Quietanza di pagamento, confessione stragiudiziale proveniente dal creditore e rivolta al debitore

Se appare generalmente condiviso il riconoscimento della quietanza di pagamento ex art. 1199 c.c. – atto unilaterale – quale confessione stragiudiziale proveniente dal creditore e rivolta al debitore, avente efficacia di piena prova ex art. 2733 comma 2 e 2735 c.c., tra le parti, della specifica corresponsione di una determinata somma di denaro per un determinato titolo, potendo conseguentemente essere contestata tale dichiarazione esclusivamente nei limiti consentiti (errore di fatto o violenza) dall’art. 2732 c.c., l’efficacia di prova legale sul fatto estintivo della obbligazione, solleva il debitore dal relativo onere probatorio, vincolando il giudice circa la verità del fatto stesso, se e nei limiti in cui sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti rispettivamente autore e destinatario di quella dichiarazione di scienza, venendo ad assumere invece valore meramente documentale – come tale essendo liberamente apprezzabile dal Giudice alla stregua di ogni altro elemento probatorio – ove prodotta nel giudizio in cui sia parte un terzo, il quale pertanto che può limitarsi a contrastarne l’efficacia probatoria, senza necessità di formale disconoscimento a norma degli artt. 214 e ss. c.p.c. ed eccependo la inopponibilità della data invocando il disposto dell’art. 2704 c.c. – con riferimento alla posizione del cessionario del credito rispetto alla quietanza rilasciata dal cedente al debitore ceduto dal cedente – entrambe relative alla posizione di terzo assunta dal curatore fallimentare. Cassazione Civile, Sezione Tributaria, Sentenza n. 10586 del 13 maggio 2011