Prospetti paga sottoscritti con la formula per ricevuta

Prospetti paga sottoscritti dal lavoratore con la formula per ricevuta, non è sufficiente per ritenere delibato l’effettivo pagamento.


E’ onere del datore di lavoro di consegnare ai propri dipendenti i prospetti paga contenenti tutti gli elementi della retribuzione (e ciò, in conformità del disposto anche della L. n. 4 del 1953, articoli 1 e 3) – e che, comunque, i detti prospetti, anche se eventualmente sottoscritti dal prestatore d’opera con la formula “per ricevuta”, non sono sufficienti per ritenere delibato l’effettivo pagamento, potendo gli stessi costituire prova solo dell’avvenuta consegna della busta paga e restando onerato il datore di lavoro, in caso di contestazione, della dimostrazione di tale evento -, laddove si sia, però, in presenza di prospetti paga contenenti tutti gli elementi della retribuzione, ed altresì di una regolare dichiarazione autografa di quietanza del lavoratore, l’onere della prova della non corrispondenza tra le annotazioni della busta paga e la retribuzione effettivamente erogata grava sul dipendente (cfr., Cass. nn. 9503/2015; 7310/2001; 1150/1994).

Segnatamente, ove il lavoratore contesti la corrispondenza alla retribuzione effettivamente erogata, l’onere dimostrativo di tale non corrispondenza può incombere sul lavoratore soltanto in caso di provata regolarità della documentazione liberatoria e del rilascio di quietanza da parte del dipendente, spettando in caso diverso al datore di lavoro la prova rigorosa dei pagamenti in effetti eseguiti (cfr. in tali sensi Cass. n. 7310 del 29/05/2001; Cass. 4 febbraio 1994 n. 1150; Cass. 13 giugno 1987 n. 5227).

Per altro verso, non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita dal lavoratore rispetto a quella risultante dai prospetti paga ed è sempre possibile l’accertamento della insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle busta paga (Cass. n. 9588 del 14 luglio 2001).

Da ciò però non può trarsi una presunzione assoluta in senso contrario che la sottoscrizione in calce alle buste paga non ha valore di quietanza, in quanto si tratta di documenti valutabili da parte del giudice di merito secondo il suo prudente apprezzamento, tenuto conto di tutti gli elementi acquisiti al processo (cfr. Cass. n. 8362 del 26 maggio 2003).

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza n. 27749 del 3 dicembre 2020

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