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D.P.R. 115/2002

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Indennità risarcitoria: 24 mesi anche per fatti pregressi
La Cassazione chiarisce che il limite di 24 mensilità per l'indennità risarcitoria da licenziamento illegittimo (art. 63, d.lgs. 165/2001) si applica a tutti i licenziamenti intimati dopo l'entrata in vigore della riforma (d.lgs. 75/2017), anche se i fatti disciplinari sono anteriori. La Corte ha accolto il ricorso di un ente pubblico, riducendo l'indennità dovuta a una dipendente.
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Responsabilità disciplinare notaio: usucapione non accertata
La Corte di Cassazione conferma la sanzione disciplinare a carico di un notaio per aver redatto atti di donazione basati su una usucapione autodichiarata dal donante. La clausola risolutiva inserita negli atti è stata giudicata ingannevole e insufficiente a informare adeguatamente i donatari dei rischi legati all'incertezza del titolo di provenienza, integrando così una violazione dei doveri professionali e la conseguente responsabilità disciplinare del notaio.
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Innovazioni in condominio: rifare le scale non lo è
Un condomino si oppone al rifacimento delle scale comuni, qualificandolo come una delle 'innovazioni in condominio' vietate e eccessivamente costose. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che i lavori volti a migliorare la fruibilità di un bene comune, come rendere più comode le scale, costituiscono una ristrutturazione e non un'innovazione. La Corte ha inoltre stabilito che la spesa non era provata come eccessiva e che la delibera era stata validamente approvata con le giuste maggioranze.
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Polizza perdita impiego: no all’indennizzo a termine
Un lavoratore, dopo aver ricevuto un indennizzo per licenziamento, viene riassunto con contratto a termine. Alla scadenza di questo, chiede un nuovo indennizzo dalla sua polizza perdita impiego. La Corte di Cassazione conferma il diniego, stabilendo che la scadenza di un contratto a termine non è un 'sinistro' indennizzabile secondo le clausole contrattuali, che escludono questa casistica.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una disputa tra fratelli per il rimborso di spese su un immobile ereditario arriva in Cassazione a seguito di un appello dichiarato inammissibile per tardività. Il ricorrente, che contestava la decisione sostenendo la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19, ha poi effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Dato che la controparte non si era costituita, non è stata emessa una pronuncia sulle spese processuali.
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Onere della prova: auto in garanzia e spese legali
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova nei contratti di consumo. Nel caso di un'auto nuova che manifesta malfunzionamenti, i giudici hanno stabilito che la presunzione di difetto di conformità a carico del venditore può essere vinta se si prova che la causa è imputabile al consumatore, come un rifornimento con carburante sporco. La Corte ha inoltre chiarito un importante principio sull'onere delle spese legali: se la domanda dell'acquirente è infondata, quest'ultimo deve rimborsare anche le spese del terzo (es. la casa automobilistica) chiamato in causa dal venditore.
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Liquidazione giudiziale: quando il reclamo è infondato
La Corte di Appello di Firenze ha confermato la liquidazione giudiziale di una società, respingendo il reclamo del debitore. La decisione si fonda sulla grave esposizione debitoria, superiore a 500.000 euro, sull'assenza di una reale struttura operativa e su indizi di operazioni illecite legate a bonus edilizi. La Corte ha ritenuto infondati i motivi del reclamo, inclusa la tardiva richiesta di concordato preventivo.
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Giudicato civile: no a nuova causa per la rastrelliera
Una società ha citato in giudizio un condominio per la rimozione di una rastrelliera per biciclette, ma la sua richiesta è stata respinta. Successivamente, ha intentato una nuova causa per la stessa questione, che è stata dichiarata inammissibile a causa del principio del ne bis in idem (giudicato civile). La Corte di Cassazione ha confermato che una questione già decisa da una sentenza definitiva non può essere riesaminata, respingendo il ricorso della società e chiarendo che nuove argomentazioni su fatti secondari (come il posizionamento delle biciclette) non superano la definitività della precedente sentenza.
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Responsabilità socio accomandante: i limiti in S.a.s.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10385/2025, ha chiarito i contorni della responsabilità socio accomandante per i debiti tributari di una società in accomandita semplice (S.a.s.). La Corte ha rigettato il ricorso di due soci, confermando che la loro responsabilità è limitata alla quota di capitale conferita, anche quando qualificati come 'obbligati in solido' nell'atto di accertamento. È stato inoltre escluso il litisconsorzio necessario con il socio accomandatario, poiché l'accertamento riguardava il reddito d'impresa della società e non la rettifica delle dichiarazioni dei singoli soci.
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Spese condominiali gronde: chi paga? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10371/2025, ha chiarito la ripartizione delle spese condominiali gronde. Due condomini avevano impugnato una delibera che considerava le gronde dei balconi della facciata interna come beni comuni, ripartendone i costi tra tutti. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che se le gronde hanno la funzione di proteggere la facciata comune dall'acqua piovana, sono da considerarsi bene condominiale. Di conseguenza, le spese per la loro manutenzione devono essere suddivise tra tutti i condomini in base ai millesimi di proprietà, come previsto dall'art. 1123, primo comma, del codice civile.
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Onere della prova risarcimento danni: il caso Cass.
Due proprietari citavano in giudizio il loro Condominio per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della rottura di una condotta fognaria, chiedendo sia le spese di ripristino sia un indennizzo per il mancato utilizzo di un'unità immobiliare resa inagibile. Mentre la richiesta per le spese di ripristino veniva accolta, quella per il danno da mancato utilizzo veniva respinta in primo e secondo grado per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come l'onere della prova risarcimento danni gravi sull'attore, il quale deve specificare con precisione l'immobile, la sua consistenza e le prove del pregiudizio subito, non potendo rimediare a tali mancanze in fasi successive del processo.
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Presunzione di condominialità: il locale caldaia è comune
La Corte di Cassazione ha stabilito che un locale caldaia, originariamente a servizio di due unità immobiliari, rientra nella presunzione di condominialità prevista dall'art. 1117 c.c. Per vincere tale presunzione, l'atto di vendita che ha dato origine al condominio deve contenere una volontà chiara ed inequivocabile di escludere il bene dalla proprietà comune. Il semplice silenzio sul punto o l'indicazione di altre parti comuni non è sufficiente a riservare la proprietà esclusiva al venditore.
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Nullità Urbanistica: La Cassazione chiarisce i limiti
In una causa di divisione ereditaria, una sorella contesta la validità degli atti di trasferimento immobiliare a favore del fratello, invocando la nullità urbanistica per abusi edilizi. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la nullità è 'testuale', ovvero si verifica solo se nell'atto notarile mancano le menzioni del titolo abilitativo. La presenza di tali menzioni rende l'atto valido, anche se l'immobile è concretamente difforme dal permesso di costruire.
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Principio di non contestazione: la difesa tardiva
Una società di assicurazioni si opponeva a un decreto ingiuntivo per fatture non pagate, sostenendo di aver stipulato il contratto con una professionista e non con la società di servizi che aveva emesso il decreto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio di non contestazione: la società opponente non aveva contestato la titolarità del rapporto contrattuale nel primo atto difensivo, rendendo tardiva e inammissibile la sua successiva eccezione.
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Abuso del processo: condanna per liti di basso valore
Una contribuente si rivolge alla Corte di Cassazione per una disputa fiscale di poco più di 50 euro relativa a un'esenzione ICI. La Corte non solo rigetta il ricorso ritenendolo infondato, ma condanna la ricorrente per abuso del processo. La sentenza sottolinea come l'avvio di un contenzioso palesemente infondato e di valore economico trascurabile costituisca un uso strumentale della giustizia, meritevole di sanzione.
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Borsa di studio specializzandi: no agli adeguamenti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di medici che richiedevano l'adeguamento della loro borsa di studio specializzandi per il periodo 1992-2006. La Corte ha stabilito che lo Stato italiano aveva già recepito correttamente le direttive UE con il D.Lgs. 257/1991 e che il successivo blocco degli adeguamenti, disposto da varie leggi finanziarie, era pienamente legittimo. È stato inoltre ribadito che il rapporto degli specializzandi non è di lavoro subordinato, escludendo così l'applicazione del principio di equa retribuzione previsto dalla Costituzione.
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Reiterazione contratti a termine: quando scade il tempo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10352/2025, ha stabilito che l'azione per l'abusiva reiterazione di contratti a termine è soggetta a un termine di decadenza e non alla più lunga prescrizione ordinaria. Nel caso esaminato, una lavoratrice del settore forestale ha visto respinta la sua richiesta di risarcimento perché non ha impugnato l'ultimo contratto entro i termini previsti dalla legge, confermando che la certezza dei rapporti giuridici prevale se non si agisce tempestivamente.
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Adeguamento borsa di studio: il giudicato è decisivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi relativo alla quantificazione dell'adeguamento della borsa di studio. La Corte ha stabilito che la quantificazione degli importi deve rispettare i criteri fissati da una precedente sentenza passata in giudicato, che aveva escluso gli incrementi maturati prima del 1994. La decisione sottolinea l'intangibilità del giudicato, che non può essere rimesso in discussione in una fase successiva del processo.
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Patrocinio spese Stato: competenza sezioni penali
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione chiarisce la competenza a decidere sui ricorsi in materia di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Quando l'istanza nasce nell'ambito di un procedimento penale, la competenza a giudicare l'eventuale ricorso spetta alle sezioni penali della Corte e non a quelle civili. La Corte ha quindi rimesso gli atti al Primo Presidente per la corretta assegnazione del caso.
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Reiterazione contratti a termine: decadenza e danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per impugnare l'intera sequenza decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Un lavoratore ha perso il diritto al risarcimento del danno perché non ha impugnato tempestivamente nemmeno l'ultimo rapporto di lavoro, rendendo la sua domanda inammissibile.
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