LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 335/1995 — Anno 2022

Pagina 16 di 21

Altri anni per Legge 335/1995

Iscrizione Gestione Separata INPS: esclusa con reddito minimo
L'INPS ha richiesto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata a un avvocato per l'anno 2011, nonostante un reddito annuo di soli 403 euro. L'ente previdenziale sosteneva che l'iscrizione all'albo e la partita IVA dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'Iscrizione Gestione Separata INPS richiede l'effettivo esercizio abituale della professione. Un reddito molto basso rappresenta un forte indizio di occasionalità dell'attività. Spetta all'INPS dimostrare il contrario, poiché la semplice iscrizione all'albo o il possesso della partita IVA non bastano a far presumere l'abitualità del lavoro svolto.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Automaticità delle prestazioni previdenziali: no ai co.co.co.
Un collaboratore coordinato e continuativo ha chiesto all'INPS l'accredito dei contributi previdenziali non versati dalla società committente tra il 2002 e il 2007, invocando l'automaticità delle prestazioni previdenziali per ottenere la pensione supplementare. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'INPS. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'automaticità delle prestazioni previdenziali non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, in quanto questi ultimi restano i titolari dell'obbligo contributivo. Di conseguenza, in caso di omissione da parte del committente, il collaboratore non può pretendere l'accredito automatico da parte dell'ente previdenziale, ma deve agire contro il committente per il risarcimento del danno o pagare direttamente i contributi omessi.
Continua »
Contributi previdenziali: l’accertamento blocca la prescrizione
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Lavoratore Autonomo il pagamento di contributi omessi per l'anno 2007. Il Lavoratore ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali, sostenendo che il termine di cinque anni fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del Lavoratore, ritenendo che la prescrizione decorresse dalla scadenza del pagamento originario (2008) e che l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate del 2012 non avesse interrotto i termini per l'Ente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'avviso di accertamento fiscale, notificato prima della scadenza dei cinque anni, interrompe la prescrizione anche per i contributi previdenziali. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione frena l’INPS
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a una Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata degli anni 2009 e 2010. La Corte d'Appello ha dichiarato il credito estinto per prescrizione contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito. L'Istituto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la prescrizione fosse sospesa e contestando il giorno di inizio del termine. La sesta sezione civile, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta data di inizio della prescrizione oltre i limiti delle richieste delle parti, ha rimesso la decisione alla sezione ordinaria per una trattazione in pubblica udienza.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: omissione o dolo?
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 alla Gestione Separata. L'avvocato ha eccepito la prescrizione quinquennale, mentre l'INPS ha sostenuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del professionista. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta decorrenza del termine (considerando anche le proroghe legali di scadenza), ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza. La questione centrale riguarda la corretta applicazione delle regole sulla prescrizione dei contributi previdenziali.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro azienda
L'ente previdenziale ha chiesto a un'azienda il rimborso delle somme versate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori, comprensive di indennità e contributi figurativi. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle somme richieste. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria di dieci anni. L'ente previdenziale perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: azienda batte INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori, comprendenti sia l'indennità economica sia la relativa contribuzione figurativa. L'Azienda ha eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che tutti gli oneri legati alla mobilità lunga, inclusi i rimborsi delle indennità erogate, rientrano nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione dei contributi previdenziali di cinque anni, e non quella ordinaria di dieci anni. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale e accolto quello dell'Azienda, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme prescritte.
Continua »
Calcolo del TFR: la Cassazione dà ragione ai dipendenti pubblici
Alcuni dipendenti non dirigenti di un ente pubblico per l'internazionalizzazione chiedevano l'inclusione di varie indennità e premi di produzione nel calcolo del TFR per il periodo dal 1990 al 2004. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo applicabile il regime dell'indennità di buonuscita anziché quello del trattamento di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 continua ad applicarsi il regime del trattamento di fine rapporto già precedentemente in vigore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per procedere al corretto calcolo del TFR, valutando quali voci retributive debbano essere effettivamente incluse.
Continua »
Calcolo del TFR: dipendenti pubblici battono l’amministrazione
Alcuni dipendenti non dirigenti dell'Istituto Commercio Estero, assunti prima del 31 dicembre 1995, hanno richiesto l'inclusione di specifiche voci retributive nel calcolo del TFR per il periodo dal 1990 al 2004. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo applicabile il regime dell'indennità di buonuscita anziché quello del trattamento di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima di tale data continua ad applicarsi il regime del TFR. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al trattamento sorge solo alla cessazione del rapporto, respingendo l'eccezione di prescrizione sollevata dall'amministrazione poiché i rapporti di lavoro erano ancora in corso. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle voci da computare.
Continua »
Calcolo del TFR: dipendenti pubblici battono l’ente di Stato
Alcuni dipendenti non dirigenti di un ente pubblico hanno chiesto l'inclusione di varie indennità accessorie nel calcolo del TFR per il periodo 1990-2004. I giudici di merito avevano respinto la domanda, ritenendo applicabile il regime della buonuscita pubblica invece del TFR. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 si applica la disciplina del trattamento di fine rapporto e non quella della buonuscita. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme spettanti, rigettando anche l'eccezione di prescrizione sollevata dall'ente pubblico, poiché il diritto sorge solo al termine del rapporto lavorativo.
Continua »
Iscrizione alla Gestione Separata: INPS perde contro l’avvocato
L'INPS ha richiesto a un avvocato l'iscrizione alla Gestione Separata per l'attività professionale svolta, nonostante i redditi fossero inferiori alle soglie minime previste per l'iscrizione alla Cassa Forense. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale poiché non aveva contestato tutte le ragioni della decisione di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato questa pronuncia, dichiarando inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno ribadito che, se una sentenza si fonda su più ragioni autonome, il ricorrente deve contestarle tutte efficacemente, pena l'inammissibilità dell'intero gravame. Di conseguenza, l'avvocato non è tenuto a versare i contributi richiesti dall'ente previdenziale.
Continua »
Gestione separata INPS: l’errore dell’ente salva l’avvocato
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un avvocato l'iscrizione alla Gestione separata INPS per l'attività professionale svolta, nonostante il professionista avesse un reddito inferiore alle soglie minime per l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale poiché non ha contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'ente pubblico. Quando una sentenza si fonda su diverse ragioni autonome, l'impugnazione deve contestarle tutte efficacemente, altrimenti il ricorso decade. L'ente previdenziale perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: INPS perde sui redditi minimi
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi a un Professionista, iscritto all'albo degli avvocati ma non alla cassa di categoria, ritenendo obbligatoria l'Iscrizione alla Gestione separata per gli anni in cui ha esercitato la professione. Il Professionista si è opposto evidenziando un reddito annuo inferiore a 5.000 euro e il carattere occasionale dell'attività. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che spetta all'ente dimostrare l'abitualità dell'attività professionale. Poiché tale accertamento spetta ai giudici di merito, la Cassazione non può riesaminarlo. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Gestione separata INPS: esente il professionista a basso reddito
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a una professionista, iscritta all'albo degli avvocati ma non alla relativa cassa di previdenza, il pagamento dei contributi alla Gestione separata INPS per l'anno 2011. La professionista aveva percepito un reddito inferiore a cinquemila euro. La Corte d'appello ha annullato la pretesa dell'ente pubblico, rilevando che l'attività era occasionale e che l'ente non aveva dimostrato l'abitualità del lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che stabilire se un'attività sia abituale o occasionale è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito. Di conseguenza, la professionista non deve pagare alcun contributo e l'ente previdenziale è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde contro la lavoratrice
L'INPS ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento dei contributi previdenziali dovuti alla gestione separata per gli anni 2010 e 2011. La contribuente ha eccepito l'avvenuta prescrizione dei crediti. L'INPS ha sostenuto che il termine di prescrizione fosse rimasto sospeso a causa del doloso occultamento del debito da parte della lavoratrice, la quale non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la mancata compilazione della dichiarazione non equivale a un doloso occultamento del debito e non impedisce all'ente previdenziale di effettuare i normali controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate. Pertanto, si applica la ordinaria prescrizione contributi previdenziali a partire dalla scadenza originaria del pagamento.
Continua »
Gestione separata INPS: partita IVA aperta ma nessun contributo dovuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che escludeva l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un lavoratore autonomo. L'ente pretendeva il pagamento dei contributi sul presupposto che l'apertura della partita IVA e l'iscrizione all'albo dimostrassero l'abitualità dell'attività. I giudici di merito hanno invece accertato l'occasionalità del lavoro, desunta da un reddito inferiore alla soglia legale di cinquemila euro. La Cassazione ha stabilito che l'ente previdenziale non può contestare in sede di legittimità gli accertamenti di fatto compiuti dal giudice d'appello, confermando la vittoria del professionista.
Continua »
Contribuzione di maternità: obblighi e rimborsi dei consorzi
Un Consorzio di bonifica ha chiesto all'INPS la restituzione dei contributi previdenziali versati in eccedenza per i propri dirigenti e l'accertamento del non doversi della contribuzione di maternità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS e rigettato quello del Consorzio. La Corte ha stabilito che i consorzi di bonifica, in quanto enti pubblici economici con dipendenti privati, sono obbligati al pagamento della contribuzione di maternità. Inoltre, per la restituzione dei contributi versati in eccedenza, si applica il limite temporale di cinque anni previsto dalla normativa speciale, e non la prescrizione ordinaria decennale. Di conseguenza, i contributi versati oltre i cinque anni precedenti alla richiesta non sono rimborsabili e rimangono acquisiti alla posizione previdenziale dei lavoratori.
Continua »
Prescrizione dei crediti di lavoro: quando l’ignoranza non salva
Un dirigente ha chiesto al proprio datore di lavoro la restituzione delle somme trattenute in busta paga a causa di un errato calcolo dei contributi previdenziali, eccedenti il massimale di legge. La Cassazione ha chiarito che tali somme costituiscono differenze retributive soggette a prescrizione quinquennale. La Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro non è impedita dalla semplice ignoranza del lavoratore circa l'errore commesso dall'azienda, a meno che non vi sia stato un occultamento doloso. Inoltre, la sospensione della prescrizione dovuta all'assenza di stabilità reale del rapporto cessa immediatamente con la fine del rapporto di lavoro, momento dal quale il termine ricomincia a decorrere. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare correttamente i tempi.
Continua »
Rettifica inquadramento INAIL: no a premi retroattivi senza colpa
L'Azienda, attiva nel settore automobilistico, otteneva dall'INPS la variazione del proprio inquadramento da terziario a industria nel 2002, senza comunicarlo all'INAIL. Nel 2006, a seguito di un'ispezione, l'INAIL disponeva d'ufficio la rettifica inquadramento INAIL con effetto retroattivo dal 2002, richiedendo maggiori premi assicurativi. La Corte d'Appello riteneva legittima la retroattività. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che, in assenza di dichiarazioni inesatte o dolose del datore di lavoro, la rettifica dell'inquadramento tariffario e della relativa tassazione produce effetti solo a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla notifica del provvedimento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »