso, con conseguente aggravio di spese e sanzioni. La discrezionalità del giudice di merito sulla pena, se correttamente motivata, resta un baluardo difficilmente superabile in sede di legittimità.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile per ‘mancanza di specificità’?
Un ricorso è inammissibile per mancanza di specificità quando i motivi presentati sono generici e non si confrontano criticamente con le argomentazioni contenute nella sentenza impugnata, omettendo di creare una correlazione diretta tra le proprie ragioni e quelle del giudice precedente.
La Corte di Cassazione può modificare la quantità della pena decisa da un altro giudice?
Generalmente no. La determinazione della pena è un potere discrezionale del giudice di merito. La Corte di Cassazione può intervenire solo se la motivazione è palesemente illogica, contraddittoria o viola la legge, ma non per riesaminare la valutazione del giudice che ha portato a una certa condanna.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso penale è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, stabilita dal giudice, in favore della Cassa delle ammende.