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D.P.R. 380/2001 — Anno 2023

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Altri anni per D.P.R. 380/2001

Abusivismo edilizio: condannato l’affittuario, inutile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre mesi di arresto e 9.500 euro di ammenda nei confronti di un cittadino, ritenuto responsabile del reato di abusivismo edilizio in qualità di affittuario e committente dei lavori. L'imputato aveva realizzato opere edilizie senza il necessario permesso di costruire. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, evidenziando che i motivi presentati erano manifestamente infondati e generici. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la dichiarazione di prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Permesso di costruire in sanatoria: la demolizione non si ferma
Una proprietaria ha realizzato abusivamente un pergolato chiuso con cucina in muratura in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. Nonostante il successivo rilascio di un permesso di costruire in sanatoria e di un parere favorevole di compatibilità, la Corte d'appello ha condannato la donna alla demolizione e a una pena pecuniaria e detentiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il permesso di costruire in sanatoria non ha alcun effetto estintivo per i reati edilizi e paesaggistici se le opere abusive hanno comportato un aumento di superficie e volume in zona vincolata. In questi casi, la sanatoria postuma è vietata dalla legge e l'ordine di demolizione resta pienamente valido.
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Lavori in zona sismica: quando anche le opere interne sono reato
Una proprietaria è stata condannata per aver eseguito lavori in zona sismica senza preavviso al Genio Civile e senza autorizzazione. Le opere comprendevano controsoffitti, rivestimenti e infissi. La difesa sosteneva che tali interventi non incidessero sulla struttura portante e non richiedessero permessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che qualsiasi intervento edilizio in area sismica, a esclusione della sola manutenzione ordinaria, richiede il preventivo controllo dell'autorità. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende e delle spese di difesa della parte civile.
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Smaltimento illecito di rifiuti: il finto riutilizzo costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per smaltimento illecito di rifiuti e reato edilizio. L'uomo aveva realizzato un grande terrapieno abusivo utilizzando materiali da demolizione e terre da scavo, senza alcuna autorizzazione. La difesa sosteneva che si trattasse di un deposito temporaneo o di terre riutilizzabili, e chiedeva l'estinzione del reato tramite il pagamento di una somma (oblazione). I giudici hanno respinto il ricorso: il materiale non rispettava i requisiti di legge per il riutilizzo e l'imputato non aveva rimosso tempestivamente i rifiuti nonostante l'ordine del tribunale. Di conseguenza, la richiesta di oblazione è stata negata e l'opera è stata dichiarata abusiva.
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Ordine di demolizione: no al blocco senza udienza della difesa
Il Tribunale, in veste di giudice dell'esecuzione, dichiarava inammissibile la richiesta del Proprietario di sospendere l'ordine di demolizione di alcune opere abusive, nonostante la pendenza di una sanatoria edilizia. Il Proprietario proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione dei pareri favorevoli degli enti competenti e il rischio di danneggiare l'intero immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Tribunale non poteva liquidare la richiesta come inammissibile senza un effettivo confronto tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha rinviato gli atti al Tribunale per svolgere una regolare udienza in contraddittorio.
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Ordine di demolizione: gli eredi perdono l’immobile del Comune
Gli eredi di una donna condannata per abusivismo edilizio ottengono dal Giudice dell'esecuzione la revoca dell'ordine di demolizione di un immobile a Ercolano. Il Procuratore della Repubblica impugna la decisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, annullando il provvedimento con rinvio. La Corte chiarisce che, una volta che il bene è stato acquisito al patrimonio del Comune, i privati non hanno più titolo per chiedere la revoca dell'ordine di demolizione, a meno che non vogliano provvedere spontaneamente all'abbattimento. Inoltre, la presenza di un parere negativo definitivo dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio esclude ogni ragionevole probabilità di ottenere un condono edilizio, rendendo illegittima la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione.
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Sospensione condizionale della pena negata per abusi edilizi
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena per un'imputata condannata per lottizzazione abusiva. La ricorrente lamentava la mancata valutazione degli elementi a suo favore. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice, nel valutare la concessione del beneficio, non deve analizzare tutti i criteri dell'articolo 133 del codice penale, ma può concentrarsi solo su quelli ritenuti ostativi. Nel caso specifico, la presenza di un precedente penale specifico per violazioni edilizie e le motivazioni economiche dell'illecito giustificano ampiamente il diniego della misura di favore. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Veranda abusiva in pasticceria: serve il permesso di costruire
I Gestori di una pasticceria hanno trasformato una veranda esterna aperta in una struttura chiusa con vetrate alte, riscaldamento e porta automatica, senza richiedere il necessario permesso di costruire. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità penale per abuso edilizio, pur dichiarando i titolari non punibili per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei commercianti, confermando che l'opera non rientra nell'edilizia libera o nei manufatti precari. La trasformazione ha creato un nuovo volume stabile a servizio dell'attività commerciale, rendendo obbligatorio il permesso di costruire. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale: reato sì, demolizione no
Un imprenditore e un acquirente sono stati accusati di abusiva occupazione di spazio demaniale dopo la decadenza della concessione di un porto turistico. L'imprenditore ha anche realizzato opere senza un valido titolo edilizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la sua consapevolezza dell'abuso. Per l'imprenditore, la Corte ha confermato la responsabilità per l'occupazione abusiva, ma ha annullato senza rinvio la condanna per abuso edilizio perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno revocato il relativo ordine di demolizione delle opere.
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Certificato di agibilità: quando l’abuso noto non blocca il rogito
La proprietaria di un immobile abusivo e il promissario acquirente firmano un contratto preliminare, concordando che la venditrice avrebbe richiesto la sanatoria edilizia. Al momento del rogito, l'acquirente rifiuta di firmare lamentando la mancanza del certificato di agibilità. La Corte d'appello dà ragione all'acquirente. La Cassazione ribalta la decisione: se le parti sanno che l'immobile è abusivo e concordano di avviare la sanatoria senza attendere la sua conclusione per il rogito, l'acquirente accetta implicitamente che il certificato di agibilità venga rilasciato solo successivamente. Non serve una rinuncia espressa. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Ordine di demolizione: la sanatoria prevale sui dubbi del giudice
Il Proprietario ha impugnato la decisione del Tribunale che rifiutava di revocare un ordine di demolizione, nonostante il successivo rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il giudice dell'esecuzione aveva sollevato dubbi sulla corrispondenza dell'immobile a causa di una variazione del nome della via e sulla legittimità dell'intero edificio storico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario, evidenziando che i dati catastali erano immutati e che per i fabbricati antecedenti al 1942 non serve una licenza edilizia originaria. La Cassazione ha quindi annullato il provvedimento, rinviando al Tribunale per un nuovo esame.
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Prescrizione del reato edilizio: salvo il lido senza smontaggio
Il proprietario di uno stabilimento balneare viene condannato per non aver smontato le strutture temporanee entro novanta giorni dalla scadenza del permesso di costruire. L'imputato si difende invocando una legge regionale che consente il mantenimento annuale delle strutture e sostenendo l'errore scusabile. La Corte di Cassazione respinge la tesi dell'errore, poiché i titoli edilizi e paesaggistici imponevano chiaramente la rimozione delle opere. Tuttavia, i giudici rilevano che il tribunale non ha motivato la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Corte dichiara la prescrizione del reato edilizio e annulla la condanna senza rinvio, cancellando la sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: il pignoramento non salva
Il Tribunale ha revocato la sospensione condizionale della pena a un cittadino per non aver demolito un immobile abusivo entro i termini stabiliti. Il proprietario ha fatto ricorso, sostenendo che il pignoramento immobiliare e la nomina di un custode terzo gli impedissero di demolire il bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il pignoramento non blocca l'ordine di demolizione, che ha natura reale e mira a ripristinare il territorio. Il debitore non custode ha comunque l'obbligo di attivarsi, chiedendo le necessarie autorizzazioni al custode e al giudice dell'esecuzione. La mancata attivazione rende del tutto legittima la revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena.
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Lottizzazione abusiva: reato prescritto ma la confisca resta
L'Amministratore di una società turistica è stato accusato di lottizzazione abusiva per aver installato in un campeggio manufatti non precari (roulotte su pilastri e cucinotti in legno) senza permesso. Nonostante la prescrizione dei reati, la Corte d'Appello ha confermato la confisca dell'intera area di 86.000 metri quadrati. L'Amministratore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la sproporzione della misura. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'installazione stabile di strutture mobili configura il reato di lottizzazione abusiva se altera la destinazione del territorio. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la proporzionalità della confisca e l'eventuale esclusione di aree estranee possono essere discusse davanti al giudice dell'esecuzione.
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La prescrizione batte la particolare tenuità del fatto
Il G.i.p. aveva disposto l'archiviazione per particolare tenuità del fatto per violazioni antisismiche commesse da un Costruttore, ritenendo tali reati permanenti. Il Costruttore ha impugnato il provvedimento, chiedendo invece l'archiviazione per prescrizione, poiché i lavori erano ultimati dal 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'estinzione del reato per prescrizione è più favorevole rispetto alla particolare tenuità del fatto, in quanto quest'ultima viene iscritta nel casellario giudiziale e non cancella l'illecito. Poiché la permanenza dei reati antisismici cessa con l'ultimazione delle opere, il termine di prescrizione era ampiamente decorso. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza e disposto l'archiviazione per prescrizione.
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Nullità urbanistica sanabile: come salvare l’acquisto di un immobile
Due acquirenti chiedevano l'esecuzione di una compravendita immobiliare del 1999. I giudici di merito dichiaravano nullo l'accordo per la mancata allegazione del certificato di destinazione urbanistica. Gli acquirenti ricorrevano in Cassazione, sostenendo di aver sanato il vizio con un successivo atto notarile del 2014. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata allegazione del certificato non comporta una nullità assoluta e insanabile, bensì una nullità urbanistica sanabile mediante conferma o integrazione successiva, anche da una sola delle parti. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per verificare l'efficacia sanante dell'atto del 2014.
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Invasione di terreni o edifici: condannato il chiosco in piazza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per il reato di invasione di terreni o edifici e abusivismo edilizio. L'uomo gestiva stabilmente un chiosco abusivo per la vendita di cibi e bevande su una piazza pubblica. I giudici hanno confermato la sussistenza del dolo, poiché l'attività commerciale stabile dimostra la piena consapevolezza dell'occupazione abusiva. Inoltre, la Cassazione ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato, che escludono il requisito della non abitualità del comportamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Abuso edilizio su area demaniale: parcheggio abusivo condannato
L'amministratore e il procuratore di una società turistica hanno realizzato un ampliamento abusivo di un parcheggio sul lungomare, spianando dune sabbiose e abbattendo oltre cento alberi senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando la condanna per i reati di innovazione abusiva su demanio marittimo e abuso edilizio su area demaniale. I giudici hanno chiarito che anche il semplice livellamento del terreno con riporto di ghiaia richiede il permesso di costruire se altera permanentemente lo stato dei luoghi. Inoltre, il legale rappresentante risponde dei reati edilizi per violazione del dovere di vigilanza, anche se non ha gestito direttamente i lavori.
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Abuso edilizio: condannati i tecnici per i permessi illegittimi
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di due funzionari comunali per il reato di abuso edilizio. I tecnici avevano rilasciato un permesso di costruire illegittimo per la copertura di un garage, a sua volta edificato abusivamente anni prima. Inoltre, il progetto approvato violava le altezze massime consentite dal regolamento locale. La Suprema Corte ha chiarito che il funzionario pubblico risponde di concorso nel reato se rilascia un titolo edilizio illegittimo con colpa cosciente. Poiché i ricorrenti non hanno contestato tutti i motivi autonomi della condanna, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Di conseguenza, non è stato possibile applicare la prescrizione del reato, e i funzionari sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Permesso di costruire: l’opera smontabile va comunque demolita
Il Proprietario è stato condannato per aver realizzato, senza il necessario permesso di costruire, un capannone in cemento armato di 600 mq, una platea di 140 mq e un muro di recinzione alto due metri e mezzo. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo la natura precaria delle opere e contestando l'obbligo di demolizione imposto per ottenere la sospensione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la stabilità e le dimensioni delle opere escludono la precarietà, rendendo obbligatorio il permesso di costruire. Inoltre, la sospensione condizionale della pena può essere legittimamente subordinata alla demolizione dell'abuso, poiché il reato edilizio produce effetti dannosi che persistono nel tempo fino al ripristino dello stato dei luoghi. Il Proprietario perde la causa, deve pagare le spese e demolire le opere.
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