Un detenuto condannato in via definitiva per associazione mafiosa ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, sostenendo di trovarsi in stato di non abbienza. A supporto dell'istanza ha presentato attestati di studio universitario in carcere e vaglia postali inviati dalla madre. Il giudice ha respinto la richiesta applicando la presunzione di reddito illecito derivante dall'appartenenza al sodalizio criminale, confermata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che attestava il versamento di uno stipendio periodico da parte del clan. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, ribadendo che la semplice frequenza di corsi o gli aiuti familiari non bastano a superare la presunzione di redditi illeciti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione.
Continua »