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D.P.R. 115/2002

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Azione di regolamento di confini: chi è il convenuto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34738/2024, ha rigettato il ricorso di un proprietario in una causa di confine. La Corte ha confermato che l'azione di regolamento di confini va proposta esclusivamente contro il proprietario del fondo confinante e non contro il mero possessore. Inoltre, ha stabilito che un confine di fatto, già delineato da elementi materiali come dei paletti posti dall'originario unico proprietario, prevale sulle risultanze catastali, rendendo la domanda infondata per assenza di incertezza del confine.
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Proroga trattenimento straniero: diligenza P.A. è vitale
La Corte di Cassazione ha annullato una seconda proroga del trattenimento di un cittadino straniero, stabilendo che è illegittima se la Pubblica Amministrazione non dimostra di aver agito con la massima diligenza per accelerare il rimpatrio. Un ritardo di 22 giorni tra l'identificazione e la richiesta del lasciapassare è stato ritenuto una violazione del principio secondo cui la detenzione deve durare solo il "tempo strettamente necessario", rendendo la proroga trattenimento straniero ingiustificata.
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Estratto di ruolo: la prova del credito nel fallimento
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la validità probatoria dell'estratto di ruolo per l'ammissione dei crediti tributari nel passivo fallimentare. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela, stabilendo che la semplice mancanza di una firma sull'attestazione di conformità non invalida il documento, a meno che non vi sia una contestazione specifica e circostanziata sulla sua difformità dall'originale informatico. Anche un errore nell'indirizzo PEC di notifica è stato ritenuto sanato dal raggiungimento dello scopo.
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Responsabilità professionale avvocato: nesso causale
Un'analisi della recente ordinanza della Cassazione sul tema della responsabilità professionale dell'avvocato. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni contro un legale per la rinuncia a un testimone chiave in una causa di usucapione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, per accertare la responsabilità professionale dell'avvocato, non è sufficiente dimostrare l'errore, ma è necessario provare il nesso causale, ovvero che senza quell'errore l'esito della causa sarebbe stato favorevole al cliente.
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Cessione d’azienda appalti: la comunicazione è decisiva
Una società, subentrata in un contratto d'appalto pubblico tramite cessione d'azienda, ha citato in giudizio l'ente pubblico per ottenere il pagamento di somme dovute. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, chiarendo che in tema di cessione d'azienda appalti, la mancata comunicazione formale dell'avvenuta operazione all'ente appaltante rende il trasferimento inefficace nei suoi confronti. Di conseguenza, la società cessionaria non è titolare del diritto di credito e non può esigerne il pagamento.
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Avviso accertamento al socio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'ex socia di una S.r.l. fallita. L'Agenzia aveva notificato alla socia un avviso di accertamento relativo alla società, sostenendo che fosse un atto presupposto per una successiva tassazione personale. Tuttavia, non ha provato tale circostanza nel ricorso, violando il principio di autosufficienza. Anche il ricorso incidentale della contribuente è stato dichiarato inammissibile, poiché, essendo risultata vittoriosa nei gradi di merito, non aveva interesse a impugnare la sentenza per questioni assorbite.
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Compenso sindaco: negato per inerzia continuata
Un ex membro del collegio sindacale ha richiesto il pagamento dei suoi compensi nell'ambito del fallimento di una società. La curatela si è opposta, eccependo l'inadempimento dei suoi doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il compenso sindaco può essere legittimamente negato se l'inerzia colpevole del professionista, come l'omessa vigilanza sulla riscossione di un credito essenziale per la società, si protrae nell'annualità per la quale si richiede il pagamento, configurando un inadempimento continuato.
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Orario di lavoro: il tempo per arrivare alla postazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi dai tornelli alla postazione di lavoro è da considerarsi orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di una società di telecomunicazioni, confermando che questo tempo è funzionale alla prestazione lavorativa e non una scelta del dipendente.
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Compenso sindaci: negato se c’è inerzia colpevole
La Cassazione nega il compenso ai sindaci di una società fallita per gli anni 2014-2015. La decisione si basa sulla loro continua e colpevole inerzia nel vigilare sulla riscossione di un credito essenziale per la società, un inadempimento che si è protratto anche nel biennio in esame. La Corte ha ritenuto legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela, confermando che la mancata attivazione degli strumenti di controllo giustifica il mancato pagamento del compenso sindaci.
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Diritto alla provvigione: quando il nesso causale manca
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla provvigione a un'agenzia immobiliare che aveva messo in contatto venditore e acquirente. La Corte ha stabilito che, nonostante il contatto iniziale, il nesso causale si era interrotto perché la prima trattativa si era conclusa senza successo a causa del prezzo troppo alto. La vendita è stata poi finalizzata grazie all'intervento di una seconda agenzia, che ha gestito una nuova e autonoma negoziazione a condizioni diverse e più vantaggiose per l'acquirente, interrompendo così il legame con l'attività del primo mediatore.
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Legittimazione fallito: quando può agire in giudizio?
Una società immobiliare, acquirente di un immobile rivelatosi difettoso, ricorreva in Cassazione dopo una sentenza d'appello sfavorevole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la società, nel frattempo fallita, non aveva la legittimazione ad agire. Il curatore fallimentare aveva infatti compiuto una scelta consapevole di non proseguire il giudizio, escludendo così la possibilità per il fallito di agire in via sostitutiva per 'inerzia' degli organi della procedura.
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Decadenza garanzia appalto: quando è tardi?
In un caso di contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado che dichiarava la decadenza della garanzia per vizi dell'opera. La Suprema Corte ha stabilito che la consegna dell'opera senza riserve da parte del committente equivale ad accettazione tacita e fa scattare i termini per la denuncia dei difetti. La denuncia, avvenuta oltre due anni dopo, è stata ritenuta tardiva, rendendo irrilevante la successiva azione legale. Questo caso sottolinea l'importanza per il committente di contestare tempestivamente i vizi per non incorrere nella decadenza garanzia appalto.
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Preferenza mobilità docenti: la Cassazione decide
Un docente inserito nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) ha contestato la precedenza accordata, nelle procedure di mobilità 2016/2017, ai docenti vincitori del concorso del 2012 (IGM 2012). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la legittimità del sistema di mobilità organizzato per fasi distinte, basato sulla legge e sulla contrattazione collettiva. Secondo la Corte, la preferenza mobilità docenti IGM 2012 in determinate fasi (come la mobilità endoprovinciale) non è né irragionevole né discriminatoria, in quanto deriva da una scelta discrezionale del legislatore volta a bilanciare i diversi interessi dei candidati, differenziati in base al percorso di reclutamento. La Corte ha chiarito che il punteggio individuale non può prevalere sulla struttura per fasi della procedura.
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Unico centro di imputazione: licenziamento e appello
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della perdita di un appalto da parte della sua società datrice di lavoro formale, impugna il provvedimento. La Corte d'Appello accoglie il suo reclamo, identificando un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro in un consorzio di cui la società faceva parte. Secondo i giudici, l'obbligo di repechage si estendeva a tutte le società del gruppo. Il consorzio ricorre in Cassazione, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile per gravi vizi procedurali, confermando di fatto la decisione d'appello.
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Licenziamento orale: tutela e calcolo del danno
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la decisione della Corte d'Appello riguardo un caso di licenziamento orale. La Suprema Corte ha ribadito che il licenziamento orale non è nullo, ma inefficace, comportando il diritto del lavoratore al risarcimento del danno pari a tutte le retribuzioni non percepite. Il caso originava dalla conversione di un contratto di apprendistato in contratto a tempo indeterminato per mancata formazione. La Corte ha inoltre precisato i criteri per il calcolo del danno e l'applicazione del contratto collettivo indicato nel contratto individuale di lavoro.
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Estinzione del processo: rinuncia e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo in una causa di lavoro a seguito della rinuncia al ricorso da parte della società datrice di lavoro e della relativa accettazione da parte del lavoratore. La decisione chiarisce che, in caso di estinzione, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Autonomia sindacale: repechage solo a livello locale
Una lavoratrice, licenziata da un sindacato locale, ha contestato il mancato tentativo di ricollocazione (repechage) a livello nazionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, fondando la sua decisione sul principio di autonomia sindacale della sede territoriale. Secondo la Corte, se la struttura locale possiede una distinta soggettività giuridica, patrimoniale e gestionale, l'obbligo di repechage non si estende all'intera organizzazione nazionale.
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Unico centro di imputazione: i limiti secondo la Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore licenziato che sosteneva l'esistenza di un unico centro di imputazione tra tre società collegate. La Corte ha ribadito che il mero collegamento economico-funzionale e la coincidenza di alcuni dirigenti non sono sufficienti. Per configurare un unico datore di lavoro, è necessaria la prova rigorosa dell'unicità della struttura organizzativa, dell'integrazione delle attività, di un unico centro direttivo e dell'utilizzo promiscuo della prestazione lavorativa.
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Qualifica superiore: quando le mansioni contano
Un ex dipendente di un istituto bancario, inquadrato come Vice Direttore, ha ottenuto il riconoscimento della qualifica superiore di Direttore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, basandosi sull'analisi delle mansioni ispettive effettivamente svolte, considerate prevalenti e riconducibili al livello superiore. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca, condannandola al pagamento delle differenze retributive e pensionistiche maturate, e chiarisce importanti aspetti processuali sul giudizio di rinvio e sulla legittimazione passiva.
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Giustificato motivo oggettivo: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità del licenziamento di due lavoratori per giustificato motivo oggettivo, poiché la riorganizzazione aziendale addotta dalla società datrice di lavoro è risultata meramente apparente e nominalistica. L'ordinanza ribadisce che spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'effettiva esistenza delle ragioni produttive che rendono necessaria la soppressione del posto, non essendo sufficiente un semplice cambio di denominazione delle funzioni.
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