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Legge 335/1995 — Anno 2023

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Altri anni per Legge 335/1995

Prescrizione Contributi: Scadenza Pagamento Batte Dichiarazione
Una professionista si oppone a una richiesta di contributi del 2011 da parte dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il diritto alla riscossione fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione Separata: il termine di cinque anni non inizia a decorrere dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi, ma dalla scadenza legale prevista per il pagamento di quei contributi. La semplice omissione dei dati nella dichiarazione non sospende automaticamente la prescrizione. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, dando ragione alla professionista e rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Prescrizione crediti contributivi: la Cassazione dà ragione al Cittadino
Un contribuente riceve un preavviso di fermo per crediti contributivi quasi dieci anni dopo la notifica della cartella esattoriale. Si oppone sostenendo l'avvenuta prescrizione del debito. I giudici di merito respingono la sua richiesta, ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione, invece, ribalta la decisione. La Corte stabilisce un principio fondamentale: la mancata opposizione alla cartella esattoriale non impedisce di far valere la successiva prescrizione dei crediti contributivi. Se l'Agente della Riscossione non agisce entro cinque anni, il debito si estingue e non può più essere preteso. Vince il contribuente.
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Assegno sociale negato dopo donazione: la Cassazione dà ragione
Un cittadino si vede negare l'Assegno sociale dall'Ente Previdenziale perché, anni prima, aveva donato i suoi unici due immobili alla figlia, creando volontariamente il proprio stato di bisogno. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: per ottenere l'Assegno sociale conta unicamente lo stato di bisogno effettivo e oggettivo, cioè avere un reddito sotto la soglia di legge. Le ragioni che hanno portato a tale condizione, come una donazione, sono irrilevanti, a meno che non si dimostri un intento fraudolento di simulare la povertà. La scelta volontaria di spogliarsi dei propri beni non esclude, di per sé, il diritto al sussidio.
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Assegno sociale e requisito di residenza: negato senza 10 anni
Una cittadina straniera si è vista negare l'assegno sociale perché non aveva risieduto in Italia per almeno dieci anni. La richiedente ha sostenuto che questa regola fosse discriminatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'assegno sociale e requisito di residenza decennale sono un binomio legittimo. Questa condizione non è discriminatoria perché si applica a tutti, compresi i cittadini italiani. La Corte ha spiegato che questo lungo periodo di soggiorno serve a dimostrare un legame solido e radicato con la comunità nazionale, giustificando così l'accesso a una prestazione di solidarietà. Di conseguenza, la richiesta della cittadina è stata definitivamente respinta.
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Iscrizione Gestione Separata: Ente perde causa per un ritardo
Un ente previdenziale iscrive d'ufficio un avvocato alla Gestione Separata per un anno in cui il suo reddito era basso. Il professionista si oppone e vince nei primi gradi di giudizio. L'ente ricorre in Cassazione, ma la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La ragione non riguarda il merito della questione, ma un errore procedurale: l'ente ha depositato l'atto oltre il termine di legge. Di conseguenza, la decisione favorevole all'avvocato, che annullava l'iscrizione Gestione Separata, diventa definitiva. L'ente perde la causa per un ritardo.
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Opposizione a intimazione di pagamento: debito prescritto ma perdi
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi previdenziali. Un contribuente ha presentato opposizione a intimazione di pagamento sostenendo la prescrizione di vecchi contributi, la cui cartella originaria non era mai stata notificata. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che anche in caso di omessa notifica della cartella, l'opposizione per motivi di merito come la prescrizione deve essere proposta entro il termine perentorio di 40 giorni dalla notifica dell'intimazione. Superata questa scadenza, l'opposizione è inammissibile e il debito non può più essere contestato nel merito. Il contribuente, pur avendo potenzialmente ragione sulla prescrizione, ha perso la causa per aver agito troppo tardi.
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Giornalista non iscritto all’albo: salta l’obbligo di iscrizione all’INPGI
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione all'INPGI (l'ente previdenziale dei giornalisti) non dipende solo dalla natura giornalistica del lavoro svolto. Per far scattare tale obbligo, sono necessari due requisiti congiunti: lo svolgimento di attività giornalistica e la formale iscrizione del lavoratore all'albo dei giornalisti (o nel registro dei praticanti). La Corte ha stabilito che un'iscrizione successiva con effetto retroattivo non può sanare la mancanza del requisito per il passato. Di conseguenza, per il periodo in cui il lavoratore non era iscritto, i contributi non erano dovuti all'ente di categoria. L'Ente Previdenziale dei Giornalisti ha quindi vinto la causa.
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Prescrizione Contributi INPS: Errore di Calcolo non Salva l’Ente
Un Contribuente si oppone a una richiesta di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi INPS. L'Ente Previdenziale e l'Agente della Riscossione ricorrono in Cassazione, lamentando un errore di calcolo delle date da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte rigetta i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: un semplice errore materiale nel calcolo del tempo, basato su date non contestate, costituisce un 'errore di fatto'. Questo tipo di errore non può essere contestato con un ricorso per cassazione, ma con un altro strumento legale. Di conseguenza, la prescrizione quinquennale del debito è confermata e il Contribuente vince la causa.
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Obbligo contributivo professionisti: iscrizione batte reddito zero
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo contributivo professionisti verso la propria Cassa di previdenza sorge con la semplice iscrizione all'albo professionale. È irrilevante che l'attività sia svolta in modo occasionale o non produca reddito. Due professionisti avevano ottenuto l'annullamento delle cartelle di pagamento sostenendo di non esercitare con continuità. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che solo il rispetto delle specifiche condizioni di esonero, previste dai regolamenti della Cassa e provate secondo le sue procedure, può sospendere il pagamento dei contributi minimi. La Cassa di Previdenza vince e la causa torna in Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: Proroga Salva l’INPS
Un professionista ometteva di versare i contributi dovuti alla Gestione Separata INPS per due annualità. L'INPS richiedeva il pagamento, ma il professionista eccepiva l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla decorrenza della prescrizione contributi Gestione Separata. Ha stabilito che il termine di cinque anni non parte dalla scadenza originaria, ma dalla data di pagamento effettiva, anche se prorogata da un decreto del Governo (D.P.C.M.). Di conseguenza, la proroga dei versamenti fiscali sposta in avanti anche l'inizio del conto alla rovescia per la prescrizione. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, annullando la precedente decisione e rinviando la causa per un nuovo esame basato su questo principio.
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Avvocato con reddito basso: sì all’Iscrizione Gestione Separata INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato, pur iscritto al proprio albo, se percepisce un reddito inferiore alla soglia minima per versare i contributi alla Cassa Forense, è comunque obbligato all'iscrizione alla Gestione Separata INPS. La Corte ha chiarito che il sistema delle casse professionali e quello della Gestione Separata sono complementari, non alternativi. Questa decisione si fonda sul principio di universalità della tutela previdenziale, che impone una copertura assicurativa per tutti i lavoratori. Di conseguenza, l'iscrizione d'ufficio operata dall'INPS è stata ritenuta legittima. L'INPS vince la causa.
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Avvocato non in Cassa Forense: sì all’Iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'iscrizione d'ufficio di un professionista alla Gestione Separata INPS. Il caso riguardava un legale iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: l'obbligo di iscrizione Gestione Separata avvocato sorge quando il professionista non versa il contributo soggettivo (quello che costruisce la pensione) alla propria cassa di categoria. Il solo pagamento del contributo integrativo, di natura solidaristica, non è sufficiente a esonerare da tale obbligo. Questa decisione rafforza il principio di universalità della tutela previdenziale, garantendo che nessun reddito da lavoro resti privo di copertura pensionistica. L'INPS ha quindi vinto la causa.
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Iscrizione Gestione Separata: non dichiarare non è frode automatica
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un professionista, già iscritto alla propria cassa di categoria, a cui l'INPS richiedeva i contributi per l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non equivale automaticamente a un occultamento doloso del debito, atto a sospendere la prescrizione. Viene ribadito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata sorge per l'esercizio abituale di un'attività professionale non coperta da altra contribuzione obbligatoria, a prescindere dal reddito prodotto. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, richiedendo una nuova valutazione dei fatti specifici, come l'effettiva abitualità dell'attività svolta dal professionista.
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Quadro RR vuoto: non c’è sospensione prescrizione contributi INPS
Una professionista si oppone a una richiesta di pagamento dell'INPS, sostenendo che il debito per contributi previdenziali è ormai prescritto. La Corte d'Appello le dà torto, ritenendo che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi equivalga a un occultamento doloso del debito, causando la sospensione della prescrizione. La Cassazione ribalta questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: non esiste alcun automatismo. La semplice omissione di un dato fiscale non è sufficiente a provare un intento fraudolento. Di conseguenza, non si può applicare in automatico la sospensione prescrizione contributi. Il caso dovrà essere riesaminato per accertare se vi sia stata una reale condotta ingannevole.
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Occultamento doloso del debito: Omissione Fiscale non Basta
Una professionista omette di compilare il quadro della dichiarazione dei redditi relativo ai contributi previdenziali. L'Ente Previdenziale sostiene che ciò configuri un occultamento doloso del debito, tale da sospendere la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa visione, stabilendo un principio fondamentale: la semplice omissione dichiarativa non equivale automaticamente a un occultamento doloso. Per sospendere la prescrizione, il creditore deve dimostrare che la condotta del debitore ha creato una vera e propria impossibilità di accertare il credito, non una mera difficoltà. La Corte ha quindi accolto il ricorso della professionista, annullando la decisione precedente.
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Iscrizione Gestione Separata: INPS vince contro l’avvocato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'iscrizione d'ufficio di un'avvocato alla Gestione Separata dell'INPS. La professionista, pur iscritta all'albo, aveva un reddito inferiore alla soglia minima per l'iscrizione obbligatoria alla sua cassa di categoria e versava solo il contributo integrativo. I giudici hanno stabilito che il principio di universalità delle tutele previdenziali impone l'iscrizione Gestione Separata professionisti quando non viene versato il contributo soggettivo, quello cioè che effettivamente costruisce la pensione. Il solo versamento del contributo integrativo, con funzione solidaristica, non è sufficiente a escludere tale obbligo. Di conseguenza, l'operato dell'INPS è stato ritenuto corretto.
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Pochi ricavi? Obbligatoria l’Iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS di un'avvocatessa. La professionista, pur avendo versato il contributo integrativo alla Cassa Forense, non aveva raggiunto il reddito minimo per versare il contributo soggettivo, l'unico valido per la copertura pensionistica. Secondo la Corte, in assenza di una contribuzione effettiva alla cassa di categoria, scatta l'obbligo di iscrizione Gestione Separata professionisti. Questo meccanismo garantisce il principio universale della tutela previdenziale per tutti i lavoratori. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, stabilendo che il solo contributo integrativo, di natura solidaristica, non è sufficiente a escludere tale obbligo.
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Tassazione pensione integrativa: sfuma il rimborso per i vecchi iscritti
Un contribuente, iscritto a un fondo pensione prima del 1999, ha chiesto un rimborso fiscale, pretendendo l'applicazione di un'aliquota agevolata del 9% introdotta nel 2007. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente, stabilendo un principio chiave sulla tassazione pensione integrativa: le nuove norme fiscali più favorevoli non sono retroattive. Per i cosiddetti 'vecchi iscritti' a 'vecchi fondi', continua ad applicarsi il regime tributario in vigore al momento della maturazione dei versamenti, che nel caso specifico era meno vantaggioso. Di conseguenza, il contribuente ha perso la causa e non ha ottenuto il rimborso sperato.
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Prescrizione Contributi: Proroga Salva l’Ente, Professionista Paga
Una professionista si oppone alla richiesta di pagamento dei contributi del 2009, ritenendo il suo debito estinto per prescrizione. I giudici di merito le danno ragione, calcolando la scadenza quinquennale dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte chiarisce che una proroga governativa aveva spostato il termine di pagamento al 6 luglio 2010. Questo slittamento ha spostato anche l'inizio del calcolo della prescrizione contributi previdenziali, rendendo la richiesta dell'Ente tempestiva e valida. Di conseguenza, la professionista è tenuta a versare i contributi richiesti.
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Prescrizione Crediti Tributari: IRPEF, 10 anni e non 5. Vince lo Stato
Una contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per un debito IRPEF del 1995, sostenendo la prescrizione quinquennale. I giudici di merito le danno ragione. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agente della Riscossione. La Corte stabilisce un principio fondamentale sulla prescrizione crediti tributari: per le imposte come l'IRPEF, il termine non è quello breve di cinque anni, ma quello ordinario di dieci anni. Questo perché il debito d'imposta sorge annualmente e non costituisce una prestazione periodica. La mancata opposizione alla cartella, inoltre, non 'converte' il termine di prescrizione come farebbe una sentenza definitiva. Di conseguenza, l'azione di riscossione era ancora valida.
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