Sanzioni CONSOB: la Cassazione accoglie il principio della legge più favorevole (Lex Mitior)
Una recente sentenza della Corte di Cassazione Civile interviene con decisione sul tema delle sanzioni CONSOB, chiarendo un punto fondamentale riguardo l’applicazione del principio della lex mitior, ovvero della legge più favorevole. Il caso riguarda un amministratore di una società quotata sanzionato per insider trading. La Corte, pur respingendo gran parte delle sue difese, ha accolto il motivo relativo all’entità della sanzione, stabilendo che il giudice deve ricalcolarla attivamente in caso di sopravvenuta norma più favorevole, specialmente a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale.
I Fatti: un Acquisto di Azioni Sospetto
Il caso trae origine da un’indagine della Divisione Mercati della CONSOB su operazioni sospette riguardanti le azioni di un’importante società industriale. Un amministratore indipendente di tale società aveva acquistato un cospicuo pacchetto di azioni poche ore prima che venisse ufficialmente comunicato al mercato l’acquisto del 45% del capitale sociale da parte di un colosso straniero, operazione che avrebbe comportato un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria.
Secondo l’autorità di vigilanza, l’amministratore era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo usando l’ordinaria diligenza, del carattere privilegiato dell’informazione. Per questo motivo, la CONSOB gli ha inflitto una pesante sanzione pecuniaria di 120.000 euro, oltre a sanzioni accessorie, per abuso di informazioni privilegiate ai sensi dell’art. 187-bis del Testo Unico della Finanza (TUF).
Le Difese del Ricorrente e il Rigetto della Corte
L’amministratore si è opposto alla sanzione davanti alla Corte d’Appello e, successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione basato su cinque motivi. La Suprema Corte ha ritenuto infondati i primi quattro, tra cui:
- Violazione del diritto di difesa: Il ricorrente lamentava di non aver avuto accesso tempestivo a tutti gli atti del procedimento sanzionatorio. La Corte ha respinto la doglianza, notando che la difesa non aveva contestato l’esaustività della documentazione una volta prodotta.
- Mancata audizione personale: Si contestava la violazione del diritto di essere sentiti direttamente dall’organo decidente della CONSOB. La Cassazione ha chiarito che le garanzie sono soddisfatte dall’audizione nella fase istruttoria e dalla successiva piena tutela giurisdizionale davanti a un giudice terzo.
- Errata valutazione della prova indiziaria: Secondo il ricorrente, la Corte d’Appello non aveva effettuato una valutazione complessiva e sintetica degli indizi. Anche questo motivo è stato rigettato, poiché i giudici di merito avevano correttamente basato la loro decisione su una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti.
Sanzioni CONSOB e il Principio del Favor Rei: il Motivo Decisivo
Il punto cruciale della sentenza risiede nell’accoglimento del quinto motivo di ricorso, relativo alla determinazione dell’importo della sanzione. Durante il giudizio d’appello, era intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale (n. 63/2019) che aveva dichiarato l’illegittimità di una norma che impediva l’applicazione retroattiva di un trattamento sanzionatorio più favorevole.
In pratica, la sanzione originale di 120.000 euro era stata comminata sulla base di una cornice edittale che andava da un minimo di 100.000 euro a 15 milioni di euro. La nuova disciplina, resa applicabile dalla pronuncia della Consulta, prevedeva invece un minimo di 20.000 euro e un massimo di 3 milioni. La Corte d’Appello aveva erroneamente ritenuto la richiesta di rideterminazione tardiva e comunque irrilevante, dato che l’importo di 120.000 euro rientrava anche nel nuovo e più favorevole intervallo.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha censurato questa impostazione. Le sanzioni CONSOB per insider trading, data la loro severità, hanno una natura sostanzialmente “penale” secondo la giurisprudenza europea e nazionale. Di conseguenza, ad esse si applica il principio della lex mitior o favor rei.
La Suprema Corte ha affermato che il giudice, di fronte a uno ius superveniens (una nuova legge) più favorevole, ha il dovere di applicarla d’ufficio, anche senza una specifica richiesta della parte. Non è sufficiente una mera verifica aritmetica che la vecchia sanzione “entri” nel nuovo intervallo. È necessario, invece, procedere a una nuova e autonoma valutazione della proporzionalità della sanzione, partendo dal nuovo e significativamente più basso minimo edittale. La sanzione di 120.000 euro, che era di poco superiore al vecchio minimo (100.000 euro), appare sproporzionata se rapportata al nuovo minimo di 20.000 euro (essendone sei volte superiore).
Conclusioni: L’Impatto della Sentenza sulle Sanzioni Amministrative
Questa pronuncia rafforza un principio di garanzia fondamentale nel campo delle sanzioni amministrative a carattere punitivo. Stabilisce che la proporzionalità della pena deve essere sempre garantita e rivalutata alla luce delle modifiche normative più favorevoli, anche se intervenute in corso di causa. Per le autorità e per i giudici, ciò significa che la determinazione delle sanzioni CONSOB e di altre pene simili non può prescindere da una valutazione concreta e aggiornata, che tenga conto dell’evoluzione dell’ordinamento nel rispetto del principio del favor rei. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d’Appello per una corretta rideterminazione della sanzione pecuniaria.
Quando una sanzione amministrativa deve essere ricalcolata in base a una nuova legge più favorevole?
Secondo la sentenza, una sanzione amministrativa di natura punitiva deve essere sempre ricalcolata quando interviene una norma più favorevole (lex mitior), in particolare a seguito di una dichiarazione di incostituzionalità. Il giudice ha il dovere di applicare d’ufficio il nuovo trattamento più mite.
È sufficiente che una vecchia sanzione rientri nel nuovo intervallo di pena per essere considerata legittima?
No, non è sufficiente. La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice non può limitarsi a una verifica matematica. Deve invece compiere una nuova e autonoma valutazione della proporzionalità della sanzione, riconsiderando l’intero quadro sanzionatorio alla luce del nuovo e più basso minimo edittale.
L’insider trading può essere provato solo con indizi?
Sì. La sentenza ribadisce che, data la difficoltà di ottenere prove dirette, l’illecito di insider trading è quasi sempre accertato tramite prova indiziaria (o presuntiva). È fondamentale, però, che gli indizi raccolti siano gravi, precisi e concordanti e che vengano valutati nel loro complesso per fondare la decisione.