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Legge 300/1970

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Ricorso tardivo: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro contro una sentenza che aveva qualificato come ritorsivo il licenziamento di una dipendente. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorso tardivo, depositato oltre il termine di 60 giorni decorrente dalla comunicazione integrale della sentenza d'appello via PEC. Questo caso sottolinea l'importanza perentoria dei termini processuali.
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Obbligo di repechage: licenziamento illegittimo
Una società di supermercati ha licenziato una cassiera per giustificato motivo oggettivo a seguito della chiusura di un punto vendita. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo che l'azienda avesse violato l'obbligo di repechage. La decisione sottolinea che la chiusura di una sede non è sufficiente a giustificare il recesso se esistono altre possibilità di ricollocamento del dipendente all'interno della struttura aziendale, data la fungibilità delle mansioni e la ricollocazione di altri colleghi.
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Licenziamento disciplinare: la prova del dolo
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato illegittimo un licenziamento disciplinare a causa della mancata dimostrazione del dolo del lavoratore. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'accertamento della prova è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere rivalutato in sede di legittimità. La vicenda riguardava un secondo licenziamento emesso dopo l'annullamento del primo per vizi formali.
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Licenziamento per giusta causa e processo penale
Un dipendente bancario, assolto in sede penale dall'accusa di estorsione, subisce un licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso, sottolineando che l'assoluzione penale non preclude una valutazione autonoma dei fatti in sede disciplinare, dove la condotta ha integrato una grave violazione dei doveri di lealtà e correttezza, configurando un conflitto di interessi.
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Eccezione di inadempimento: licenziamento illegittimo
Una società di informazione licenziava un giornalista per aver rifiutato l'offerta di reintegro, precedentemente disposta da un giudice. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo giustificato il rifiuto del lavoratore. L'offerta aziendale, infatti, prevedeva un ruolo inferiore e uno stipendio ridotto dell'85%, configurando una violazione del principio di buona fede. Tale comportamento ha reso legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dal dipendente e ha reso il successivo licenziamento privo di giusta causa.
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Insussistenza fatto materiale: licenziamento illegittimo
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per un alterco con un cliente. Viene chiarito il concetto di insussistenza del fatto materiale: non basta che l'evento sia accaduto, ma deve avere anche un carattere di illiceità, che il datore di lavoro ha l'onere di provare. In assenza di tale prova, il fatto è giuridicamente insussistente e si applica la tutela reintegratoria.
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Termini impugnazione rito Fornero: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha impugnato il proprio licenziamento. Il processo si è svolto con il rito Fornero e l'appello è stato dichiarato inammissibile perché tardivo. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i termini di impugnazione del rito Fornero (30 giorni) devono essere rispettati anche se il rito è stato applicato erroneamente, in virtù del principio dell'ultrattività del rito.
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Comando pubblico impiego: nullità del contratto autonomo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29620/2023, ha stabilito la nullità di un contratto di lavoro autonomo stipulato da un dirigente in comando presso un ente pubblico economico. Il caso riguardava un dirigente regionale il cui incarico come Direttore Generale di un consorzio era stato revocato. La Corte ha chiarito che l'istituto del comando pubblico impiego non permette l'instaurazione di un nuovo e distinto rapporto di lavoro con l'ente di destinazione, ma solo una modifica funzionale del rapporto originario, che resta in essere con l'amministrazione di provenienza. Di conseguenza, il contratto stipulato in violazione di tale principio è nullo, rendendo infondate le pretese di risarcimento del dirigente.
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Licenziamento lavoratore part-time: limiti e oneri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29337/2023, ha chiarito i principi relativi al licenziamento lavoratore part-time che rifiuta la trasformazione del rapporto in full-time. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva dichiarato nullo il licenziamento, specificando che il giudice non deve sindacare la scelta imprenditoriale, ma verificare se il datore di lavoro ha provato l'impossibilità di utilizzare diversamente la prestazione del lavoratore (principio dell'extrema ratio) e se il motivo ritorsivo era l'unica e determinante causa del recesso.
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Danno da licenziamento illegittimo: guida completa
La Cassazione chiarisce che l'indennità per licenziamento illegittimo non copre tutti i danni. Il lavoratore ha diritto a provare e ottenere un ulteriore risarcimento per il danno professionale e per il danno esistenziale subiti, distinti dalla mera perdita della retribuzione.
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Termine impugnazione licenziamento: la nuova legge
Un lavoratore, licenziato nel 2006, impugna il provvedimento fuori dal tribunale ma avvia la causa giudiziaria solo nel 2019. Nel frattempo, una legge del 2010, efficace dal 2011, ha introdotto un nuovo e più breve termine impugnazione licenziamento. La Corte di Cassazione ha confermato che questo nuovo termine si applica anche ai licenziamenti precedenti, facendo decorrere il tempo dalla data di entrata in vigore della nuova legge. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza.
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Trasferimento di azienda: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28183/2023, ha stabilito che la successione in un appalto di servizi non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Se l'impresa subentrante non acquisisce un complesso di beni organizzati e di non trascurabile entità dalla precedente, ma li reperisce autonomamente sul mercato (come nel caso di ambulanze tramite leasing), viene a mancare l'elemento della continuità aziendale. Di conseguenza, il lavoratore licenziato dall'appaltatore uscente non ha diritto al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Licenziamento giusta causa: reato extra-lavorativo
Un lavoratore, licenziato per una condanna penale definitiva per un grave reato commesso anni prima al di fuori dell'orario di lavoro, era stato reintegrato dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il licenziamento per giusta causa è legittimo. La particolare gravità della condotta, anche se risalente nel tempo, è sufficiente a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, a prescindere dal contesto extra-lavorativo.
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Collaboratore esperto linguistico: no a parità di paga
Un collaboratore esperto linguistico, dopo anni di contratti a termine e successiva stabilizzazione, ha citato in giudizio l'università per ottenere un risarcimento danni e l'equiparazione dello stipendio a quello dei ricercatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la stabilizzazione costituisce una misura sufficiente a sanare l'abuso dei contratti a termine e che il ruolo e la retribuzione del collaboratore esperto linguistico sono distinti da quelli del personale accademico, essendo regolati dalla contrattazione collettiva.
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Dati biometrici e lavoro: consenso è indispensabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'utilizzo di un sistema di rilevazione di dati biometrici per il controllo degli accessi aziendali in assenza di uno specifico consenso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la mancanza di tale consenso, richiesto dalla normativa sulla privacy all'epoca dei fatti, non può essere superata da un bilanciamento con le esigenze di sicurezza dell'azienda, rendendo il trattamento dei dati illecito. Inoltre, è stato ribadito che spetta alla parte che lo afferma l'onere di provare in giudizio di essersi adeguata alle prescrizioni del Garante della Privacy.
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Licenziamento giusta causa: la proporzionalità vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato un caso di licenziamento per giusta causa, annullandolo perché sproporzionato. La decisione sottolinea come l'uso personale di strumenti aziendali non giustifichi automaticamente la massima sanzione espulsiva se di lieve entità.
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Contestazione disciplinare: la specificità e la difesa
Un lavoratore ha ricevuto una sanzione da una società di telecomunicazioni. La contestazione disciplinare riguardava la modifica dell'orario di lavoro e un'assenza ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la decisione di merito. Secondo la Corte, la contestazione disciplinare era sufficientemente specifica, poiché l'ampia difesa del dipendente dimostrava la piena comprensione degli addebiti. Altri motivi di ricorso sono stati respinti perché basati su argomenti nuovi o non sufficientemente provati.
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Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
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Licenziamento giusta causa: il limite dei permessi
Un rappresentante sindacale è stato licenziato per giusta causa dopo aver superato il monte ore concesso per i permessi sindacali, in violazione di un nuovo accordo aziendale e nonostante un invito a riprendere servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo le accuse di violazione procedurale, tolleranza aziendale e discriminazione. La sentenza sottolinea come un nuovo accordo collettivo prevalga sulle prassi precedenti e come la mancata ripresa del servizio, a seguito di un richiamo formale, possa integrare la giusta causa di licenziamento.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
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